E in Veneto i Verdi lasciano l’Arcobaleno

C’è un problema di costruzione delle liste, ma anche e soprattutto con i programmi. Il disagio dei verdi veneti nei confronti della Sinistra arcobaleno ha molte facce e ha avuto anche reazioni diverse. A Padova per esempio c’è chi non solo non è entrato nella nuova coalizione ma ha deciso di uscire anche dai Verdi. E’ il caso di Danilo Del Bello, Matteo Giacometti, Mario Nalin e Laura Zanchin, consiglieri di quartiere. Nel rendere pubbliche le loro dimissioni dai Verdi i quattro dicono che «l’esperienza locale dei Verdi-Città aperta, ovvero la lista e il programma che ci hanno fatto avere molto consenso in città, era fondata su alcuni principi: la partecipazione reale come nuova forma di democrazia dal basso e più potere ai cittadini, la critica radicale della politica intesa come mera occupazione, distribuzione, gestione dall’alto del potere, contro tutte le istanze di autonomia e autogoverno, la centralità del territorio, della sua autonomia, per un processo autenticamente federalista e municipalista. Tutto questo non si è realizzato sul piano nazionale, con pesanti e inevitabili ricadute anche sul piano locale, nonostante le interessanti esperienze dei Verdi di Padova. La situazione è ancor più degenerata e la corruzione, il nepotismo, i favoritismi agli amici degli amici dilagano ovunque».
Aurora d’Agostino, consigliera comunale a Padova, ha fatto una scelta diversa. Non entra nella Sinistra arcobaleno ma non esce dai Verdi. «Dopo il 13 aprile – dice – vedremo quali saranno i margini di dibattito possibili». Per D’Agostino «i Verdi del Veneto hanno una grande potenzialità se porteranno avanti il discorso federativo. O si riparte dal basso o si finirà col soccombere. I Verdi devono mantenere l’anomalia o la peculiarità veneta. La Sinistra arcobaleno è francamente sottorappresentata sia per temi che per programmi». Naturalmente non è piaciuta la composizione delle liste, con decisioni calate dall’alto. «Ti pare – dice d’Agostino – che a Padova sono riusciti a mettere capolista il ministro Paolo Ferrero, lo stesso che ha abbracciato il muro di via Anelli?» Luana Zanella, deputata uscente, non sarà candidata nel suo collegio naturale Veneto 2 ma proprio a Padova, dietro Ferrero.
Anche a Belluno la situazione è di disagio. Il rappresentante provinciale dei Verdi, Moreno Barbieri, ha annunciato che «dopo un’attenta discussione sull’attuale situazione politica locale e nazionale i Verdi di Belluno hanno deciso di non partecipare ulteriormente alla campagna elettorale per le elezioni politiche in questa provincia, intendiamo però esprimere il nostro dissenso nei confronti di un progetto confuso e segnato da una emergenziali-tà di fondo che dà adito a molteplici dubbi». L’esecutivo regionale dei Verdi del Veneto in un suo recente documento ha giudicato «molto negativamente il metodo e le scelte che hanno distinto la stesura delle liste elettorali della Sinistra arcobaleno nella nostra regione. Si è trattato di scelte completamente avocate al centro a Roma, in cui solo parzialmente si può riscontrare un’indicazione locale e una prospettiva politica e in cui si vede, predominante, la preoccupazione dei ceti dirigenti di perpetuare se stessi».
In particolare in Veneto «questo metodo e queste scelte di merito –
si legge ancora nel documento – rischiano seriamente di penalizzare
la stessa prospettiva dei Verdi e del progetto della Sinistra arcobaleno,
sradicandoli dai territori e favorendone un’interpretazione e una rappresentanza politica e istituzionale distorte e senza radici nella società, nei movimenti, nelle stesse istituzioni locali. Non possiamo, perciò, riconoscerci in alcun modo in questo modo di procedere, che speriamo di aver visto all’opera per l’ultima volta».