Dopo l’indulto, mano alle riforme

L’ultimo rapporto di Antigone è una fotografia di interni carcerari. Di galere ne abbiamo fotografate 208, con le loro mura scrostate, i bagni alla turca, le docce fredde, le celle interrate. Carceri diverse l’una dall’altra, luoghi dove la violenza è sistematica (fortunatamente pochi), luoghi dove la violenza è tollerata (molti), luoghi dove la violenza è impedita (pochi anch’essi). Carceri dove lavora un’umanità varia, composta da operatori penitenziari di estrazione culturale molto differente. C’è chi crede in una cultura giuridica democratica e ha una visione illuminata della pena; c’è chi è ormai caduto in una condizione di burn out professionale; c’è chi timbra burocraticamente il cartellino; c’è chi sostiene che la Costituzione sia carta straccia.
E poi ci sono i detenuti. Dopo l’indulto sono scesi a 38mila. Ne sono usciti 24mila e più negli ultimi tre mesi. Il tutto nella diffusa indignazione di coloro (media, magistrati, politici) che ingiustamente, smentendo se stessi e le proprie posizioni precedenti, nonché inventando allarmi sociali, hanno gettato fango sul provvedimento di clemenza. Per colpa loro è oggi difficile parlare di amnistia. L’amnistia è invece un atto necessario per evitare di impegnare la magistratura in procedimenti che non avranno alcun esito.
Dopo l’indulto, come ha detto il presidente Napolitano all’indomani della sua approvazione, ci vogliono riforme strutturali. È questa un’occasione unica e imperdibile per mettere mano a un progetto di riforma complessiva del sistema. Va scritto un nuovo codice penale che riduca le fattispecie di reato, riduca le pene, diversifichi le sanzioni. Vanno abrogate la legge ex-Cirielli sulla recidiva, la Fini-Giovanardi sulle droghe, la Bossi-Fini (Fini è sempre presente quando si tratta di restringere le libertà) sull’immigrazione. Va istituita la figura del garante delle persone private della libertà, va introdotto il crimine di tortura nel nostro ordinamento penale, vanno tolti dal carcere i bambini con le loro madri. Vanno applicate le leggi esistenti in materia di sanità e lavoro. Vanno ristrutturate le carceri assicurando condizioni di vita dignitose. Non abbiamo bisogno di nuove carceri. Abbiamo bisogno di restituire legalità al sistema, di ricostruire una cultura giuridica che veda nella pena non più la via primaria per la vendetta sociale. Se non ora, quando?

* Presidente di Antigone