Droga, golpe del governo

Il metodo è stupefacente. La sostanza è tagliata malissimo. Il governo con un colpo di mano fa passare 23 articoli sulla droga ponendo la fiducia su un decreto che riguarda le olimpiadi invernali. Si tratta di provvedimenti stralciati da quel disegno di legge Fini che per anni è rimasto chiuso nei cassetti di una maggioranza che in tema di droga aveva fatto solo fumo, e della peggiore qualità. Ora che la legislatura è agli sgoccioli, i 23 articoli sono stati trasformati in un emendamento inserito a forza in un decreto per le olimpiadi, e solo grazie a una acrobazia parlamentare la propaganda governativa diventerà legge. Il blitz è stato condotto ieri in Senato dal ministro Giovanardi, e il presidente Pera non ha avuto nulla da eccepire. Il decreto verrà votato oggi. «Giovanardi si conferma un vero macellaio delle istituzioni», è il commento di Franco Corleone, presidente del Forum droghe. Tre sono i punti chiave che caratterizzano il provvedimento: l’equiparazione tra droghe leggere e pesanti, la reintroduzione della dose minima e l’equiparazione e lo spostamento di risorse e competenze dal servizio pubblico ai privati. Purtroppo sono le stesse basi del disegno di legge Fini e dello stralcio che Giovanardi, già in autunno, aveva annunciato di voler far approvare a tutti i costi prima delle elezioni. In sostanza significa che, per legge, fumarsi uno spinello o farsi una pera di eroina è identico ed è un reato. Il limite tra consumo e spaccio è molto ridotto e fissato da soglie minime che verrebbero stabilite dal ministro della Salute sulla base delle tabelle previste dal disegno di legge Fini. Insomma, si passerebbe dalla tabella a Storace. La decisione finale spetterà al giudice, che però dovrà tenere conto delle dosi indicate. Per esempio basterà farsi pescare con due grammi di fumo per essere giudicato spacciatore e non consumatore. E, indipendentemente dalla sostanza, la pena prevista va da 1 a 6 anni di carcere, nei casi più gravi da 6 a 20 anni. «La legge ha un scopo evidente: criminalizzare 4 milioni di consumatori di cannabis – spiega il sociologo Guido Blumir, presidente del Comitato scientifico Libertà e Droga – i quali passano da sanzioni amministrative a penali».

Adesso finiranno davanti ad un giudice e alla fine del processo le comunità avranno il potere di diagnosticare lo stato di dipendenza e di stabilire la cura, compreso il lavoro coatto nelle loro strutture. Insomma mano d’opera a costo zero: è solo l’ultimo regalo del governo che ha congelato i rifinanziamenti pubblici e nella finanziaria ha stanziato 4 milioni e 700 mila euro per i privati. «Nei sert il lavoro è sempre più precario», spiega Guido Bortone della Cgil.

Di fronte alla clamorosa manovra parlamentare , questa volta è insorta tutta l’opposizione. Per Rosi Bindi (Dl) si tratta di un colpo di mano che impone «norme pessime e poliziesche»; per Gloria Buffo (Ds), «questa destra impone leggi pessime e pericolose. Se le avessero fatte prima si sarebbe visto che alla prova si tratta di leggi disastrose, invece diventano spot elettorali. Il cumulo di macerie che vogliono lasciarci in eredità è sempre più grande». Per Francesco Piobbichi (Prc), «il governo prima ha fatto morire i servizi pubblici e ora approva a forza una legge cattiva con le persone». Per Paolo Cento (Verdi) si tratta di «una decisione gravissima contro cui occorre una mobilitazione forte». Gongolano invece gli uomini di An. «La scelta del governo di porre la fiducia è giustissima – dice Gasparri – dopo anni di discussione è tempo di decisione». Il ministro Giovanardi, dopo aver gettato il sasso, fa l’offeso: «I toni truculenti usati da alcuni componenti dell’opposizione nei miei riguardi non offendono tanto il Ministro quanto i più di 1000 operatori pubblici e del privato sociale che a Palermo prima e in Consulta Nazionale per le tossicodipendenze poi, hanno elaborato collegialmente il testo presentato oggi al Senato». Peccato che quella conferenza sia stata boicottata non solo da movimenti e forze politiche che lunedì a Roma hanno presidiato il Senato, ma anche da enti locali e dalla maggioranza degli operatori che questa legge non l’hanno mai voluta.