Due tesi «meccaniche» per un congresso plurale e unitario

E’ di nuovo stagione di lotta sul contratto per le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici; rispondono all’oscuramento giornalistico andando per strada e informando loro stessi i cittadini sulla leggerezza delle buste paga, sulla pesantezza delle condizioni di lavoro; la stampa fa finta di non accorgersene, ma i padroni continuano a misurare la convinzione con cui rivendicano un salario giusto, il giusto rispetto dei diritti. Sono anni che i metalmeccanici resistono all’attacco portato al contratto nazionale, all’idea che solo aderendo alle richieste delle imprese si salva l’economia del paese. E’ un conflitto vero, perchè riguarda cosa sta al centro del modello sociale e di sviluppo: il benessere delle persone, la libertà di esprimere e far contare le proprie convinzioni o la ricchezza dei più forti, l’accumulazione finanziaria come misura del potere. Il contratto come incontro fra diversi interessi, il sindacato come espressione dell’autonomo punto di vista del lavoro, sono incompatibili con l’ideologia del profitto, esclusivo e indiscutibile garante del bene comune. Stare al merito delle cose per i metalmeccanici ha significato e significa tenere insieme analisi e critica della realtà e dei processi in atto per modificarli con la pratica e l’azione sindacale.

Il congresso della Cgil si svolge per la Fiom contemporaneamente all’impegno per il rinnovo del contratto. E’ un congresso unitario, con un documento a tesi, come alcuni di noi da tempo desideravano. Fuori dalla logica delle mozioni contrapposte, il confronto sui contenuti sindacali dovrebbe infatti essere liberato dalle appartenenze di schieramento e quindi più proficuo per l’insieme dell’organizzazione. Questo ci consente di aprire il confronto dentro al sindacato su come affrontare al meglio ciò che è al centro del nostro agire e del nostro essere e sul cui destino siamo chiamati a intervenire, perché l’attacco è tutt’altro che concluso: la contrattazione collettiva e la democrazia sindacale. Io credo che sia una nostra precisa responsabilità fare del congresso un momento importante di definizione puntuale delle scelte strategiche che ci riguardano, altrettanto importante che dire al paese e alle forze politiche quale è il progetto sociale su cui ci spendiamo.

La Fiom ha celebrato un congresso anticipato un anno e mezzo fa perché c’era in una situazione straordinaria e doveva chiedere ai suoi iscritti se continuavano a condividere le scelte che avevano prodotto due contratti nazionali non firmati e la centralità del referendum fra lavoratori anche per ricostruire unità sindacale. L’impegno sulla democrazia ha anche portato la Fiom a essere l’unica federazione di categoria fra i promotori del referendum per l’estensione dell’articolo 18. Il congresso si è concluso con un documento unitario e con l’impegno a portare dentro tutta la Cgil la riflessione dei meccanici, proprio perché la confederalità è elemento costitutivo e forza decisiva, e nessuno è autosufficiente.

Ora c’è il congresso della Cgil, e una parte rilevante del gruppo dirigente della Fiom sostiene due tesi alternative il cui primo firmatario è Gianni Rinaldini, sul modello contrattuale e sulla democrazia, insieme a dirigenti di altre esperienze confederali. Non vedo lo scandalo; significa prendere sul serio questo appuntamento. Sulla contrattazione pensiamo che quanto è avvenuto negli ultimi anni imponga una riflessione accurata per proporre nella trattativa si aprirà un sistema di regole davvero a sostegno del contratto nazionale e della contrattazione decentrata; pensiamo che per i salari, falcidiati da una redistribuzione della ricchezza tutta a favore dei profitti e delle rendite e dallo svuotamento di parti consistenti dello stato sociale, non si possa più prendere a riferimento nel contratto nazionale solo l’inflazione comunque misurata; pensiamo che la funzione delle rsu sia determinante per porre al centro le condizioni di lavoro, che sia fondamentale opporsi alla precarietà e alla solitudine riunificando la rappresentanza e i diritti, che il sindacato debba discutere di sistema di regole a partire dalla irrinunciabilità di un contratto forte come strumento di accordo fra parti distinte.

Sulla democrazia, riteniamo che solo il referendum dei lavoratori sulle piattaforme e sugli accordi può dare valore generale ai contratti, altrimenti estesi a tutti unicamente per decisione delle imprese, che infatti possono permettersi di decretarne la validità indipendentemente dalla misurazione della rappresentanza di chi li firma, come ampliamente sostenuto da questo governo. La Fiom nel rispetto della conclusione unitaria del suo congresso a tempi cosi ravvicinati, indica senza vincoli ai congressi della categoria la scelta politica della conferma della stessa platea di delegati di un anno e mezzo fa, che decideranno rispetto all’assetto dei gruppi dirigenti; difficile per noi sarebbe il congelamento degli equilibri delle platee e dei gruppi dirgenti del congresso confederale di 4 anni fa, come scritto nel «documento d’intenti» della segreteria confederale. Rimettere indietro l’orologio e cancellare il congresso anticipato della Fiom non è nelle nostre disponibilità.

Infine, mi preme dire che la modalità un po’ anomala con cui da qualche tempo si dedica attenzione alla discussione fra i metalmeccanici su come affrontare i temi del mercato del lavoro, potrebbe perfino essere utile se segnasse l’apertura d un confronto serio sulle scelte di tutte le categorie su una materia così delicata; noi abbiamo alle spalle un’esperienza di contrattazione aziendale realizzata che ha impedito l’applicazione delle legge 30, e da qui partiamo. Se si volesse invece inquinare il percorso contrattuale dei metalmeccanici con atteggiamenti un po’ burocratici legati al congresso, ciò sicuramente sarebbe irrispettoso delle lavoratrici e dei lavoratori , che comunque hanno l’assoluta certezza di votare a conclusione di ogni trattativa, qualunque sia il tipo di contratto con il quale lavorano dentro le aziende metalmeccaniche.

*Segreteria nazionale Fiom