Documento respinto Cannavò

L’evidente crisi politica in cui versa il governo Prodi e lo scontro tra le sue componenti segna il fallimento del progetto politico dell’Unione vincente alle elezioni del 2006 ma incapace di rappresentare una reale alternativa politica e sociale alle destre. Nato per determinare una soluzione di continuità nella politica italiana il governo Prodi si è rivelato, com’era prevedibile e previsto, un governo ostile ai lavoratori e alle lavoratrici, portatore di interessi legati al capitalismo italiano, vero beneficiario delle sue politiche, fondamentalmente antipopolare, proiettato verso un “liberalismo compassionevole” e interno ai meccanismi della guerra multilaterale. Un fallimento complessivo che dipende, essenzialmente, dall’esaurimento dei margini riformistici e che non a caso trova riscontro nella progressiva involuzione della sinistra italiana come dimostra la nascita del Pd targato Veltroni.
La sinistra di governo, dal canto suo, riesce a malapena a ridurre i danni, senza riuscire a invertire la tendenza di fondo. Anzi, contribuendo a frenare lotte e conflitti, diventa complice e soggetto attivo di quelle stesse politiche liberiste.
Ribadiamo la volontà di costruire l’opposizione alle politiche del governo Prodi e l’indisponibilità ad avallare o sostenere misure antipopolari e di guerra. Saremo contro l’ennesima riforma delle pensioni, contro la base di Vicenza, contro le scelte di disastro ambientale come la Tav. No Tav, No Dal Molin, né scalone né scalini!

2. Il fallimento dell’Unione rende evidente il fallimento della linea politica del Prc varata al Congresso di Venezia della quale vengono meno tutti i presupposti e le previsioni. La “Grande Riforma” si arena di fronte ai diktat di Bruxelles e del padronato; l’alleanza con la “borghesia buona” muore di fronte alla solita aggressività di Confindustria; la destra non è mai stata così forte in Italia; l’impermeabilità del governo ai movimenti produce una fuoriuscita di fatto del partito dal movimento reale e una inefficacia interna al governo. Si tratta di un fallimento che coinvolge l’intero gruppo dirigente del partito, che ne dovrebbe trarre le conclusioni dimettendosi e convocando un congresso straordinario entro l’autunno.

3. Da questo fallimento discende la crisi irreversibile del Prc e il sostanziale esaurimento del suo ruolo e della funzione politica svuotata da una mediazione impossibile con le forze vive della borghesia italiana ed europea e dall’impossibilità/incapacità di stare nei movimenti. Il 9 giugno fotografa questa situazione. Il gruppo dirigente perseguendo l’illusione della combinazione di “lotta e governo” ha condotto il partito in una strada senza uscita. A venire meno è un coerente, per quanto difficile, progetto anticapitalista, indipendente dal punto di vista di classe e alternativo sia al centrodestra che al centrosinistra.

4. L’esaurimento del Prc è dimostrato, del resto, dal tentativo, più o meno lucido, del gruppo dirigente di operare un’uscita da destra dalla crisi, in direzione di una “rifondazione socialista” che ripropone il classico moderatismo della sinistra italiana. Nella proposta avanzata dal gruppo dirigente “andare oltre”, significa abbandonare definitivamente la “ragione sociale” del Prc e della sua storia, ossia la vocazione, per quanto contraddittoria, a mantenere viva la prospettiva di una sinistra anticapitalista, che mettesse al centro la necessità di resistere agli attacchi del padronato e della classi dirigenti che oggi si incarnano nelle politiche del governo Prodi. Andare oltre significa andare verso una prospettiva di compatibilità sociale e di governo dell’esistente, dentro un’unità astratta della sinistra sostanzialmente basata sull’assemblaggio di ceti politici. Questo orientamento è stato in effetti già assunto dal gruppo dirigente del partito, avanzato ufficialmente nel congresso della Sinistra Europea, e di fatto già agito nelle iniziative politiche assunte, in particolare a livello istituzionale con i coordinamenti degli eletti della “sinistra” che un po’ ovunque sono sorti e che preludono esplicitamente alla presentazione di liste comuni alle prossime amministrative, in un percorso che quindi ci sembra già segnato e difficilmente reversibile. Confederazione, modello “a rete” o Flm, partito unico, “cantiere”… la forma è davvero secondaria rispetto al contenuto. E il contenuto è uno slittamento netto e deciso a destra del partito in un nuovo campo della politica diverso da quello occupato fin dalla sua nascita.

5. Contro questo fallimento e di fronte a una storia che si chiude con “l’andare oltre” proposto dal gruppo dirigente del Prc, noi proponiamo un’alternativa radicale: un’uscita da sinistra dalla crisi, un “andare oltre” differente, verso i movimenti sociali e il conflitto, recuperando l’autonomia politica e la prospettiva rivoluzionaria, fuori dal governo e dalle mediazioni imposte dal Pd, nel cuore dell’opposizione sociale,

6. Ci impegniamo, e proponiamo al partito quindi, di dare avvio a una diversa fase Costituente della sinistra alternativa, anticapitalista, ecologista, femminista, internazionalista. Un processo di ricomposizione politica aperto e di medio periodo che recuperi l’esperienza migliore della rifondazione comunista, che sia basata sul rapporto reale cioè nel vivo del conflitto con i movimenti, e imperniato sull’indipendenza politica ed elettorale dal centrosinistra.
Alla nascita del Pd non si risponde necessariamente con l’impossibile organicità di una sinistra unita ma senza aggettivi. Come sempre nella storia italiana, le sinistre sono due : una orientata al compromesso sociale l’altra antagonista, anticapitalista, di classe, internazionalista. Le sinistre restano due anche a sinistra del Partito democratico.

7.Ribadiamo il nostro impegno nella costruzione del movimento di massa con un approccio unitario, fondato sull’unità d’azione, che sia capace di costruire, sulla base di obiettivi determinati, la mobilitazione più ampia possibile. Tuttavia, sulla base dell’esperienza recente, dal 9 al 16 giugno passando per le molteplici vertenze locali in difesa della salute e dell’ambiente, crediamo che la costruzione di Patti d’azione a livello nazionale e locale su obiettivi specifici e nel quadro della opposizione sociale al governo Prodi sia oggi una priorità.
Il no alla guerra, a partire dalla base di Vicenza, il no alla Tav, la difesa di beni essenziali, la continuazione del Pride sono i terreni di lavoro. Ma è sullo scontro sociale, in particolare, che oggi si gioca una partita decisiva. Per questo ci impegniamo, a partire dal rapporto con le forze promotrici del 9 giugno, a realizzare un’Agenda sociale che sia la base per un’ampia mobilitazione in autunno contro le politiche sociali del governo Prodi.

8. Proponiamo al Cpn di Rifondazione comunista di convocare il congresso straordinario del partito entro l’autunno. E’ quella la sede in cui fare un bilancio della linea politica fin qui prodotta e far confrontare le due vere proposte alternative esistenti all’interno del partito: la “rifondazione socialista” da un lato, la rifondazione di una sinistra anticapitalista dall’altro. Altri progetti che non tenessero conto del logoramento di questo partito e dell’impossibilità a far convivere prospettive strategiche, ormai divaricanti e non componibili, darebbero vita a una confusione che contribuirebbe ad aggravare la già grave crisi in cui Rifondazione comunista è stata gettata da un progetto politico fallimentare.
Salvatore Cannavò, Matteo Bartolini, Sergio Bellavista, Claudio Bettarello, Lidia Cirillo,Luigino Ciotti, Danilo Corradi, Christian Dal Grande, Flavia D’Angeli, Nadia De Mond, Roberto Firenze, Aurelio Macciò, Elena Majorana, Gigi Malabarba, Cinzia Nachira, Chiara Siani, Nando Simeone
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