Documento politico (primo firmatario Augusto Rocchi)

Il CPN ringrazia le elettrici e gli elettori che hanno sostenuto la nostra lista alle europee e nelle elezioni locali. Grande è stato l’impegno dei nostri militanti e delle militanti, nonché delle strutture del partito, che con generosità hanno lavorato per consentire un nostro rafforzamento, in una difficile campagna elettorale, e, pur tuttavia non si è conseguito il superamento dello sbarramento previsto
Le elezioni europee ci consegnano una Europa più a destra, infatti si affermano i partiti conservatori, quelli liberali e le forze politiche nazionaliste a forte matrice xenofoba e razzista. La socialdemocrazia crolla e i partiti della Sinistra europea non riescono a capitalizzare la critica alla crisi economica e finanziaria, ed infatti il nostro gruppo parlamentare europeo perde un quinto dei suoi deputati. L’unica proposta di sinistra che riesce a passare in Europa si esprime in un impianto non dogmatico: in questo quadro è emblematico il risultato del Blocco della Sinistra portoghese e quello dei verdi tedeschi e francesi, caratterizzati da una critica concreta alla crisi del capitalismo e da una proposta di economia verde, critica verso lo sviluppismo e con una proposta ecologica alternativa. Dentro la crisi la sinistra europea ha pagato lo scotto di una assenza di proposta, l’incapacità di leggere la devastazione sociale delle aree industriali, la crisi culturale e la difficoltà di ricostruire un pensiero critico dentro la lettura di questa fase.
In Italia il bipolarismo si consolida e l’affermazione della Lega Nord rappresenta il termometro della deriva italiana, di un Paese, cioè, che affronta la crisi con messaggi di paura, incitando una guerra tra i poveri con tendenze pericolosamente razziste e xenofobe. I soggetti travolti dalla crisi non riescono a trovare una loro soggettività politica di riferimento e si affidano a risposte semplificatorie e spesso populiste.
Il CPN considera che l’esito del voto per il Parlamento europeo e in molte amministrazioni locali, costituisca una sconfitta della ipotesi politica che si è tradotta nella lista comunista anticapitalista.
La relazione del Segretario del Partito risulta inadeguata a produrre la svolta necessaria per passare da questa sconfitta alla costruzione di una strategia, di un partito, capace di rappresentare l’alternativa alla società capitalista investita da una crisi economica che si configura come crisi di sistema.
Mentre l’America di Obama riflette, nella crisi sul modello di sviluppo, l’assetto industriale, sulle fonti energetiche e apre al confronto con il mondo islamico, l’Europa arretra e non ha un risposta originale alla crisi, anzi le elezioni del Parlamento europeo segnano una chiusura delle politiche di cooperazione, di accoglienza e sconfinano nella xenofobia.
La crisi economica, la frammentazione sociale, non può ridursi, come spesso accade in mera descrizione. Le metamorfosi sociali culturali antropologiche avvenute nella società vanno indagate a fondo. C’è bisogno oggi – a sinistra- di uno spazio di analisi e proposte condivise sulla crisi, che non è solo crisi economica, ma è Crisi come categoria di lettura del nostro presente.
Il mondo del lavoro è senza rappresentanza politica, CGIL e FIOM e complessivamente le organizzazioni sindacali più radicali, rischiano una deriva di isolamento e marginalizzazione, qui sta la responsabilità, davvero storica per la sinistra e per noi, della ricomposizione sociale e politica del mondo del lavoro, per questo è necessaria una mobilitazione straordinaria contro le ipotesi di innalzamento dell’età pensionabile e una estensione generalizzata degli ammortizzatori sociali e di interventi di integrazione al reddito. Un intervento pubblico sui fondi pensione, costituiti con i TFR dei lavoratori e delle lavoratrici, che ne garantisca il rendimento, così come i vincoli per la sicurezza sul lavoro vanno rilanciati, con forza, insieme alla costruzione di tutele economiche e normative definite a livello europeo come: contratti di lavoro di riferimento, e paga oraria media di riferimento, utili a scardinare il principio della competizione tra lavoratori, di diversi paesi.
Va contrasta una lettura opaca dell’economia, in cui scompare il lavoro delle donne, specie quello per la riproduzione, riattualizzando, anche e soprattutto nella crisi, gli impegni che i governi si erano assunti nella conferenza di Pechino, allorquando decisero di rendere visibile nei propri bilanci, il valore economico per gli stati del lavoro dedicato alla riproduzione; così come va contrastata la discriminazione di reddito da lavoro subita dalle lavoratrici dipendenti e non, e va praticato nelle leggi e nei provvedimenti pubblici il mainstreaming, giacché tali atti hanno un impatto di genere differenziato, l’esempio più calzante è rappresentato dal passaggio del sistema pensionistico da retributivo a contributivo laddove solo il 3% delle lavoratrici raggiunge i quarant’anni di contributi.
Migliaia di lavoratrici e lavoratori precari, nella pubblica amministrazione, non si vedranno riconfermare il contratto, scivolando nel mare della disoccupazione, va messa in campo ogni iniziativa, anche autonoma del partito per scongiurare questo esito, chiedendo il rinnovo dei contratti per tutto il periodo della crisi.
“Noi la crisi non la paghiamo” è stato il più efficace programma di opposizione degli ultimi tempi, lanciato dalla scuola e dall’università, un tema che parla direttamente al cuore dell’esistenza e del futuro, delle vite di tanti giovani studenti e ricercatori, che lottano contro i “ladri di futuro”, questo nostro partito, se vuole tornare a ridare senso alla politica deve, avere l’aspirazione di costruire prospettive e futuro, ricercando, insieme, le risposte adeguate ai desideri delle nuove generazioni che vivono la dimensione materiale ed esistenziale della precarietà rilanciando la battaglia per il reddito e per un lavoro dignitoso e garantito.
Non vogliamo riproporre meccanismi di spaccatura interna al partito né ricerca di capro espiatorio su cui scaricare le responsabilità di una sconfitta, la nostra gente non sopporta più le divisioni, e non distingue tra chi le pratica e chi le subisce perciò occorre, produrre una discontinuità progettuale ,un salto di qualità nella proposta e nell’iniziativa politica e sociale del nostro Partito, in grado, anche, di attraversare quindici anni di diaspore.
Il quadro analitico e programmatico delle posizioni che si sono confrontate, nel congresso di Chianciano, risulta largamente superato, dallo svolgersi della crisi economica e sociale, con l’attacco al CCNL e sul terreno della rappresentanza delle forze politiche. In questo quadro, il CPN prendendo atto della sconfitta, apre una fase di elaborazione politica decidendo di promuovere un’iniziativa verso soggetti singoli e collettivi: le forze comuniste, socialiste ambientaliste, pacifiste, sindacali, nonché verso gli/le intellettuali, gli/le economisti/e, e al mondo largo dell’associazionismo, perché si possa definire un piano di uscita dalla crisi e per la ricomposizione di una massa critica necessaria a riavviare e dare senso al conflitto politico; l’alternativa di società ha bisogno di tutti, e noi siamo una parte, ha bisogno, cioè, di esperienze, soggettività critiche e sguardi sul mondo molteplici.
Se non rilanciassimo la nostra iniziativa con una proposta in grado di parlare al corpo del nostro partito e al popolo della sinistra rischieremmo di perdere tanti e tante militanti inverando che: l’unico spazio politico della sinistra debba essere rinchiuso nella gabbia del bipolarismo.
C’è una domanda di unità di tutte forze della sinistra, che viene avanzata da diversi settori della società italiana e vi è una esigenza forte di ricominciare a ridare senso alle nostre battaglie di questi anni: dalla pace al lavoro, dall’autodeterminazione delle donne ai diritti civili, dalla laicità alla democrazia alla difesa e promozione dell’ambiente.
Proponiamo, nel più breve tempo possibile, un’assemblea, che riconduca ad un processo unitario le diverse opzioni di sinistra, che rischiano, se non coinvolte appieno e in termini paritari in tale processo, di rimanere estranee a qualsiasi proposta credibile di confronto della sinistra oltre che di essere di ostacolo per lo stesso futuro dei comunisti in Italia e in Europa.

Augusto Rocchi