Dopo l’11 e il 17 ottobre

Dopo il grande successo dello sciopero e della manifestazione del 17 ottobre e delle mobilitazioni nelle scuole, aggiorniamo il nostro editoriale.

La manifestazione dell’11 ottobre e lo sciopero generale con corteo del 17 ottobre (promosso dal sindacalismo di base) sono stati due grandi successi e hanno rappresentato importanti segni di ripresa, per i comunisti, le forze di sinistra e il sindacalismo di classe. Non era per niente scontato, dopo il terremoto, le sconfitte, le delusioni dei mesi scorsi e le innumerevoli difficoltà ancora in campo.
Alla manifestazione dell’11 erano presenti centinaia di migliaia di persone, in un corteo contrassegnato da una miriade di bandiere rosse. Massicci l’impegno e la presenza politica organizzata del PRC e del PdCI, che hanno lavorato congiuntamente e che in diversi centri hanno organizzato una partecipazione comune. E le cui bandiere si sono mescolate nel corteo come un tutt’uno, come mai si era visto. Importante è stata pure la presenza di diverse componenti della sinistra sindacale, a partire dalla FIOM. Tantissimi i giovani, gli studenti, gli immigrati e significative le rappresentanze di associazioni, movimenti, gruppi vari della sinistra.
Allo sciopero del 17 hanno partecipato circa due milioni di persone e diverse centinaia di migliaia hanno preso parte, nonostante la pioggia, alla manifestazione di Roma, cui hanno dato la loro adesione anche PRC e PdCI. Si è trattato, a detta degli organizzatori (RdB-Cub, Cobas e Sdl), “della più grande manifestazione di tutta la storia del sindacalismo di base in Italia”. Moltissimi gli studenti, insegnanti, genitori e lavoratori della scuola.
La riuscita di questi due appuntamenti (che forse sarebbe stato meglio e possibile unificare, con un migliore coordinamento e coinvolgimento ab origine) incoraggia a continuare sulla via della ricostruzione di un’opposizione sociale e politica al Governo e alla Confindustria, dell’unità d’azione di tutte le forze di sinistra e antagoniste (non subalterne al centrismo del PD), di una unità d’azione di tutte le componenti sindacali di classe (oggi ancora troppo divise) e di una presenza autonoma, organizzata e unitaria dei comunisti, nella lotta e su contenuti avanzati : dimensioni queste che vanno intese non come contrapposte o alternative l’una all’altra, ma assolutamente complementari e interdipendenti. Per cui vanno contrastate sia le impostazioni settarie, gruppuscolari o meramente propagandistiche e testimoniali che tendono a separarle, sia quelle che contemplano una liquidazione o diluizione dell’autonomia comunista e della sua costruzione processuale e unitaria.
La profondità e il carattere strutturale e di sistema della crisi economica e finanziaria del capitalismo internazionale dimostra come esso “non sia in grado di assicurare il benessere dei popoli e del pianeta”. Ciò rende attualissima e concreta la funzione dei comunisti, nazionalmente e internazionalmente; e rende necessaria una lotta che – accanto alla ricerca di misure congiunturali, parziali e immediate per difendere i lavoratori e i ceti più deboli colpiti dalla crisi – ponga all’attenzione dei popoli la questione più generale del socialismo. E cioè della esigenza e della prospettiva di una società alternativa al capitalismo: non come questione astratta o di mero orizzonte ideale (né come questione di breve periodo), ma come questione strategica che viene continuamente e concretamente riproposta dalle irrisolte contraddizioni del sistema capitalistico, che oggi si manifestano così evidenti e dirompenti su scala planetaria.
La mobilitazione continua nei prossimi giorni: a partire dal 30 ottobre, con lo sciopero generale della scuola, preceduto da una mobilitazione nelle scuole e nelle università, ancora in corso, che vede la partecipazione diffusa di milioni di persone, in ogni parte d’Italia. Va parallelamente sostenuta ed estesa la lotta in corso contro la base USA di Vicenza, che deve tornare ad assumere un carattere nazionale, in connessione con la proposta di “Legge di iniziativa popolare sui trattati, le basi e le servitù militari” (consegnata in Parlamento e già sottoscritta da 60.000 firme) : due momenti a partire dai quali va tentata una riorganizzazione del movimento contro la guerra, contro le basi NATO, per il ritiro dei militari italiani dalla guerra in Afghanistan. Un movimento – quello della pace – che oggi vive, non dobbiamo nascondercelo, una fase di difficoltà e che va rilanciato collegandolo alla dimensione sociale delle lotte, introducendo nelle piattaforme sindacali, studentesche e degli altri movimenti il tema del disarmo, della riduzione delle spese militari e della loro destinazione a spese di utilità sociale.