È emergenza democratica.

Vicenza, 29 giugno 2009

Ormai è chiaro: Berlusconi e i suoi soci vogliono comandare l’Italia mettendo il bavaglio all’informazione per nascondere la realtà. Le affermazioni gravissime e inaudite, per un paese democratico, che Berlusconi ha pronunciato in questi ultimi giorni dimostrano, per chi avesse ancora qualche dubbio, la pericolosità dei personaggi che stanno governando l’Italia. Berlusconi dichiara che bisogna “chiudere la bocca a chi continua a parlare di crisi”, dice agli imprenditori, “abbiate fiducia e minacciate di non dare la pubblicità a quei media che danno incentivi alla paura” e continua affermando che la “crisi economica ha come primo fattore quello psicologico”.
Noi non ci faremo intimorire dalle minacce di Berlusconi. Noi vogliamo guardare in faccia la realtà per informare i cittadini. E la realtà ci mostra una crisi drammatica e crescente che colpisce soprattutto i lavoratori e i pensionati. Una crisi che spinge verso la miseria intere famiglie. Una crisi che dimostra che l’obiettivo del liberismo e del capitalismo non è il benessere di tutti ma il profitto di pochi. Una crisi che è responsabilità soprattutto di imprenditori che hanno speculato, di una confindustria miope che ha preferito inseguire i privilegi di chi si arricchisce del lavoro degli altri comprimendo i salari e distruggendo di fatto il mercato interno, di un governo inetto e indecente che vuole far pagare la crisi a chi vive del proprio lavoro.

Alcuni dati sono emblematici e dovrebbero essere diffusi nella loro scarna drammaticità. Nella provincia di Vicenza nei primi 5 mesi del 2009 sono 1.085 i lavoratori coinvolti in aperture di crisi; 4.005 quelli coinvolti in procedure concluse di crisi aziendali. Ci sono state 3.070.803 ore di cassa integrazione ordinaria (corrispondenti a oltre 3.500 posti di lavoro), 999.777 ore di cassa integrazione straordinaria (corrispondenti a oltre 1.150 posti di lavoro). Sono 4.011 i lavoratori in cassa integrazione in deroga, 7.278 i lavoratori “sospesi” (e, quindi, senza lavoro) perché addetti di imprese che non possono accedere alla cassa integrazione. La mobilità ha colpito 740 lavoratori di imprese oltre i 15 dipendenti e 1.991 lavoratori delle piccole imprese.

Praticamente da gennaio a maggio 2009 sono stati persi oltre 18000 posti di lavoro.

Nonostante quello che ci dicono Berlusconi e i suoi ministri, le televisioni e la stampa che controllano, alcuni industriali vecchi e nuovi e, persino, qualche sindacato compiacente, questa è la realtà che i lavoratori e le loro famiglie vivono ogni giorno. È una situazione insostenibile e non siamo pessimisti, siamo solo realisti.
Inoltre è bene osservare che a fronte di questa drammatica crisi esiste in Italia una evasione fiscale annuale di oltre 100 miliardi di euro e una corruzione che viene valutata in 50-60 miliardi di euro ogni anno. Di questa sottrazione di enormi risorse alla collettività, questo furto di denaro, non sono certo responsabili né i lavoratori, né pensionati, né gli immigrati che rischiano di diventare clandestini solo perché perdono il posto di lavoro. È necessario che le forze democratiche si rendano conto che non si può continuare a minimizzare la situazione e parlare di altro. Tutti dobbiamo iniziare a dare risposte ai lavoratori che vengono licenziati, ai precari che non hanno alcun ammortizzatore sociale, ai pensionati che non riescono più a vivere decorosamente.
Chiediamo alle forze sociali e politiche che si richiamano ai principi Costituzionali di unirsi nella battaglia per la difesa del lavoro, della solidarietà, della libertà di stampa. Dobbiamo essere coscienti della gravità della crisi e del fatto che questa crisi non può essere pagata sempre e solo da chi la subisce ma deve essere a carico di quei banchieri, di quegli sfruttatori, di quegli imprenditori che hanno voluto e si sono garantiti enormi profitti con la speculazione e il declino industriale e produttivo del nostro paese.