Domopak t’incarta e poi ti toglie il posto

Lavorare di più, pagati di meno, con il massimo di flessibilità e il meno di personale possibile in azienda. Questa, in estrema e efficace sintesi, la filosofia di fondo per la prima operazione del fondo «salva imprese» ideato e guidato da Carlo De Benedetti, recentemente al centro della ridda di indiscrezioni sul futuro di Alitalia.
Il fondo Management&Capitali Spa (M&C) ha acquisito, a ottobre scorso, il gruppo Comital-Saiag (azienda nota per i suoi marchi Cuki, Domopak e Tonkita). Obbiettivo: salvare marchi industrialmente forti, in un’azienda soffocata dai debiti. La strada scelta? 180 esuberi su un totale di circa 900 dipendenti in Italia, insieme alla disdetta di tutti gli accordi sindacali che comportano lacci e lacciuoli nell’organizzazione del lavoro, a voler citare le prime misure annunciate ai sindacati, in occasione della presentazione del piano industriale lo scorso dicembre.
Azienda leader nel mercato nazionale, ma forte anche sui mercati esteri, soprattutto per la produzione di fogli di alluminio per alimenti, la Comital-Saiag conta circa 900 dipendenti in Italia (2000 considerando i presidi industriali in altri paesi). «Un’azienda che ha mercato – spiega Federico Bellono, della Fiom di Torino – ma anche una consistente esposizione debitoria». E i debiti risalgono alle origini. A quando cioè, un paio di anni fa, il noto imprenditore torinese Valetto, che già possedeva entrambe le società (la Saiag e la Comital, quest’ultima ex Partecipazioni Statali), ha creato «il gruppo». Il bubbone scoppia nella tarda primavera dell’anno scorso: 270 milioni di euro di debito con una ventina di istituti di credito.
Si tenta la ricontrattazione del debito, ma l’operazione non va a buon fine ed è a questo punto, nell’ottobre scorso, che subentra il fondo di De Benedetti. Il 19 dicembre viene presentato ai sindacati il piano industriale, «tutto tagli, contenimento dei costi e pochi investimenti» spiega Bellono: 180 esuberi immediati, oltre alla disdetta di tutti gli accordi sindacali siglati nei diversi stabilimenti del gruppo e che comportano costi aggiuntivi a quanto previsto dai minimi del contratto nazionale. Le maggiorazioni per i turni notturni e le indennità, per esempio, fino ai diritti sindacali (numero di delegati e ore di permesso sindacale). Il tutto, guarda caso, mentre nel Gruppo si parla di «ciclo continuo» degli impianti per recuperare produttività. Come nello stabilimento di Volpiano (in provincia di Torino) dove già il ciclo continuo in alcuni reparti è una realtà. «E’ una vicenda aziendale difficile – conclude Bellono – ma la sensazione è quella che si punti ancora una volta ad una riduzione di costi sulle spalle dei lavoratori chiedendo loro, contemporaneamente, un maggiore impegno».
Non rassicurano i sindacati i trascorsi di De Benedetti in Olivetti. Il sospetto che circola è quello che si voglia riportare in carreggiata l’azienda in tempi record per poi rivenderla. Che la mission sia insomma quella di una veloce remunerazione per gli azionisti del «fondo» (che poi sono i personaggi di spicco del capitalismo nostrano). Domani, azienda e sindacati si incontreranno nuovamente. «Ma se l’azienda non farà marcia indietro – annunciano i sindacati – sarà inevitabile calendarizzare una serie di scioperi».
Nello stabilimento di Pontinia (in provincia di Latina) invece, continua lo sciopero a oltranza di operai e impiegati. Lì ha sede la Europack, azienda acquisita dal Gruppo Comital-Saiag sette anni fa. «Azienda sanissima – racconta Albino Barberio, responsabile export – e che ora rischia 21 esuberi su un totale di circa 90 dipendenti». Durante l’ultimo incontro di ieri, l’azienda ha proposto una riduzione dei tagli all’organico: 10 persone, scelte tra il personale amministrativo. Ma i lavoratori non ci stanno. «Cercano di spezzare l’unità che c’è tra i reparti di produzione e gli uffici» dicono. Loro che, da quattro giorni, scioperano a oltranza. Tutti a dire, «restiamo qui finchè l’azienda non torna indietro: non ci prenderanno di sicuro per stanchezza».