Documento unitario dei circoli PRC-PdCI di S. Giorgio a Cremano – Ercolano (Napoli)

Il voto del 9 giugno ci consegna un’Europa complessivamente spostata a destra con l’affermazione delle forze conservatrici, in alcuni casi xenofobe, e l’insuccesso della socialdemocrazia che, dopo lustri di governo nei principali paesi europei, arretra significativamente. Anche la sinistra radicale ed i comunisti marcano un sostanziale insuccesso se si eccettuano i casi della Grecia e del Portogallo dove grazie ad un radicamento sociale e mantenendo un ruolo politico di massa, sostanzialmente confermano o incrementano il loro consenso, anzi essi creano anche uno spazio per la sinistra anticapitalista non comunista intercettando quella parte di società non immediatamente conquistabile all’idea comunista.

I risultati per la sinistra in Europa, dunque, sottolineano una difficoltà di risposta alla crisi, sia sul piano teorico quanto su quello pratico.

Dopo la caduta del Muro si è avviato nel capitalismo occidentale un processo di globalizzazione neoliberista che ha affiancato all’intensificazione dello sfruttamento delle risorse anche un abbassamento dello stato sociale trovando un valido alleato nelle politiche socialdemocratiche che su di esso si basavano per contenere l’espansione comunista.

Ma proprio la globalizzazione ha permesso di mettere a nudo tutte le deficienze del sistema liberista, conferendo alla attuale crisi una dimensione mondiale non facilmente affrontabile con le solite ricette delle guerre di espansione e/o con l’apertura di nuovi mercati.

Si ripropone, perciò, con forza la necessità dell’equa distribuzione delle risorse tra i popoli, non più di un solo paese, ma dell’intero pianeta. Tale necessità rende più che mai attuale l’assunto fondamentale del socialismo e della programmazione (o pianificazione) delle risorse, a cui non si potrà sfuggire; non solo, ma dovendo fare i conti con la “questione ambientale” che di per se richiede scelte orientate e precise, a maggior ragione non ci si potrà sottrarre ad una “gestione” socialista delle risorse e del loro sfruttamento. Si ripropongono, quindi, con rinnovata forza le teorie e le ragioni che i comunisti hanno iniziato a divulgare con Marx e che costituirono la base sperimentale del grandioso avvenimento dell’Ottobre 1917, avvenimento la cui spinta propulsiva consentì, all’umanità intera, in pochi lustri, un passo decisivo per la propria emancipazione sociale rispetto a tutta la precedente storia dell’umanità (nonostante le gravi degenerazioni che drammaticamente accompagnarono lo sviluppo di quel processo di liberazione e che costituirono la base della sconfitta subita dai comunisti nell’89).

Anche in Italia i governi, di centro destra e di centro sinistra, si sono caratterizzati, in perfetta alternanza, per l’aver assecondato la ricetta del libero mercato: dai processi di intensificazione dello sfruttamento alla precarizzazione del lavoro al contenimento dei salari. Tutto questo con la complicità delle centrali sindacali subalterne ed asservite al quadro politico e padronale.

La presenza di ben due forze comuniste organizzate nel nostro paese non ha posto un argine a questa deriva. Anzi, il processo involutivo di rinuncia della propria autonomia, ponendosi su un piano di negazione delle istanze proprie dei comunisti in vista della collaborazione ai governi di centro-sinistra, è sfociato nella drammatica sconfitta dell’arcobaleno dell’anno scorso.

Ciò ripropone con forza la necessità di una riflessione per un rilancio della Questione Comunista, anche alla luce dell’attuale crisi sistemica del capitalismo. Si rende oggettivo e urgente l’avvio di un processo di unità organico delle forze comuniste, a partire da quelle organizzate, in tempi rapidi tali da dare credibilità al progetto e porre fine ad una diaspora oramai illogica.

Se l’Arcobaleno è stato il punto più basso della storia comunista le scorse elezioni fanno intravvedere piccoli ma positivi segnali di ripresa. Lungi dal ritenere questo risultato un successo tantomeno possiamo considerarlo un fallimento per non aver raggiunto, per pochi voti, il 4% (anche se al sud l’obiettivo è stato ampiamente raggiunto nonostante la invadente presenza delle mafie che ne controlla ampie zone): sarebbe un errore strategico ed una contraddizione in termini rispetto alla storia comunista di questo Paese.

Tuttavia occorre mettere in evidenza che quel risultato, effettivamente basso in termini percentuali rispetto al passato anche recente, assume un aspetto diverso se messo in relazione con la nascita della lista unitaria comunista ed anticapitalista. Quella lista rappresenta l’inizio di un progetto strategico che tende a ricomporre l’unità politica ed organizzativa dei comunisti in Italia per realizzare un vasto fronte sociale e politico per il cambiamento della società. Quella lista rappresenta, al di là del risultato numerico, il vero punto di partenza per ricreare una reale presenza comunista in Italia.
E’ stato dunque un voto caratterizzatosi per l’attaccamento alla militanza, anche se non scevro dai difetti dei processi involutivi ereditati dall’ultimo PCI con degenerazioni e opportunismi. A ciò si è aggiunto una concezione personale e dirigistica dei due partiti, con la rinuncia alla collegialità della direzione; tutto questo ha finito per esercitare un peso distruttivo sull’essere partito, cui i comunisti storicamente erano avulsi. Stante tutte queste difficoltà, pur nella insoddisfazione del risultato numerico, non si può che assumere positivamente la prova elettorale quale reazione alla disfatta dell’arcobaleno consentendo la riproposizione di una forza comunista ed anticapitalista che proprio di fronte all’attuale crisi, rilanci le ragioni per una radicale trasformazione sociale della società in Italia e nel mondo.

Tutto questo ci chiama a sperimentare una vertenzialità diffusa nei territori, a tutti i livelli, attraverso la messa in campo del coordinamento dei due partiti e delle altre forze comuniste ed alternative che intendono parteciparvi. Ciò a partire dalle questioni del lavoro e dei precari, riunificando da subito tutti i punti organizzati nei luoghi di lavoro per sperimentare sui temi vere e proprie piattaforme rivendicative.
Solo attraverso questa prassi sarà possibile contribuire alla rinascita di un moderno sindacato di classe che renda i comunisti protagonisti nell’esercizio della direzione politica delle lotte. Analoga prassi va sperimentata nei piccoli paesi, nei quartieri delle città, nei luoghi di studio e di cultura, attraverso un’offensiva sulle condizioni sociali per liberare la parte più povera della popolazione dallo stato di indigenza, riproponendo la grande questione del salario sociale, delle pensioni al minimo, degli sfratti, dei diritti negati (informazione, istruzione, salute), della sicurezza dei luoghi di lavoro; a tale scopo vanno utilizzate tutte le forme della comunicazione, dalle classiche a quelle più moderne, come internet ,che si rivelano in alcuni casi estremamente efficaci.

Il riproporsi dei comunisti, quindi, quale moderna forza alternativa per il radicale cambiamento della società, per combattere non solo le diseguaglianze, ma quel l‘insieme di effimeri valori cui il capitalismo induce, attraverso il primato della proprietà privata con la carica di egoismo e violenza criminale che produce.

E’ alla luce di queste scelte fondanti che va affrontato il problema delle alleanze, senza pregiudizi, ma con la consapevolezza di essere una forza alternativa ed autonoma che sappia valutare, con l’attenzione dovuta, come tutelare al meglio gli interessi collettivi che rappresentiamo nelle varie fasi, nei territori, riportando sempre ad un comune denominatore la coerenza delle scelte. Tutto questo richiede un ruolo del partito che non deve abdicare il proprio ruolo ai livelli istituzionali che spesso si sono imposti anche mortificando la partecipazione degli organismi dirigenti.

Le scelte fatte con ritardo, un ’ulteriore attendismo frutto di persistenti visioni politiciste deve essere evitato, ponendosi l’obiettivo di riunificazione dei due partiti. Il persistere di questa doppia presenza sarebbe davvero anacronistico e incomprensibile, specialmente nell’ottica di lavorare per l’ unità di una sinistra alternativa più diffusa.
Senza ulteriore titubanze occorre lavorare da subito per svolgere nei prossimi mesi il congresso di riunificazione lanciando un appello a tutte le forze comuniste per porre fine alla diaspora.

I circoli di Ponticelli aderiscono al documento