Donne o quote?

La vicenda della presenza negli organismi dirigenti del Partito che ha interessato il PRC fino al Congresso Nazionale, ha fatto, come previsto, esplodere tutte le sue contraddizioni, mettendo a rischio la buona riuscita stessa del V Congresso del PRC.
C’è oggi la necessità di chiarire le pesanti responsabilità di una scelta sbagliata e i percorsi che hanno accompagnato la discussione congressuale, perché, se lasciati sotto traccia, questi due aspetti del dibattito rischiano di creare danni ancor più gravi alle tante compagne che hanno dovuto subire, la strumentalizzazione del loro ruolo per la garanzia di poche, percorso nel quale il Forum delle donne ha agito da vera e propria lobby, a garanzia di “posti” centrali.
La storia in breve.
Già dai primi incontri della Commissione Statuto, che lavorò alla stesura delle modifiche alla carta costituente del partito (lo Statuto), fu subito chiaro che le proposte avanzate dal Forum su quote fisse di presenza femminile negli organismi dirigenti al 40% e sulla modifica all’art. 21 – Forum, altro non fossero che vere e proprie “alchimie garantiste” non già per la presenza delle donne (tutte) negli organismi ma solo per una ristretta cerchia di compagne più garantite di altre, per due ragioni precise:
1) La proposta della modifica dell’art. 43, che interveniva sul “tendenzialmente del 30%” modificando la proposta al 40% secco, infatti, non tiene in alcun conto almeno 3 aspetti fondamentali della questione femminile nel nostro partito (distrazione?), e precisamente:
a. Il numero delle compagne iscritte al partito non raggiunge il 20% e, anzi, in questi ultimi anni, dimostra una tendenza (da indagare, come peraltro ha fatto il dibattito più generale del congresso, e se si vuole realmente intervenire sul dato) al ribasso, piuttosto che al rialzo;
b. L’articolo 43 dello Statuto, nella sua versione originaria, ha dimostrato che, nella stragrande maggioranza dei casi, gli organismi dirigenti hanno tenuto conto del 30%” che, pur evitando di generare difficoltà alle strutture del partito, aveva operato una modificazione profonda in sintonia con una necessità di presenza delle compagne negli organismi sentita, in stretta connessione al numero reale delle iscritte al Prc;
c. La presenza delle compagne degli organismi dirigenti periferici non è, nei fatti, ancora così significativa come invece lo è la necessità che il pensiero delle donne permei l’elaborazione politica complessiva del PRC.
La causa principale è invece da ricercare nelle maggiori difficoltà che queste incontrano nel partito. La crescita teorico-politica delle compagne è rallentata proprio per questi maggiori impedimenti sul loro fare militanza, trovare assonanza con i tempi e i modi della vita delle donne rispetto a quelli del partito (problemi attorno ai quali mai si è tentato di intervenire con proposte e riflessioni). L’imposizione, quindi, di quote fisse e alte di composizione femminile degli organismi, all’oggi, determina una sorta di violenza all’obbligo di assunzione di responsabilità dirigenti per un numero di compagne superiore a quelle già preparate a ricoprirli. Questo ha generato nelle compagne un sentimento di inadeguatezza (e può tramutarsi pericolosamente in umiliazione) diffuso soprattutto tra quelle che per la prima volta affrontano esperienze di forte responsabilità politica, svincolata dalla maturazione politica e di direzione del partito che derivi dalle lotte o dall’egemonia teorico-intellettuale raggiunta nel dibattito politico. L’aver subìto la presenza coatta in lista, anche, a volte, a scapito di compagni che, nonostante la loro storia di impegno nel partito (sindacalisti, parlamentari, e altri) hanno dovuto “far loro posto” a suon di statuto, è stato frustrante e umiliante per molte. Troppo per essere taciuto. Non è sufficiente invocare la categoria del femminismo (da molte compagne non condivisa) a qualificare la presenza numerica negli organismi, soprattutto ai più alti livelli dove, invece necessitano altre categorie, non ultima quella del riconoscimento e la condivisione da parte degli altri. Non è stato lo stesso per molte compagne del Forum che, peraltro già da tempo, hanno dimostrato di non recepire questa consapevolezza e che invece, hanno approfittato di un reale disimpegno della maggioranza delle compagne sulle questioni delle donne, principalmente per una non condivisione dei percorsi teorici su cui si sono dipanate le proposte del Forum, ma anche per una sorta di delega alla rappresentanza che il partito ha assegnato solo al Forum (qualcuna ricorda ancora l’esperienza dei Luoghi di Donne?), così che gli approfondimenti di genere non hanno coinvolto tutto il partito, quale parte di un progetto più ampio, quello della costruzione di un pensiero comunista della differenza.
2) E’ giunto il momento di respingere queste modalità e l’egemonia sul pensiero femminile solo del Forum delle donne. E’ necessario che le compagne, a tutti i livelli, abbiano chiari i percorsi e che si facciano carico di alternative, tese ad evitare che si ragioni sulle proprie teste senza partecipare alle decisioni, dimostrando quanto grande e generoso il loro impegno nel partito e che ruolo positivo può giocare all’interno del progetto complessivo del Partito il pensiero femminile comunista, cosa che può evitare che si generino spaccature tra compagne “garantite” e compagni e compagne che sono esclusi a prescindere dalle loro storie e dalle capacità di egemonia politica che sono stati e state in grado di esprimere.
La formazione dei gruppi dirigenti non è un’accozzaglia di differenze da garantire, ma una ricerca minuziosa e caparbia di compagni e compagne che sanno farsi carico di tutte le differenze nelle loro proposte, nel loro impegno, della loro capacità di esprimere egemonia nei gruppi, che dalle lotte nella società si impongono quali riferimenti intellettuali e di agire della politica, nella società e nel partito.
Il CPN e la quota delle donne.
La proposta dei nomi per la composizione del Cpn, avanzata dalla commissione elettorale del congresso, presieduta dalla compagna Loredana Fraleone, ha avuto la seguente composizione:

Totale composizione: uomini 89 (65.93%) – donne 46 (34.07%).
Tesi 1 senza emendamenti (Bertinotti e altri): donne 36.58%.
Tesi 1 + emendamenti (Grassi, Pegolo e altri): donne 40%.
Tesi 2 (Ferrando, Grisolia e altri): donne 29.41%.

Spesso l’asetticità dei numeri è molto più eloquente di molte pagine di parole.
A sostegno di questa proposta la compagna Elettra Deiana ha tentato di far quadrare conti sbagliati, impresa difficile ma, a quanto pare non impossibile.
Interpretando il pensiero di tutte, Deiana si è dichiarata soddisfatta dell’”approssimazione”.
Interpretando solo quelle compagne che nel dibattito congressuale hanno contestato le quote per le ragioni sopra elencate, si può al contrario affermare come non ci sia alcuna soddisfazione, né per l’ottenuta rappresentanza, né per aver operato un atto anti-statutario che indebolisce l’organismo, ma che indebolisce, per questo, il Partito, orfano del suo rapporto con le regole democratiche che stabilisce per sé.
Non si può, inoltre, dimenticare di essere state insultate nel dibattito sulle quote, con buona pace delle singole storie personali di donne del nostro partito, che hanno contribuito, spesso con i fatti forse più che con le parole, alla costruzione dei momenti più alti delle battaglie delle donne nelle proprie realtà.
Non si può inoltre dimenticare il fatto di essere state scelte a scapito di altri stimati dirigenti negli organismi, soprattutto in quelli nazionali.
Ma si dovrà ricordare che oggi, in virtù di questa scelta sbagliata, tutte le compagne, comprese quelle che si trovano nel Forum, sono solo un numeretto percentuale, senza alcuna distinzione tra loro, femministe e non.
Si parte, quindi, tutte da zero, anche in conseguenza del fatto che il Congresso ha respinto la modifica dell’articolo 21 dello Statuto, tesa ad affermare che il Forum fosse l’unico luogo di elaborazione del pensiero delle donne del Prc.
La cultura di donne comuniste non si esercita nei ghetti garantiti dagli uomini, ma si agisce nel partito.
Le donne comuniste sono diverse anche nei modi della partecipazione, orgogliosamente diverse anche nella scelta dei metodi e nella forma della proposta politica declinata al femminile, con la grande dignità di comuniste.

Beatrice Giavazzi
Collegio Nazionale di Garanzia del Prc