E Bertinotti tese la mano ai «compagni socialisti»

Marciare divisi per colpire uniti può andare bene solo fino a un certo punto, poi bisogna fare fronte comune. Ecco perché Fausto Bertinotti tende una mano ai «compagni socialisti», auspicando l’apertura di un dialogo all’indomani del voto. «La questione di una forza socialista in Italia è un problema aperto, in questa campagna non ha una risposta soddisfacente», nota il presidente della Camera nel corso di una videochat sul sito web della Sinistra arcobaleno. Da qui la proposta a tutte «le componenti socialiste che sono interessate alle sorti della sinistra italiana» di aprire un canale di comunicazione che parta dalla «vicinanza sulla laicità, sull’idea di difendere la persona da ogni forma di oscurantismo».
Al candidato premier della Sinistra arcobaleno non sfugge che con Enrico Boselli e i suoi ci sono anche elementi di diversità, in particolare sul teneno della politica economica e sociale: «I socialisti si sono andati convincendo dell’utilità di una politica sostanzialmente liberale, dell’idea della privatizzazione, che invece secondo me ha fallito». Ma Bertinotti si rende anche conto che quello che definisce il «duopolio» Pd-Pdl mette a rischio l’esistenza stessa di grandi famiglie culturali e politiche italiane. E se l’unità della sinistra cosiddetta radicale è per Bertinotti «questione di vita o di morte», le soglie di sbarramento del 4% alla Camera e dell’8% al Senato dell’attuale legge elettorale mettono i socialisti di fronte a un serio rischio di estinzione in Parlamento. La risposta di Boselli non si fa attendere, ma contiene anche elementi critici: «Un patto in difesa della laicità va fatto, ma andrebbe fatto prima del voto», dice il candidato premier del Partito socialista. «Bertinotti, invece, scegliendo programmaticamente di stare all’opposizione, ha reso impercorribile il cammino di un accordo comune per una sinistra riformista e socialdemocratica». Accenti polemici che al quartier generale della Sinistra arcobaleno vengono minimizzati. Un po’ perché lo stesso Boselli ammette comunque che il dialogo «resta fondamentale» perché «i diritti di libertà e di laicità chiaramente non passano il Pd di Veltroni e Di Pietro». Un po’ perché all’interno dello stesso Partito socialista c’è chi, come Lanfranco Turci, dice che al di là delle differenze tra sinistra movimentista e sinistra riformista, «è giusto tenere aperto un confronto in vista di un futuro post elettorale» in cui il punto interrogativo sarà il
ruolo che giocherà il Pd.
Comunque vadano queste prove di dialogo, Bertinotti è convinto che quello dell’unità a sinistra è un «processo irreversibile», che dopo il voto di aprile bisogna aprire il processo costituente della Sinistra arcobaleno che vada ben al di là della «ipotesi federativa» di cui parla Oliviero Diliberto e che in questa fase «è meglio passare per l’opposizione, ricostruire i rapporti di forza, di partecipazione e quindi l’emozione”