Droga, Sanpa detta legge

Nemmeno il tempo di incassare il colpo, e la legge sulle droghe appena approvata in Parlamento è già da modificare. «Stiamo studiando un emendamento per definire meglio alcuni aspetti della nuova normativa», ha annunciato ieri il ministro con delega Carlo Giovanardi giustificando l’iniziativa con il fatto che «il ministro Letizia Moratti è insoddisfatta dalla nuova legge che ritiene troppo lassista». Ma il diktat sembra provenire dalla Comunità di San Patrignano e il governo, seguendo così le peggiori derive della coalizione, si appresta ad emendare la legge Fini-Giovanardi in un decreto sulla Pubblica amministrazione, in discussione mercoledì prossimo alla Camera. Imbarazzato, il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano (An) minimizza: «E’ solo una norma tecnica interpretativa». Secondo Giovanardi l’emendamento conterrà due riforme. La prima è un’incredibile «inversione dell’onere della prova», cioè la disposizione secondo la quale chi viene trovato in possesso di una quantità di droga superiore ai limiti consentiti, che fanno da spartiacque tra le sanzioni amministrative e quelle penali, sarà tenuto a dimostrare che è finalizzata all’uso personale. Sarà cioè onere dell’accusato provare che la sua condotta non è penalmente rilevante, e non della pubblica accusa provare il contrario. Nel secondo punto si specifica che se la quantità supera di 3 volte la soglia massima consentita per uso personale, scatta immediatamente la denuncia penale. «Se ad esempio fissiamo la quantità massima di uso personale di cannabis in 20 spinelli – ha spiegato Giovanardi, dando un’indicazione di massima sulla dose, sicuramente troppo alta per essere condivisa da An – se uno viene trovato con più di 60 spinelli, scatta l’accusa di spaccio tout court».

«Se lo stralcio Giovanardi nascondeva numerosi punti di sospetta incostituzionalità, questo emendamento è decisamente e chiaramente incostituzionale – dice Francesco Maisto, sostituto procuratore a Milano e già membro della commissione per la riforma della legge nominata dal ministro Flick – Per quanto riguarda l’inversione dell’onere della prova è evidente che, al contrario, deve essere sempre la pubblica accusa a provare il reato, come risulta dalla lettura combinata degli articoli 24 e 111 della Costituzione e da tutte le sentenze della Cassazione fin dal 1994, appena dopo l’esito del referendum: “l’onere della prova in ordine alla detenzione non finalizzata all’uso personale non può che spettare all’accusa”». Rispetto al secondo punto, quello sulle dosi, Maisto sottolinea che si tenta di «riproporre la norma che il referendum del 1993 aveva abrogato» per chi «detiene sostanze stupefacenti in quantità non superiori al triplo della dose media giornaliera». Cosa ribadita dalla sentenza numero 333 del 1991 della Corte costituzionale, secondo la quale «ogni condotta per avere rilevanza penale deve essere offensiva», deve cioè rispondere al «principio di necessaria offensività». Il magistrato specifica che il testo dello stralcio Giovanardi appena varato prevede una differenziazione tra chi dà e chi riceve, o comunque detiene, droga: «Nel primo caso, per chi cede, la norma fa riferimento alla sostanza, mentre nel secondo caso, per chi riceve o detiene, si tratta invece di individuare sia la sostanza che la quantità e si rinvia alla famosa tabella che sarà decretata dal Ministero della Sanità». «Non si può emettere – conclude Maisto – una legge ordinaria contraria agli esiti del referendum, perché sarebbe come dire che una maggioranza parlamentare si oppone alla maggioranza popolare».

E’ evidente che c’è una spaccatura interna alla Cdl, dove la parte dei «falchi» la fanno Fini, Mantovano e Moratti, mentre quella delle «colombe» spetta a Giovanardi e, persino, a Castelli. Anche il guardasigilli infatti aveva espresso molti dubbi sulla legge appena varata, prospettando la possibilità di un collasso delle carceri anche perché, diceva, «il combinato disposto tra la legge sulla droga e la ex Cirielli potrebbe portare ad un intervento non voluto sui tossicodipendenti. Bisogna dire che la droga è un male, ma senza punire i consumatori». Mentre Letizia Moratti, secondo Mario Cavallaro della Margherita, «fallimentare come ministro dell’istruzione e in difficoltà, secondo i sondaggi, anche come candidato sindaco di Milano, ritiene di risollevare le sue sorti intervenendo a sproposito sulla già pessima legge sulle droghe». «Ci mancavano soltanto le esternazioni di Moratti in qualità di portavoce di Muccioli», sbotta il verde Mauro Bulgarelli. E in effetti la ministra della Pubblica istruzione si è profusa ieri in dichiarazioni d’amore verso la famiglia Muccioli e gli «amici della Comunità di San Patrignano», ai quali è dedicata quest’ulteriore svolta antidemocratica.