Doppia beffa: l’8 per mille va alla guerra

Ci sono un miliardo e trecento milioni di ragioni per affermare che il governo Berlusconi ha violato la Costituzione repubblicana (oltre alle ragioni che in questi anni abbiamo sempre elencato, e non sono di meno…): è la cifra (in euro) a cui si è giunti dal 2003 ad oggi, cumulando le spese sostenute dall’Italia per portare aiuto agli “esportatori di democrazia” americani e inglesi.
Ora, sarebbe giusto pensare che, se, come dice Berlusconi, le nostre truppe fossero in Iraq per aiutare la popolazione a ricostruire case, ospedali, scuole, strade, acquedotti e linee elettriche, la maggior parte di questi investimenti in euro sarebbe stata adoperata proprio per ciò. Un fondo umanitario, dunque. Ma la guerra, come tutti sappiamo, è stata costruita ad arte per accaparrarsi risorse petrolifere ed economiche a vantaggio delle potenze occidentali, e tutto quello che ne consegue è una menzogna sempre più grande. Ed è impossibile ricercare una qualsiasi torsione di verità in un mare di falsità e pazzia, dolore e rabbia, futuro costruito su un presente e passato dettato alla più vile ipocrisia umana.
Un miliardo e trecento milioni di euro sono sino ad ora andati ad ingrassare le rotelle dentate dei carri armati, a portare casse e casse di munizioni fresche alle truppe liberatrici, a portare anche quel petrolio che stiamo rubando agli iracheni da oltre due anni. Novanta milioni di euro sono stati quelli che si dice siano stati impiegati per “interventi umanitari” e di ricostruzione.
Il resto, per l’appunto, va tutto in costi di uomini e mezzi militari.
Soldi pubblici che vengono sottratti alle casse dello Stato con lo scopo di perpetuare la nostra presenza illegale ed immorale sul territorio di uno Stato sovrano che è stato arbitrariamente invaso e depredato: una presenza che, mostrataci come amica dei civili iracheni, è invece sostegno del disegno imperialista americano sul Medio Oriente. Soldi pubblici, dunque, che oltre a finanziare una missione di guerra, contribuiscono a impoverire le casse dello Stato, sottraendo finanziamenti agli ultimi baluardi di resistenza dello stato sociale di questo nostro Paese. Ecco il danno multiplo del finanziamento ad “Antica Babilonia”.
I detrattori di ciò potranno sempre affermare che l’economia italiana ha comunque preso una china debole e che affanna nel tentativo di rincorrere il polo capitalistico eropeo, e non solo, e quindi poco gioverebbe quel denaro speso per la issione irachena.
Ma così non farebbero che confermare come la discesa dei numeri sia in Italia sia in altre parti del progredito Occidente è ovuta all’innesco della crisi internazionale, ancor prima dell’ Afghanistan, e forse ancora prima del Kosovo, sino ai tempi della prima guerra del Golfo.
Non occorre essere comunisti per accorgersi della guerra in Iraq, tuttora presente: basta dare un’occhiata al prezzo della benzina…