Dopo le retate della polizia arrivano i mafiosi a dar fuoco alla baraccopoli

Tutti i giorni gli effetti delle politiche adottate dai governi fin qui in carica producono morte e disperazione. Adesso al razzismo istituzionale delle leggi e delle prassi applicative si aggiunge il razzismo diffuso in terra di mafia.
Alla fine del raccolto, dopo le retate della polizia arrivano i mafiosi a dar fuoco alla baraccopoli di Cassibile, sottoposta da giorni ad un vile attacco da parte del quotidiano “La Sicilia” che ancora oggi la definisce come accampamento “nomade”, per caricare anche sui lavoratori immigrati sfruttati a Cassibile la stigmatizzazione già rivolta nei confronti del popolo rom, tradizionale oggetto di disinformazione e di attacchi razziali.

Attendiamo il rientro del peschereccio mazarese che ha recuperato i corpi di tre povere vittime dell’ultima strage del canale di Sicilia, un equipaggio composto da italiani, ghanesi e magrebini, colpevoli di avere obbedito al senso di umanità ed alle direttive impartite dalla nostra marina e di avere fatto rotta su un porto libico, piuttosto che verso Lampedusa o Porto Empedocle, come sarebbe stato logico, anche alla luce delle precedenti esperienze di “collaborazione” con le autorità libiche.

Mentre i nuovi ministri del governo Prodi sono rinchiusi in conclave sull’Appennino, in Sicilia si consumano ancora nuove tragedie dell’immigrazione, ed i comportamenti delle autorità di polizia e dei vertici del Ministero dell’interno continuano a produrre sistematicamente disperazione e discriminazione.

Dopo il destino toccato a pescatori mazaresi nessuno avrà più il coraggio di recuperare i cadaveri di immigrati che a centinaia periscono ogni anno nelle acque del Canale di Sicilia.

Dopo il rogo di Cassibile, preceduto dalla campagna di stampa del giornale “La Sicilia” e da ripetuti interventi repressivi delle forze dell’ordine, lo sfruttamento dei clandestini nelle campagne siciliane proseguirà ancora più violento, ed il lavoro delle associazioni diventerà sempre più a rischio. Magari qualcuno sosterrà ancora che, alla fine, le aggressioni che subiscono i migranti sono frutto di faide interne piuttosto che di attacchi a carattere xenofobo e razzistico. Un modo come un altro per nascondere le vere responsabilità di chi nelle Prefetture, nelle Questure, nelle Aziende sanitarie locali, non ha fato nulla per affrontare il disagio dei lavoratori migranti ed i primi segni di intolleranza a sfondo razzista che le associazioni avevano segnalato da tempo.

Occorre abrogare al più presto la legge Bossi Fini, modificare tutta la disciplina delle espulsioni e del trattenimento introdotto dalla legge Turco Napolitano nel 1998, istituire una nuova disciplina degli ingressi per ricerca di lavoro e per lavoro stagionale, attivare le procedure di regolarizazione permanente promesse nel programma elettorale di Prodi. Ma questo oggi non basta più.

Per dire basta a questi orrori occorre una svolta immediata nelle politiche dell’immigrazione e della sicurezza, a livello nazionale e a livello locale, a partire dalla sostituzione di quei rappresentanti istituzionali che hanno applicato le leggi vigenti (la legge Bossi Fini in particolare) senza un briciolo di umanità, concludendo senza il coinvolgimento del Parlamento accordi di polizia con i libici, disperdendo le persone entrate irregolarmente in Italia, comminando migliaia di espulsioni ingiustificate (in molti casi annullate dalla magistratura).

Si sono favoriti la clandestinità ed il lavoro nero, dunque lo sfruttamento che si è riscontrato a Cassibile, costringendo i lavoratori immigrati in luoghi invivibili, come la baraccopoli di Cassibile o rinchiudendo i migranti irregolari nei centri di permanenza temporanea, strutture impresentabili come il CPpt di Ragusa, respingendole collettivamente, adesso anche se poveri resti umani… verso la Libia. I migranti clandestini non devono entrare in Italia, hanno pensato coloro che hanno spinto i pescatori mazaresi verso la Libia, neppure come cadaveri.

Forse, una volta rimossi quei vertici amministrativi che oggi hanno determinato questo sfacelo dei diritti umani, una disgregazione sociale senza precedenti che ipoteca il futuro di tutti, senza neppure riuscire a contenere significativamente l’immigrazione clandestina, potranno adottarsi nuove prassi applicative che – anche nell’ambito della legislazione vigente – impediscano il riprodursi delle tragedie del mare ed il dilagare dello sfruttamento e del pregiudizio xenofobo e razzista.

Questo pregiudizio è alimentato dalle campagne di stampa pilotate dai poteri forti a livello locale (e nella Sicilia di Cuffaro sappiamo bene di chi si tratta) e viene usato come un costante strumento di ricatto nei confronti di quelle forze politiche che vorrebbero adottare politiche migratorie più rispettose della dignità umana. Occorre il coraggio di fare valere i diritti degli altri, degli esclusi, valorizzando le diversità nell’interesse generale, altrimenti l’egoismo sociale su cui il berlusconismo ha costruito le sue fortune, sorretto dalle prassi amministrative che escludono e respingono, diventerà senso comune e la nostra società resterà definitivamente macchiata dalla reintroduzione di nuove schiavitù.

Università di Palermo