Due libri per ristabilire la verità storica

Per anni la propaganda occidentale prima e il revisionismo storico poi hanno demonizzato il patto di non aggressione che l’Unione Sovietica si decise a firmare con la Germania per ritardare il più possibile la prevista invasione nazista dell’URSS. Politici, giornalisti e storici hanno sempre sottaciuto che a questa decisione l’Unione Sovietica fu costretta dopo aver visto fallire tutti i suoi tentativi di sottoscrivere con Francia e Gran Bretagna un trattato di alleanza antitedesca: in realtà le potenze occidentali speravano che la furia hitleriana si dirigesse a oriente e spazzasse via l’odiato e temuto nemico bolscevico. Un uso rigoroso delle fonti basato sulla ricerca comparata e puntuale dei documenti tratti dagli archivi delle diplomazie francese, britannica e sovietica fa giustizia ora di affermazioni arbitrarie e giudizi temerari della propaganda e della storiografia revisionista. Questo lavoro è opera di Michael Jabara Carley, professore ordinario e direttore del Dipartimento di Storia dell’Università di Montréal. Nella minuziosa ricostruzione storica delle modalità e delle cause che portarono al fallimento dei tentativi di accordo tra URSS e anglo- francesi e alla decisione sovietica di siglare il patto di non aggressione con la Germania nazista, l’autore ricorre alla analisi comparata e contestuale delle fonti britanniche, francesi e russe, utilizzando anche i materiali resi copiosamente – ma ancora disordinatamente e discrezionalmente – disponibili dall’apertura e desecretazione degli archivi sovietici dopo la fine dell’URSS. L’accesso a questo nuovo materiale sovietico d’archivio offre alcune conferme circa le valutazioni e il comportamento dei dirigenti dell’Unione Sovietica. Ciò che rende particolarmente interessante il lavoro di Carley è l’analisi contestuale di tutte le fonti. È illuminante la lettura di quelle franco-inglesi, da cui emerge l’orientamento antisovietico e la sostanziale diffidenza occidentale nei confronti dell’URSS, che a sua volta ricambiava pienamente questa diffidenza. L’illusione della diplomazia britannica di trovare ancora un appeasement con Hitler scongiurando la guerra, e la scelta deliberata di non favorire l’affermazione di un ruolo nuovo e importante che l’URSS avrebbe inevitabilmente assunto nel continente europeo, divenendo un perno essenziale dell’alleanza antitedesca (come di fatto avvenne con la partecipazione dell’URSS nel giugno 1941 all’alleanza antifascista), spingono la direzione sovietica a siglare il patto Ribentropp-Molotov. È un lavoro meticoloso, di uno storico specialista delle relazioni internazionali tra Occidente e URSS nel periodo 1917-1945, supportato da un ampio apparato di note e da una vasta bibliografia, scritto, tra l’altro, in uno stile che, senza nulla togliere al rigore scientifico, riesce a “catturare” il lettore come fosse un racconto. Dopo la prima edizione inglese uscita a Chicago, ne è stata pubblicata una seconda a Londra. Sono poi seguite l’edizione francese e quella in russo. L’edizione italiana è arricchita da una presentazione dell’autore che tiene conto di pubblicazioni successive e dibattiti tra storici sull’argomento. Michael Jabara Carley, professore ordinario e direttore del Dipartimento di Storia dell’Università di Montréal, è uno specialista delle relazioni internazionali nel XX Secolo e della storia della Russia e dell’Unione sovietica. Ha lavorato e lavora sulle relazioni dell’Unione Sovietica con l’Europa Occidentale e gli Stati Uniti tra il 1917 ed il 1945, su cui ha scritto diversi libri e articoli, pubblicati in Canada, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Russia. Notevole anche la sua produzione sull’intervento straniero contro i bolscevichi dopo l’Ottobre.

Edizioni La Città del Sole
Collana La foresta e gli alberi n. 18
Michael Jabara Carley
1939. L’alleanza che non si fece e l’origine della Seconda Guerra Mondiale
ISBN 978-88-8292-370-9 cm. 13,5 x 21 360 pagine 24,00 euro

Vedi anche

Jacques R. Pauwels
PROFIT ÜBER ALLES! Le corporations americane e Hitler

Collana Univesale di Base n. 18
ISBN 978-88-8292-409-6 cm. 11×17 96 pagine 6,00 euro

Nel momento in cui i “liberatori” di ieri “esportano” oggi “la democrazia” in mezzo mondo, questa lettura può essere preziosa per comprendere le relazioni – di ieri e di oggi – tra guerra e profitto: l’alta finanza e le grandi corporations degli Stati Uniti (Standard Oil, General Motors, Ford, IBM, Coca Cola, Du Pont, Union Carbide, Westinghouse, General Electric, Goodrich, Singer, Kodak, ITT, J. P. Morgan, etc. etc.) finanziarono l’ascesa al potere del nazionalsocialismo, l’aiutarono a riarmarsi e a preparare la guerra, lo sostennero nelle sue aggressioni e continuarono a lavorare per lo sforzo bellico tedesco anche quando il proprio paese scese in guerra contro la Germania. Business are business: e la guerra è certamente l’affare più remunerativo che si possa immaginare, ieri come oggi.’alta finanza statunitense è stata sempre maestra in quest’“arte” di mettere il profitto uber alles.

Nel 1941 l’allora Vice Presidente Harry Truman dichiarava: “Se la Germania vince, dobbiamo aiutare la Russia, e se la Russia vince, dobbiamo aiutare la Germania, affinché possiamo ottenere il massimo vantaggio da entrambe”?

È possibile seguire un filo nero che congiunge le motivazione dei “liberatori” della seconda guerra mondiale con gli “esportatori di democrazia” dei giorni nostri.

È un caso che il nonno di Gorge W. Bush fosse uno dei finanziatori di Hitler? Oppure per il nipote il profitto è, come per suo nonno, sempre e comunque uber alles?