E il Congresso tace sulle vittime delle «renditions»

Prigionieri spediti ovunque per le torture. Solo 22 deputati appoggiano una legge per vietare la pratica

Quanti Abu Omar ci sono in giro per il mondo? Quanti «sospetti terroristi» sono stati rapiti in un paese e portati in un altro per essere sottoposti al «trattamento che meritano»? Questa del numero è l’unica domanda alla quale per il momento si può rispondere solo per approssimazione. Si sa per esempio che le compagnie che forniscono i piccoli jet privati di cui la Cia preferisce servirsi per le sue scorribande sono una decina e che il loro «parco aerei» complessivo è di una trentina di velivoli. C’è di che trasferire centinaia di «sospetti terroristi», ma il loro numero esatto, si diceva, nessuno lo conosce. In compenso si conosce (quasi) tutto il resto: che il programma si chiama extraordinary renditions; che la sua «legalità» è affidata a delle direttive segrete firmate da George Bush; che ogni tentativo del Congresso di saperne di più si è sempre scontrato con il blocco opposto dalla maggioranza repubblicana detentrice delle presidenze di tutte le commissioni parlamentari; che i Paesi di destinazione sono tutti regolarmente indicati ogni anno dal rapporto dello stesso dipartimento di Stato come violatore dei diritti umani; che fra loro ci sono amici tradizionali degli Stati uniti (l’Egitto, la Giordania, il Marocco), amici recenti (la Libia) e anche nemici ufficiali che vengono continuamente «ammoniti» come la Siria; che ogni rapito, al momento di salire sull’aereo, è accompagnato da un foglio su cui quelli che lo prenderanno in consegna nel paese di destinazione potranno leggere le domande che sono pregati di rivolgere al loro «ospite».

Lo scopo del programma è stato spiegato da uno degli agenti protagonisti in questi termini: «Noi ai sospetti non gli facciamo il culo. Li mandiamo in altri Paesi in modo che siano loro a fargli il culo». E glielo fanno, come risulta da quei pochi casi che sono venuti alla luce finora. Il più famoso è quello di Maher Arar, un esperto di computer nato in Siria ma cittadino del Canada, dove si traferì quando era un ragazzo. E proprio in Canada stava tornando, proveniente dalla Tunisia, nel settembre 2002, quando durante uno scalo a New York fu «preso», caricato su uno degli aerei privati di cui si diceva e portato in Siria. C’è rimasto dieci mesi chiuso in una cella «poco più grande di una fossa» – ha avuto poi la fortuna di raccontare – dove veniva quotidianamante trattato a botte e a frustate, fino a che i siriani hanno dovuto amettere che da lui non usciva niente di utile e che «probabilmente» con il terrorismo non c’entrava niente. Ora Arar è di nuovo a casa, con la sua famiglia, senza che gli sia stato contestato nessun reato e senza che gli sia stato chiesto scusa. «La vergogna di questo caso – ha scritto la columnist Robyn Blumer – dovrebbe restare come una macchia indelebile nell’amministrazione Bush».

Tempo fa un deputato democratico del Massachusetts, Edward Markey, ha presentato una proposta per proibire esplicitamente la extraordinary rendition. Ha cominciato la trafila, ha parlato con tutti i suoi 434 colleghi deputati cercando appoggi e tutto quello che ha ottenuto sono stati 22 «co-sponsor». Poi c’è stato il senatore Patrick Leahy, anch’egli democratico, che ha scritto direttamente al dipartimento di Stato per avere delle risposte concrete su questa «pratica della tortura per interposta persona» e la risposta che ha avuto – dal general counsel del sipartimento di Stato William Haynes – è stata la seguente: «La politica degli Stati uniti è di ottenere specifiche assicurazioni dal Paese di ricevimento che non torturerà la persona che in quel Paese viene trasferita». Il che sembra chiudere in una specie di cerchio burocratico questa ignobile vicenda. Accade infatti che quando si trattò di ratificare la Convenzione delle Nazioni unite contro la tortura, gli Stati uniti apposero la loro firma con «alcune riserve». E quelle riserve dicevano proprio che gli States si riservavano il diritto di spedire gente in paesi noti per la loro pratica della tortura, dopo avere avuto «assicurazioni» da parte di quei paesi medesimi che la tortura, nei casi specifici, non sarebbe stata praticata. Naturalmente tutti sanno che la gente spedita sarà torturata, ma si fa ufficialmente finta che ci siano state le «assicurazioni». Un escamotage della cui efficacia gli uomini di Bush si saranno congratulati l’un l’altro. Ma che li inchioda alla loro precisa volontà di torturare la gente, proprio come le macchie che non vogliono saperne di lasciarsi lavar via.