E Bertinotti rilancia “Ai voti il programma”

ROMA – «Io ci ho creduto nelle primarie: Rifondazione comunista ora nuota in questo risultato come il pesce nell´acqua». A chi gli dice che avere ottenuto il 14,7% di preferenze è al di sotto delle aspettative, Fausto Bertinotti replica secco: «Ci provino loro ad avere 630 mila voti, mettetele in fila voi 630 mila persone che rispondano “vogliamo Bertinotti”. Sono soddisfatto, non credevo di poterli prendere, tenendo conto di essere dentro un serbatoio gigantesco come quello di quattro milioni e passa di voti». Stoccata a Piero Fassino e ad Armando Cossutta, per i quali il leader di Rifondazione non ha sfondato.
Ma Bertinotti già rilancia. Difficile adesso per lui far virare a sinistra il programma dell´Unione? Ebbene, annuncia: «Al centrosinistra propongo di sottoporre al voto alcuni punti qualificanti del programma». Durante il vertice di ieri con Prodi la questione l´ha già messa sul tavolo insistendo su assemblee regionali per discutere il programma e su un calendario di consultazioni con le associazioni e i movimenti. «Non è che ora passata la festa, gabbato lo santo», ha avvertito. La partecipazione è un valore, al popolo di sinistra «bisogna dare risposte; oggi l´elettorato ha una propensione più radicale dei partiti». Ad esempio sulla legge Biagi, assemblee regionali dell´Unione («ma anche altre forme») sarebbero opportune, sempre a partire «da un impianto condiviso come avviene nelle piattaforme sindacali». Facciamo un esempio concreto, aggiunge: «Se facessimo un referendum a piazza del Popolo, l´abrogazione della legge Biagi sarebbe sicura». In primo piano la questione sociale, quindi: contro la precarizzazione del lavoro, per la redistribuzione del reddito, per il salario sociale. E poi, il pacifismo; una legge proporzionale come in Germania; la cancellazione della Bossi-Fini. I quattro milioni di voti delle primarie non vanno messi in frigo, e si potrebbe far ricorso alla partecipazione per affrontare dal basso la crisi della politica «con una costituente democratica dell´Unione».
Un bilancio intanto Bertinotti lo farà stamani nella riunione di segreteria del partito. Ma ha davanti una strada tutta in salita: le minoranze interne scalciano chiedendogli di prendere le distanze da Prodi. «Se l´obiettivo era quello di spostare a sinistra l´asse dell´Unione questo non è stato raggiunto non avendo ottenuto il 20%», gli rimprovera Claudio Grassi coordinatore dell´area “Essere comunisti”, la principale componente di minoranza. Idem Salvatore Cannavò, portavoce di “Sinistra critica”. Il segretario fa spallucce: «Fosse stato per loro, non avrei mai preso parte alle primarie, saremmo scomparsi, l´unico modo per stare sulla scena è questo». Sull´ipotesi di lista unica del centrosinistra: «L´Ulivo non ci riguarda, noi ci presenteremo con la nostra lista di Rifondazione, dentro la coalizione. Guardo con attenzione alle diverse composizioni che possono prendere le liste riformiste come osservatore interessato, ma esterno». Il Prc alla Camera e al Senato intende andare con proprie liste. Franco Giordano, il capogruppo alla Camera rincara la dose a proposito delle critiche delle minoranze interne: «Se avessero fatto con noi la campagna per le primarie, si sarebbero accorti della straordinaria vitalità e ricchezza della gente che abbiamo incontrato». Al vertice di ieri Bertinotti non ha brindato né assaggiato lo strudel portato per festeggiare: «Ho preso il caffè, ma io sono per le formule semplificate: la politica con la politica, il cibo con il cibo».