E’ «battaglia» per la pace

Un incontro tutto politico, «positivo», ma certamente non risulutore quello dedicato all’Afghanistan tra il ministro Arturo Parisi, Angelo Bonelli dei Verdi e Gennaro Migliore e Giovanni Russo Spena di Rifondazione. Un faccia a faccia che nelle intenzioni delle sinistre doveva servire a sciogliere il nodo del raddoppio dei fondi a Enduring Freedom e la partecipazione italiana alla «guerra globale contro il terrorismo». Prc e Verdi hanno ribadito la loro contrarietà alla continuità tra le scelte del governo Berlusconi e quelle del nuovo esecutivo, ribadendo l’obiettivo del «superamento» della missione a guida Usa nel Golfo e nell’Oceano indiano. L’exit strategy dal vicolo cieco, però, va ancora trovata.
Parisi ha spiegato che gli impegni finanziari evidenziati dal decreto del governo (cioè le due navi della marina – Etna e C.te Foscari – che hanno assunto il comando della «task force 152» fino a dicembre) rappresentano decisioni già prese dall’Italia e non negoziabili. Il cuore dell’incontro, però, si è ben presto concentrato sullo scenario politico davvero fosco in cui si dibatte il neonato governo di centrosinistra. Della provata fede «bipolarista» di un politico navigato come Arturo Parisi nessuno può dubitare, non è detto però che nel resto dell’esecutivo non albeghi qualche tentazione «neocentrista». E l’arruolamento in pianta stabile se non di tutta l’Udc perlomeno della pattuglia folliniana è uno spettro aleggiato in lungo e in largo nel confronto di ieri. Soprattutto perché in serata è proprio Pier Casini a entrare a gamba tesa nel confronto dell’Unione con un’intervista al Tg5, definendo uno «spettacolo penoso» la dialettica nella maggioranza e chiedendo che nel caso in cui andasse sotto sull’Afghanistan il governo Prodi avrebbe «il dovere morale di dimettersi». Un «soccorso bianco» che spariglia entrambi i poli: a destra preoccupa Berlusconi, a sinistra gli alfieri del bipolarismo in tutti i partiti.
«Qualsiasi voto del centrodestra può essere aggiuntivo e non certo sostitutivo, e se la maggioranza cambia si torna alle urne- ha convenuto Parisi di fronte ai capigruppo Verdi e Prc. Il ministro si è impegnato a riferire nel successivo consiglio dei ministri, in particolare a Prodi e D’Alema, i risultati del colloquio portando anche le richieste di merito delle sinistre. Più o meno quelle riassunte sul manifesto del 6 luglio da un intervento firmato dai senatori Prc Francesco Martone e José Luiz Del Roio e cioè: iniziativa in ambito Nato per iniziare il percorso di rientro da Afghanistan e dintorni, commissione di monitoraggio parlamentare sulle missioni, cooperazione e ricostruzione civile «dal basso» e non attraverso il sistema misto dei «Prt», riconversione delle coltivazioni di oppio, commissione di pacificazione sul modello della «Peacebuilding commission» appena varata a livello Onu. Impegni definiti già come una mediazione senza i quali i due partiti sarebbero costretti a ingaggiare un duro corpo a corpo sugli emendamenti in parlamento fino alla possibilità (estrema) del voto contrario al ddl.
«Lavoriamo per un’intesa ma all’interno di una maggioranza autosifficiente, perché oltre a quella voluta dagli italiani c’è il nulla», avvisa Bonelli. «Visto che ci ritiriamo dall’Iraq se Udc e An votano il provvedimento del governo Prodi sulle missioni all’estero vuol dire che hanno fatto autocoscienza», commenta Migliore. Ma con la «bomba» politica scoppiata poco dopo sul Dpef nelle stanze di palazzo Chigi è davvero difficile che la situazione tra i ministri si sia sbloccata . Lo stallo dunque è destinato a durare.
«Lavoriamo di giorno in giorno e ogni ventiquattr’ore tutto può cambiare», dice il senatore del Sole che ride Mauro Bulgarelli, uno dei cosiddetti «dissidenti», etichetta quanto mai impropria, visto che tutti e tre i partiti (Prc, Pdci e Verdi) si sono sempre espressi contro la missione in Afghanistan. Le sinistre, a quanto pare, procederanno in ordine sparso sugli emendamenti da presentare, concentrandoli su «Enduring Freedom» e sulla soppressione del codice penale militare di guerra per i soldati all’estero.
Manuela Palermi, capogruppo Pdci-Verdi in senato, polemizza con Bonelli e il Prc: «Sono molto contenta che anche Rifondazione e Verdi (sic, ndr) si siano finalmente espressi su una linea contraria alla guerra in Afghanistan», e liquida la discussione con Parisi a «pura chiacchiera». La «battaglia per la pace» inizierà però alla camera, dove il provvedimento è in discussione. Anche qui non mancano i distinguo «Non ci bastano né le parole né le assicurazioni, vogliamo vedere le decisioni scritte nel disegno di legge e non nella mozione, dove si possono inserire perifrasi e contentini generici», attacca il deputato della minoranza Prc dell’Ernesto Burgio.