È allarme nelle carceri “Ora possono esplodere”

Il sistema carcere lancia l´allarme rosso. La ex Cirielli diventata legge farà aumentare il numero dei detenuti che già sono 60 mila, ventimila oltre la capienza e record storico dal dopoguerra, e che senza più sconti, benefici e limature, cresceranno di migliaia ogni anno. «Ventimila» annuncia Antigone, associazione per i diritti e la garanzie del sistema penale. «Mille» ammette per la prima volta il ministro della Giustizia Roberto Castelli, per il quale la situazione diventa «sempre più preoccupante». I numeri sono diversi ma per tutti la situazione è molto allarmante, con il rischio di rivolte.
La ex-Cirielli non farà più sconti ai recidivi, cioè a quei detenuti che ripetono il reato e cancellerà anche benefici e “premi” previsti dalla legge Gozzini. Considerata la tipologia della popolazione detenuta, per lo più recidivi tossicodipendenti, immigrati e piccoli criminali, la nuova legge significa la chiusura delle porte del carcere per molti di loro e anche la fine di quel sistema di compensazione che ha garantito finora di mantenere accettabile il rapporto tra ingressi e uscite. Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, è convinto che la ex-Cirielli «porterà in un anno ventimila detenuti in più rispetto ai sessantamila già presenti». E la situazione nei 257 istituti di pena italiani, «già fuori legge» diventerà «ingestibile». Usa numeri diversi ma parole molto simili il ministro Castelli che ieri alla festa della polizia penitenziaria ha chiesto aiuto al governo e al Parlamento: «Non ho mai chiesto una lira a nessuno, ho accettato tutti i tagli ma questa legge aumenterà la popolazione degli istituti di pena e io ho bisogno di risorse perché la situazione diventa preoccupante». L´allarme arriva anche dai sindacati degli agenti penitenziari. La Cisl chiede al presidente Ciampi di «valutare le gravi ripercussioni sulle carceri» e arriva ad ipotizzare «90 mila detenuti in pochi anni». L´Osap conta che «circa diecimila detenuti fuori perché affidati ai servizi sociali torneranno in carcere». Castelli intravede una soluzione nella costruzione di nuove carceri. Ma la Corte dei Conti ha già bocciato il piano di edilizia penitenziaria del ministero.