«Dopo il Cpe, vengo io»

Morto il Cpe, si fa subito avanti il ministro dell’interno Nicolas Sarkozy. Abilmente dietro le quinte per tutta la durata della crisi, avendo lasciato esporre – e bruciare – il padre del «contratto di primo impiego» Villepin, in un’intervista al quotidiano «Le Figaro» ieri Sarkozy ha raccolto i primi frutti del suo lungo lavoro di mediazione, portando la propria candidatura alle presidenziali 2007 prepotentemente al centro della scena politica francese. Un proposito non ancora esplicitato, ovviamente, ma il «sostegno e la solidarietà» ribaditi al premier Villepin non vogliono dire altro: lasciamo gli assetti istituzionali come stanno, in modo da arrivare integri alle prossime elezioni. Intanto la maggior parte delle università e dei licei ha deciso la rimozione dei blocchi, pur mantenendo la «vigilanza» in attesa della discussione della nuova legge che dovrà sostituire il vituperato contrat première embauche, ma un folto gruppo di irriducibili, in diverse città, ha continuato a protestare e a bloccare le strade, chiedendo che venga ritirata l’intera legge delle uguali opportunità (quella che contiene il Cpe), le norme per l’apprendistato e il lavoro notturno giovanile, le nuove regole approntate dallo stesso Sarkozy per l’ingresso degli immigrati nel paese. Un allargamento della piattaforma – rispetto alla mera cancellazione del Cpe – su cui convergono molte associazioni studentesche, anche se non tutte hanno deciso di mantenere le mobilitazioni nei termini degli ultimi due mesi. Nell’intervista a «Le Figaro», Sarkozy ribadisce che le riforme strutturali restano più che mai «essenziali» per la Francia, mentre sarebbe stato un errore «voler imporre una riforma che non era percepita dai francesi come giusta». «Voglio far risalire nei francesi la speranza che i grandi cambiamenti sono essenziali», ha spiegato, definendo invece la riforma del Cpe «un regalo per la sinistra » che «non ha niente da dire, niente da proporre, niente da difendere: in queste condizioni il rischio non era quello di modificare una riforma, ma quello di intestardirsi su una legge che non era voluta né dalle imprese né dai siondacati riformisti». Sarkozy, pur avendo avversato di fatto la riforma del Cpe, è sempre stato un radicale fautore delle riforme strutturali, sia per quanto riguarda le liberalizzazioni che il mercato del lavoro. «Non ho assolutamente rinunciato alle rotture e agli strappi, che sono più che mai necessari – precisa – Tuttavia, ho voluto far comprendere che il popolo francese accetterà solo le rotture che percepirà come giuste». «La riforma del Cpe – aggiunge infine – può aver dato l’impressione che i giovani fossero stigmatizzati. E non voglio che l’idea delle riforme sia buttata via a causa di questo caso sfortunato». Intanto ieri gruppi di studenti hanno continuato a manifestare, nonostante il grosso delle organizzazioni abbia deciso la sospensione delle mobilitazioni: blocchi stradali, ferroviari e aeroportuali sono stati effettuati a Tolosa, Nantes, Rouen e Dunkerque. A Bordeaux i giovani hanno lanciato l’operazione «pedaggio gratuito» lasciando entrare gli automezzi gratuitamente in autostrada. Cortei sono stati organizzati a Tolosa, Grenoble, Marsiglia, Strasburgo, Nancy, Lione, Bordeaux, Digione, Clermont-Ferrand, Rennes, Caen, Montpellier, Parigi. Secondo il ministero dell’Educazione sulle 62 università francesi che non sono in vacanza per la Pasqua, in 27 ci sono ancora tensioni, altre 4 sono chiuse o bloccate. In Parlamento, nel pomeriggio, è stata avviata la discussione per rimpiazzare il Cpe (che prevedeva, lo ricordiamo, l’assunzione degli under 26 per due anni, con la possibilità di venire licenziati in qualsiasi momento senza motivazione): la nuova proposta di legge prevede contributi a chi assume giovani dai 16 ai 25 anni con poca esperienza, che vivono in aree urbane difficili o che sono titolari di contratti di inserimento nella vita sociale (Civis). La discussione dovrebbe proseguire anche oggi. Tra molti studenti che continuano a mantenere la pressione, si fa sempre più chiaro l’obiettivo di andare oltre la semplice soppressione del Cpe. D’altra parte, sin dall’inizio delle mobilitazioni, in molte università e licei occupati, durante le assemblee generali, non si parlava solo del contratto di primo impiego, ma si tirava in ballo «l’ingiustizia dell’intera legge sulle pari opportunità»: la loi sur l’égalité des chances viene definita dagli studenti «degna del XIX secolo», dato che istituisce l’apprendistato a 14 anni, cancella l’obbligo scolastico fino a 16 anni, autorizza il lavoro notturno dai quindici anni in su. Contestatissimo, e se ne chiede da più parti il ritiro, anche il contrat nouvelles embauches, il Cne, fratello maggiore del Cpe: il «contratto nuove assunzioni», entrato in vigore nell’agosto 2005, cancella il diritto alla giusta causa per tutti i lavoratori assunti nelle imprese sotto i 20 dipendenti. Ancora, tra i desiderata di molti studenti anti-Cpe c’è anche l’abrogazione della legge Fillon sull’istruzione, il reintegro dei posti ai concorsi di insegnanti (tagliati del 30% quest’anno), e la volontà di avversare il giro di vite sugli immigrati annunciato da Sarkozy.