Dopo le elezioni: riflessioni e proposte

Avevamo riposto molte speranze in queste elezioni regionali. Nelle ultime settimane il centro destra appariva in crisi: gli scandali a ripetizione che coinvolgevano direttamente il Presidente del Consiglio, il contrasto continuo tra Berlusconi e Fini, l’incapacità di presentare regolarmente le liste in Lazio e Lombardia, il flop della manifestazione a Piazza San Giovanni, la situazione economica del Paese con l’aumento della disoccupazione. Dall’altra parte avevamo registrato la buona partecipazione alla manifestazione di piazza del popolo contro il decreto salvaliste e il decreto che abolisce l’articolo 18, lo sciopero pienamente riuscito della Cgil, una buona reazione alla decisione di sopprimere le trasmissioni “scomode” come Annozero e, più in generale, un “clima”, forse indotto anche dai risultati francesi, che dava la sensazione di una ripresa delle forze di sinistra e di centro sinistra.
Purtroppo non è stato così. Al di là del numero di Regioni vinte dal centro destra o dal centro sinistra, è del tutto evidente che queste elezioni sono state vinte da Berlusconi e dalla Lega Nord.
Le ha vinte Berlusconi perché, come dicevo prima, nel momento di massima difficoltà e insidiato anche all’interno del suo schieramento, è riuscito ad ottenere un risultato positivo giacché il centrodestra vince, oltre nelle due Regioni che già governava (Lombardia e Veneto), anche in Piemonte, Lazio, Campania e Calabria. E le ha vinte la Lega Nord (consolidando, quindi, l’asse Berlusconi – Bossi), poiché va oltre il già straordinario dato delle europee, passando dall’11,3 al 12,2 per cento.
L’affermazione della destra è negativa in sé, ma è negativa anche perché un esito opposto poteva accelerare i contrasti interni alla coalizione di governo e produrre una crisi con eventuali elezioni anticipate. Questo scenario, purtroppo, con questi risultati, si allontana. Dobbiamo quindi ipotizzare altri tre anni di governo Berlusconi con tutto quello che ne consegue di ipotizzate riforme istituzionali (presidenzialismo) e di attacco al lavoro e ai diritti sociali e civili.
Un altro dato importante di questa tornata elettorale riguarda l’astensionismo. Un fenomeno che da vent’anni continua a crescere e che deve indurci ad una riflessione. Occorrerebbe un approfondimento specifico, ma non è questa la sede. Mi limito a evidenziare due aspetti che, a mio parere, lo hanno fatto crescere. Il primo riguarda il cambiamento delle leggi elettorali. E’ sorprendente che nessuno riconosca questa elementare verità: si è superato il proporzionale e introdotto il maggioritario con l’argomento che bisognava avvicinare i cittadini alla politica e consentire loro di scegliere direttamente gli eletti. La realtà che si è concretamente prodotta è che proprio con l’introduzione del maggioritario, con la dinamica del “voto utile”, e con la riduzione della scelta a due schieramenti (penso ai ballottaggi delle elezioni comunali) la partecipazione si è drasticamente ridotta. Inoltre l’abolizione della preferenza alle elezioni politiche ha consegnato, di fatto, ai gruppi dirigenti dei partiti il potere di decidere la composizione del Parlamento: alla faccia della “partecipazione”! Il secondo aspetto riguarda noi, forze comuniste e della sinistra che, con i nostri errori e i nostri comportamenti, abbiamo alimentato un astensionismo di “sinistra”. Il primo limite è stato quello della poca coerenza. Pensiamo alla nascita di Rifondazione Comunista. Centinaia di migliaia di compagne e compagni di base hanno creduto in quel progetto, vi hanno dedicato energie, passione, entusiasmo. Si sono riconosciuti in quella impresa e in un gruppo dirigente che aveva detto che occorreva contrastare la cancellazione di una presenza comunista in Italia. Dopo pochi anni quasi tutto quel gruppo dirigente ha fatto scelte di collocazione politica in netto contrasto con quanto aveva detto. Diversi di loro – infatti – hanno aderito a forze politiche che non c’entrano nulla col comunismo. Oltre a ciò è stata avviata una stagione di scissioni e costruzioni di microformazioni politiche che hanno portato alla delusione e
all’allontanamento dalla vita politica attiva e dal voto centinaia di migliaia di compagne e compagni. Il mio segretario di Circolo, con me in Rifondazione fin dall’inizio, abituato a fare politica nelle piazze, nei bar e in mezzo alla gente, in poche parole, mi ha rappresentato la situazione in modo molto efficace: “abbiamo difeso le scelte dei nostri dirigenti, e loro se ne sono andati in altri partiti. Ci siamo impegnati per ricostruire un Partito comunista e il gruppo dirigente ogni due anni si è diviso, con il risultato pratico che più cresce il numero dei partiti comunisti e meno i comunisti contano”. In conclusione: se si riuscisse a reintrodurre il proporzionale e ad essere un po’ più coerenti, daremmo certamente un contributo importante alla riduzione dell’astensionismo.

Per quanto riguarda il risultato della Federazione della Sinistra penso si possano fare le seguenti considerazioni. E’ stata una campagna elettorale non facile, fatta con pochi mezzi. Siamo stati totalmente oscurati dai media. Nonostante questo, in tutte le regioni di Italia ad eccezione della circoscrizione di Matera della Basilicata, abbiamo presentato le nostre liste e abbiamo svolto, grazie al lavoro straordinario e volontario di centinaia e centinaia di compagne e compagni, una impegnativa campagna elettorale. Questo ci ha consentito di portare ovunque le posizioni e le proposte della Federazione della Sinistra, di raccogliere consensi e di eleggere consiglieri. Il risultato è noto: 2.74%. Eleggiamo complessivamente 17 consiglieri (di cui uno dei Verdi in Toscana dove abbiamo fatto con loro una bicicletta) ed avremo 5 assessori. Abbiamo eletti in tutte le regioni tranne in Lombardia, Campania, Puglia e Basilicata. Una presenza importante.
Detto questo ritengo che, complessivamente, il nostro risultato non sia soddisfacente.
Rispetto il dato delle europee, che già valutammo come insufficiente, arretriamo sensibilmente (era del 3.5%), subiamo quindi una erosione preoccupante alla quale dobbiamo porre rimedio.
Come si vede dai dati il risultato è diversificato Regione per Regione e questo ci aiuta a fare una prima riflessione. La penalizzazione più grande la subiamo dove andiamo da soli, in particolare in Campania. Siccome nella discussione che abbiamo avuto nella fase precedente alle elezioni questo delle alleanze è stato il tema più dibattuto, vorrei che ne parlassimo anche adesso, risultati alla mano. Rivendico la battaglia che ho fatto contro elementi di chiusura e di settarismo che, se fossero prevalsi, avrebbero prodotto un risultato complessivo della lista drammaticamente negativo. Penso alla Toscana o alla Liguria, per fare solo due esempi, dove abbiamo avuto due tra i migliori risultati, e dove, a stando alle argomentazioni dei contrari, in pochissimi ci avrebbero seguito. E’ successo esattamente il contrario, sarà il caso di tenerne conto. Un’altra riflessione importante ci viene dalla esperienza delle Marche. Anche qui ci presentiamo in alternativa al centrosinistra, ma va molto meglio della Campania e della Lombardia. Ciò avviene, a mio parere, perché non siamo soli e riusciamo a costruire una coalizione con Sinistra e Libertà. Anche di questo sarà il caso di tenerne conto. Infine c’è una Regione, l’unica, dove la Federazione supera il dato delle europee, parlo dell’Umbria che passa dal 6.2 al 6.9. Non sarebbe male andare a vedere lì come si è lavorato, forse c’è qualcosa da imparare. A cominciare dal comune di Gubbio dove la Federazione raccoglie il 25% e il compagno Goracci raccoglie 2600 preferenze!

Una valutazione anche sul risultato di Sinistra Ecologia Libertà. Il loro risultato è leggermente superiore al nostro, 3%, ma è concentrato sostanzialmente nel centro Sud, in particolare in Puglia.
In sostanza sono riusciti a vincere in Puglia e questo ha dato una enorme visibilità a Nichi Vendola, ma ciò non è stato sufficiente a trainare un consenso significativo nel resto del Paese per la forza politica di cui è portavoce. I dati di Sinistra Ecologia Libertà in tutto il centro Nord, ad eccezione del Lazio, sono infatti inferiori a quelli della Federazione della Sinistra. Credo che al loro interno si aprirà ora una discussione sulla prospettiva. Puntare tutto sulla figura di Vendola per giocarlo come futuro leader del centrosinistra costruendo un percorso di ingresso nel Partito Democratico, oppure cercare di costruire una sinistra esterna al Pd che, come avvenuto nelle Marche, costruisce una relazione con la Federazione della Sinistra? Vedremo. Di sicuro la Federazione della Sinistra non deve commettere l’errore di sottovalutare questa presenza e, pur nella distinzione dei progetti, deve cercare di lavorare per costruire un rapporto unitario.

Alla luce di queste considerazioni penso che si debbano individuare i terreni sui quali muoverci con determinazione. Avanzo alcune proposte.
Il primo è accelerare il processo di costruzione della Federazione della Sinistra. Prima delle elezioni abbiamo deciso di tenere il congresso costituivo entro l’anno. Credo sia necessario, se possibile, accelerare i tempi. Sappiamo tutti delle difficoltà e dei problemi che abbiamo riscontrato, ma sarebbe esiziale tornare indietro oppure continuare a rimanere in un limbo dove non sono chiari gli ambiti nei quali si assumono le decisioni. Tutto questo va chiarito al più presto, anche per mettere a valore quanto, purtroppo, non siamo ancora riusciti a fare e cioè che con la costruzione della Federazione, dopo tanti anni di scissioni, si mette in moto un processo di unità.
Il secondo elemento, come dicevo prima, è quello di lanciare una offensiva unitaria nei confronti di Sinistra Ecologia Libertà. Nessuna riedizione dell’Arcobaleno. I progetti sono, per il momento, diversi, ma il consenso elettorale di cui disponiamo, preso singolarmente, è debole, messo assieme è significativo e può incidere su alcune battaglie comuni: perché non provare a farlo?
Terzo elemento: avviare quella campagna referendaria che non siamo riusciti ad avviare in campagna elettorale: acqua, nucleare, legge 30. Contemporaneamente va rafforzata l’iniziativa sociale, soprattutto al fianco del mondo del lavoro generalmente inteso, che deve diventare sempre di più il nostro campo di intervento prioritario.
Ultimo elemento: va confermata con forza la nostra disponibilità alla costruzione di una alleanza con le altre forze del centro sinistra che, attorno ad una proposta di salvaguardia della democrazia e della Costituzione, si impegni fin da oggi a battere Berlusconi alle prossime elezioni politiche.