Dove aumenta il lavoro aumentano i figli

Per le donne lavorare non significa rinunciare ai figli. Il lavoro, quando c’è, non è un freno alla proliferazione. Almeno in quelle Regioni dove si è puntato sulle misure sociali a sostegno della famiglia. Nel Settentrione, infatti, la crescita dell’occupazione è andata di pari passo con quella della natalità. Lo rende noto l’associazione degli artigiani della Cgia di Mestre, che ha confrontato i dati sull’occupazione femminile con quelli sulla natalità elaborati dall’Istat tra il 1999 e il 2000.

Stando alla rilevazione non c’è estraneità tra i due fenomeni. Secondo la Cgia “di fronte ad una crescita costante nel decennio scorso dell’occupazione femminile in tutte le regioni d’Italia, anche se più marcata al Nord che al Sud, il tasso di natalità è cresciuto solo ed esclusivamente nelle regioni del Nord ed è diminuito in tutte le regioni del Mezzogiorno”.

“Se il tasso di occupazione femminile è aumentato di cinque punti e mezzo – afferma la Cgia – a livello regionale tutte le aree del nord hanno registrato variazioni superiori al dato nazionale. Inoltre “il dato relativo al tasso di natalità è diminuito a livello nazionale di 0,5 punti, ma in tutte le regioni del Nord, a differenza di quelle del Sud, c’è stato un aumento”.

Nella classifica della natalità è in testa l’Emilia-Romagna con +2,5 punti. Seguono la Valle D’Aosta (+1,6 ), il Friuli Venezia Giulia (+1), Veneto, Piemonte Lombardia (+0,9), la Toscana (+0,8) e la Liguria (+ 0,6).

Questa nuova tendenza, per il Cgia, sarebbe attribuibile al miglioramento delle misure sociali a sostegno della famiglia.