Droghe, domani a Roma anche Fabrizio e Claudio

I consumatori di marijuana e hashish, in Italia, sono circa quattro milioni. La maggior parte ne fa un uso cosiddetto ludico ma molti sono anche i casi di un utilizzo terapeutico e medicinale. I dati ottenuti negli studi sperimentali della Fda [Food and Drug Administration – l’Authority Usa per i farmaci) sono sufficienti a giustificarne l’uso nell’uomo per alcune ben precise indicazioni. Le esalazioni della cannabis, fino alla fine dell’800 venivano indicate per curare malattie respiratorie o per lenire dolori reumatici. Il giro di vite inaugurato dal nuovo piano di intervento sulle droghe licenziato dal governo, qualche giorno fa, ha spinto il “popolo della marya” a ritrovarsi, domani a Roma per chiedere l’abrogazione della legge Fini e la costruzione dal basso di una nuova normativa sulle droghe. Tante le storie diverse, vissute in maniera diversa, che domani attraverseranno le strade di Roma unite da un’unica ambizione: la libertà di scelta.
Gianni, romano, quarantotto anni, fumatore di marijuana di «vecchia data» sarà uno di loro. «Erano gli anni settanta, gli anni dell’eroina che spazzava via una generazione di ragazzi. All’epoca non si conosceva molto, ma veniva individuata come una via di ribellione. Ero impegnato nel movimento e questo mi ha salvato da quello schifo. Individuammo subito gli elementi peggiori come la dipendenza, l’isolamento. La marijuana e l’hascish da questo punto di vista non pongono problemi; non sono invasive e divennero ben presto buoni compagni di viaggi di molti giovani di quegli anni». Gianni non ha mai avuto problemi con la legge anche se produce ciò che consuma. «L’ho capito da subito. A venti anni sono andato a vivere con alcuni amici. Ho cominciato a coltivarla, perché il mercato ti rovina: stare continuamente a cercare fornitori per strada, rischiare di essere coinvolto in situazioni poco piacevoli. Per non parlare poi del fatto economico e della qualità della sostanza». Gianni, oggi, lavora a contatto con minorenni, è un operatore sociale, una persona responsabile e vorrebbe essere libero di scegliere come consumare la propria vita. «Gridiamo allo scandalo se un minorenne viene pizzicato con due grammi di erba in tasca mentre lo lasciamo libero di scolarsi una boccia di liquore fuori da un locale. L’uso di sostanze stupefacenti per l’uomo, risale alla notte dei tempi, vorrei che si rispettasse questa naturale tendenza. In molti furono bruciati dall’eroina per la scarsa informazione. L’ipocrisia mette tutto sotto silenzio, crei demoni inesistenti confezionati per alimentare traffici criminali e giri di soldi spaventosi sulla pelle di tanta povera gente. Vorrei che si spiegassero le cose senza mettere paura alla gente, a tanti poveri genitori atterriti dalla falsa informazione. Ad esempio in Italia è illegale bere se stai guidando, ma è consentito se sei in un bar. La stessa cosa potrebbe essere fatta per lo spinello notoriamente meno invalidante per le prestazioni. Voglio essere libero di scegliere come passare le mie giornate. Sabato lo griderò ad alta voce come ho sempre fatto».

Per Fabrizio, invece, la partecipazione alla manifestazione di domani non sarà solo una questione di scelta, ma anche di salute. Viene da Chieti, diplomato al conservatorio faceva il musicista jazz. Ora a trentotto anni è chiuso in casa, falcidiato da una malattia reumatica invalidante al 40%. Impossibilitato a lavorare e isolato dai sospetti dei suoi concittadini, vive con la pensione di invalidità insieme alla madre, schiacciato da 12 procedimenti penali per coltivazione di sostanze stupefacenti e spaccio. «Andavo in giro per l’Italia, facevo concerti. Suonavo per ore, adesso non riesco a stare nemmeno venti minuti seduto in un posto che mi vengono dei dolori lancinanti. I dottori non sanno che fare, è dal ’91 che faccio controlli, ma non sanno cosa darmi. Un primo medico, Chieti che ora non c’è più, dette il suo assenso all’uso della marijuana». Col tempo però, i soldi e i rischi hanno aguzzato l’ingegno di Fabrizio e con internet e manuali di biblioteca ha cominciato a coltivarsela. «Poche piante, giusto quello che mi serve. La misi in balcone ma vennero i carabinieri e passai la notte al comando. Dopo un processo di tre anni hanno riconosciuto l’uso personale». Fabrizio ha proseguito a coltivare, l’ultima volta che è stato preso, però, è stata più pesante: «La finanza è entrata a casa mia nelle prime ore del mattino. Hanno svegliato me e mia madre, distruggendo ogni cosa che trovavano. Avevo un piccolo box costruito nella camera, lo hanno distrutto insieme ai materiali trovando solo alcuni bicchieri appena con semi appena germogliati. Ho passato tre mesi in galera senza motivazioni. Sono uscito grazie ad una interrogazione parlamentare». «Non chiedo tanto, solo comprensione e serenità. So benissimo che gli interessi in gioco sono molti e che sarà dura, ma devono capire che per me è una questione di vita o di morte. Solo “fumando” riesco ad uscire dal dolore, dall’intorpidimento. Il mio sistema nervoso si riattiva e riesco a vivere una vita quasi normale». Domani Fabrizio verrà a Roma in macchina: «Fortunatamente la patente ancora non me l’hanno, così come la voglia di combattere».