Dopo il ritiro, il muro

Il governo ha ricordato che il «disimpegno», dopo lo sgombero, prevede la barriera in Cisgiordania. E nella notte i soldati hanno sparato: a Tulkarem uccisi due palestinesi

Mentre il mondo è inebriato dalla «coraggiosa decisione» del premier Ariel Sharon di evacuare le 21 colonie ebraiche di Gaza e le altre quattro in Cisgiordania, il consigliere legale del governo israeliano, Menachem Mazuz, ha ricordato a tutti che il piano di «disimpegno» non prevede solo lo sgombero di qualche insediamento (in Cisgiordania ne rimangono altri 130 oltre a un centinaio di avamposti colonici) ma anche il completamento del muro. E l’esercito israeliano ricomincia a sparare ai palestinesi: ieri sera i soldati hanno fatto irruzione nel campo profughi di Tulkarem, nel nord della Cisgiordania, hanno circondato una casa e hanno ucciso almeno due palestinesi, uno dei quali indicato come esponente della Jihad islamica. Alcune fonti parlano addirittura di cinque morti. Il quotidiano Haaretz ieri ha riferito che il tracciato definitivo del muro attorno alla colonia di Maaleh Adumim, fra Gerusalemme e Gerico, è stato approvato definitivamente da Mazuz. La barriera passerà a 14 chilometri dall’area municipale di Gerusalemme. In cambio dei 360 kmq di Gaza, ampie porzioni di Cisgiordania stanno per essere annesse a Israele. Haaretz ha appreso che la realizzazione del nuovo tratto della barriera prevede la confisca di terre palestinesi a ovest, a sud e ad est di Maaleh Adumin. Le zone espropriate interesseranno un’area di 158 ettari e le autorità israeliane hanno già emesso ordini di confisca per collegare Maale Adumim con Gerusalemme est (il settore arabo della città sotto occupazione dal 1967). I villaggi palestinesi interessati sono Anata, Hizma, a-Tur, Azzaryiah e Abu Dis, ha detto il cartografo palestinese Khalil Tufakji. Una volta completato ¡ ha aggiunto – questo tratto di barriera annetterà di fatto a Gerusalemme numerosi insediamenti ebraici, oltre a Maaleh Adumim. La popolazione complessiva israeliana in quella zona dovrebbe essere di 50 mila persone. Tufakji sostiene che il «cuneo» israeliano renderà necessaria la costruzione fra il nord e il sud della Cisgiordania di nuove arterie che resteranno sotto controllo israeliano: la Cisgiordania verrà tagliata in due. La stampa nei giorni scorsi ha anche riferito della decisione di far costruire 30 abitazioni per coloni ebrei e una sinagoga all’interno della città vecchia di Gerusalemme, nella zona della Porta di Erode, ovvero nel quartiere musulmano, vicino alla spianata delle moschee di al-Aqsa e della Roccia.

Le notizie sugli sviluppi del muro ¡ che avrà 38 punti di transito a conferma che si tratta di un progetto permanente ¡ sono giunte mentre si apprendeva dell’accordo raggiunto dal Cairo e Tel Aviv per il pattugliamento della Filadelfia road, il confine tra Gaza ed Egitto. L’intesa (che sarà approvata dalla Knesset) è stata spiegata da molti come un accordo sulla gestione del transito di frontiera, ma è inesatto. Le due parti hanno concordato una serie di dispositivi di sicurezza che vedranno i soldati egiziani pattugliare e sorvegliare il confine per impedire il traffico di armi. Nulla a che vedere con il controllo dei movimenti di merci e persone, come ha precisato il presidente palestinese Abu Mazen ieri al termine di un colloquio con il rais egiziano Hosni Mubarak. «La questione dei passaggi è fondamentale e noi riteniamo che dalla sua soluzione dipenderà l’esistenza o meno di Gaza», ha detto. Il timore è che Gaza si trasformi in «un’enclave sigillata». Tel Aviv inoltre rimane in silenzio sulla riapertura dell’aeroporto di Dahaniyeh e sull’avvio dei lavori per un porto, entrambi vitali per l’economia palestinese. «Non sono stati fatti progressi su questi due punti», ha detto tre giorni fa Tawfik Abu Khusa, portavoce del ministro degli interni palestinese. Per il momento Israele ha dato solo un assenso verbale alla ricostruzione dell’aeroporto, gravemente danneggiato all’inizio dell’Intifada dall’aviazione israeliana.

Il transito di Rafah resta in sospeso. L’Egitto chiede che Rafah sia l’unico passaggio aperto sulla frontiera con Gaza. I palestinesi, da parte loro, chiedono la libertà di circolazione delle persone senza ingerenza da parte di Israele e sono pronti ad accettare che la Turchia o l’Unione europea assicurino il controllo del passaggio delle merci. Tel Aviv, per «motivi di sicurezza», vuole mantenere il controllo della circolazione delle persone con l’Egitto, spostando la dogana a sud (Kerem Shalom) dove si incontrano Gaza, Egitto e Israele. A Rafah al momento le forze di occupazione consentono il transito di 700 persone al giorno verso l’Egitto (spesso chiudono per giorni la frontiera) e dall’inizio di luglio, il divieto di uscire da Gaza riguarda le persone di età tra i 16 e i 35 anni, studenti e lavoratori palestinesi. «La realtà di Gaza non cambierà se Israele continuerà a controllare la frontiera di Rafah – ha detto al manifesto il ministro Saeb Erekat – Parlare di fine dell’occupazione è fuori luogo».