Documento del PRC di Bologna sull’emergenza sociale

Partito della Rifondazione Comunista

Federazione di Bologna

DOCUMENTO DELLA SEGRETERIA PROVINCIALE DEL PRC DI BOLOGNA

Bologna è oggi al centro delle cronache nazionali per i manganelli usati contro studenti e dirigenti del PRC, per l’impiego delle ruspe contro baracche di lavoratori immigrati e per l’acuta tensione che questi fatti hanno prodotto nell’alleanza che ha sconfitto Guazzaloca e portato il centro sinistra al governo cittadino. Crediamo che questa preliminare considerazione, a pochi mesi dalle elezioni politiche nazionali, debba far riflettere quanti vorrebbero usare Bologna per aprire un’astratta discussione nazionale sulla legalità.

Emerge, dalle cronache, il dato preoccupante che vede molti dei soggetti politici e degli attori sociali della realtà bolognese chiedere una più forte e attiva partecipazione alle scelte dell’Amministrazioni Comunale e – contemporaneamente – vede il Palazzo Comunale presidiato dalle forze di Polizia, l’accesso dei cittadini alla “casa comune” impedito, i cittadini fatti oggetto di cariche e violenze indiscriminate.

Fotografia indegna della Bologna democratica per cui ci siamo battuti.

Il PRC ha contribuito in modo decisivo alla sconfitta di Guazzaloca.

Vuole contribuire, come peraltro ha fatto fin qui, a definire le priorità del governo locale.

Va in questa direzione il lavoro svolto dall’Assessore Zamboni e dai nostri rappresentanti Sconciaforni e Monteventi.

I problemi sul tappeto sono reali, vanno affrontati attraverso un lavoro collegiale ed inclusivo: l’obiettivo è costruire una città più equa, più solidale, a misura d’uomo.

Fuori da questa collegialità, non esistono strumenti per il buon governo.

Il rapporto tra sindaco e Giunta, e tra Giunta e maggioranza, è stato definito, e trova le sue ragioni, nel programma di governo collegialmente sottoscritto da tutte le forze politiche dell’Unione e votato dal 56% dei bolognesi. Non condividiamo l’introduzione di altri parametri sui quali ridefinire maggioranze e minoranze. Così come non lanciamo aut-aut, altrettanto li rifiutiamo.
Vogliamo puntualizzare, una volta di più i temi che consideriamo fondamentale vengano affrontati:

BOLOGNA, CRESCE L’EMERGENZA SOCIALE

In un recente sondaggio pubblicato dall’Unità si legge che le principali preoccupazioni del 43,5% dei bolognesi sono la disoccupazione e l’aumento del costo della vita.

Queste sono il frutto delle politiche liberiste costruite sul blocco dei salari reali, sulle ristrutturazioni industriali che hanno causato enormi perdite di posti di lavoro e reso precario il lavoro di migliaia di giovani.

Bologna è fra le città più care d’Italia. I servizi sociali non riescono a fornire risposte adeguate ai bisogni della popolazione.

Il governo cittadino deve misurarsi con questo contesto: questa –non i lavavetri- è la realtà che rende insicura la vita di tanti concittadini.

LA CASA, UN DIRITTO NEGATO: migliaia di lavoratori (italiani e migranti), decine di migliaia di studenti universitari vivono sotto il peso di affitti insostenibili. Il costo medio di una casa in affitto spesso sfiora i 1000 euro mensili, il costo di un posto letto i 400 euro mensili. Pur lavorando, molti nuclei familiari non possono ne acquistare ne affittare la casa in cui vivere. La casa è oramai divenuta una vera e propria emergenza sociale a Bologna. Vi sono proposte contenute nel programma elettorale, vi sono proposte fatte da organizzazioni sindacali, collettivi e movimenti:
Prevedere il vincolo di utilizzo di una percentule delle nuove costruzioni per l’Edilizia Residenziale Popolare e per quelle convenzionate garantendo così prezzi sensibilmente inferiori a quelli di mercato, sia per la vendita che per l’affitto;
Costruire una vera e propria Agenzia per la casa che funga da strumento pubblico per incidere concretamente nel mercato immobiliare bolognese, sostenendo progetti ai auto-costruzione e ristrutturazione, sia in forme cooperative sia per meglio utilizzare il patrimonio pubblico, spesso lasciato vuoto per mancanza di fondi;
Incentivare, congiuntamente alle amministrazioni provinciale e regionale e concentrandovi le risorse, la costruzione di studentati e alloggi per le decine di migliaia di studenti fuori sede che rappresentano una risorsa per l’intera città. Non è ammissibile che per studiare a Bologna bisogna spendere 400 euro mensili per un posto letto. Tale politica, come da più parti evidenziato, contribuirebbe anche a sgonfiare la bolla-affitti bolognese;
Praticare una progressiva riduzione dell’ICI sulla prima casa e un sensibile aumento dell’ICI sulle seconde case e soprattutto su quelle tenute artificiosamente sfitte (o, come spesso accade, affittate in nero);
IL LAVORO E LA CRISI INDUSTRIALE BOLOGNESE: decine di fabbriche che chiudono o stanno per chiudere, migliaia di licenziati o cassa-integrati, aziende storiche come Sabiem, Casaralta, Weber, Officine Rizzoli, G.D. in crisi, organizzazioni sindacali allarmate per il declino industriale.
L’Amministrazione Comunale, unitamente ad altri livelli istituzionali, deve fare propria la sollecitazione –avanzata da più parti- a dare vita a tavoli (o a sostenere quelli esistenti) per affrontare complessivamente la crisi, trovando risposte adeguate in termini di innovazione e ammodernamento del sistema produttivo bolognese, salvaguardando i livelli occupazionali.

Torna – a Bologna – la vergogna del lavoro nero. Braccia e corpi dei migranti vengono sfruttati nei cantieri edili come in altri settori economici, senza contratto e senza diritti.

Dilaga il lavoro precario, fatto di bassi salari e nessuna garanzia.

Buon governo significa agire affinché vengano rispettati i diritti dei lavoratori; non certo mandare i vigili a multare i lavavetri.

Operare come si è fatto con i lavoratori di Sala Borsa e Iperbole, stabilizzare la condizione precaria di tanti lavoratori, restaurando i diritti acquisiti.

Sostenere attivamente chi non riesce a ricollocarsi lavorativamente.

Prevedere l’esenzione da utenze per le famiglie più disagiate.

IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA: è una delle sfide principali delle società civili e sviluppate.
Il PRC non ha mai difeso, e non intende farlo, le baraccopoli nate sulle rive dei fiumi o i campi abusivi. Sono l’emblema di situazioni umanamente ed economicamente degradate, che una città civile non può accettare.

Non è nascondendo o spostando il problema che tali situazioni vengono risolte; nemmeno applicando una legge razzista e xenofoba come la Bossi-Fini.

A Bologna sono presenti forze politiche, sociali e di volontariato (cattolico e non) ben disposte a gestire e risolvere, insieme all’amministrazione comunale, tali situazioni di disagio. Una politica di inclusione non può prescindere dal mettere in campo innanzitutto politiche di sostegno attivo a tutti i nuclei familiari bisognosi, siano essi o no riconosciuti da leggi razziste approvate dal Governo Berlusconi.

Nel programma di coalizione vi è l’impegno collegiale per la chiusura dei CPT, impegno che fino ad ora non ha avuto riscontri nell’operato dell’amministrazione comunale.

Noi pensiamo che l’obiettivo per cui collegialmente lavorare sia la regolarizzazione dei tanti migranti che lavorano in nero, senza diritti e senza tutele; e non quello di “usarli” nella nostra economia, mantenendoli però nella condizione di “clandestini” da mandare nei CPT;

WELFARE: Negli anni ’70 Bologna è stata un modello di buon governo in tutto il mondo, e tutto il mondo veniva a studiare lo stato sociale bolognese.
In questi anni i bisogni sono aumentati, in particolare per le fasce deboli della popolazione, ma il livello dei servizi comunali pubblici, a causa dei processi di privatizzazione ed esternalizzazione, si è deteriorato.

Vi sono ancora lunghe liste di attesa per accedere a nidi e materne pubbliche, vi sono fondi insufficienti per sostenere l’indigenza in cui vivono molti nuclei familiari, a partire dagli anziani.

La difesa e l’aumento dei servizi sociali pubblici, anche a fronte dei tagli previsti nella finanziaria, deve essere l’obiettivo su cui costruire le future priorità di Bilancio, concentrandovi le risorse disponibili, come peraltro sollecitano diverse organizzazioni sindacali;

5. SPAZI GIOVANILI PER UNA POLITICA INCLUSIVA: Bologna è una città culturalmente e socialmente ricca. E’ però da decenni che l’amministrazione comunale non progetta politiche giovanili che rispondano alle domande delle nuove generazioni.

A Bologna non vi sono spazi in cui poter suonare senza dover spendere centinaia di euro, non vi sono spazi aggregativi nei quali socializzare e produrre cultura senza dover fare i conti con il caro affitti. L’esperienza dei centri giovanili comunali e di quartiere è più un ricordo che una realtà. Eppure a Bologna sono presenti decine di migliaia di giovani.

Crediamo importante rilanciare, nel pieno coinvolgimento delle realtà giovanili e aggregative presenti sul territorio, una politica comunale che dia risposte concrete al problema dell’assenza di spazi.

Non ci sarebbero grossi impatti di bilancio e basterebbe valorizzare al meglio il patrimonio pubblico già esistente: sarebbe un chiaro segno su quale città vogliamo costruire e per chi;

PARTECIPAZIONE: la campagna elettorale che ha portato alla sconfitta di Guazzaloca è stata attraversata dalla partecipazione popolare, e sulla partecipazione si sono spese parole e impegni. A distanza di un anno e mezzo sono tante le realtà associative e aggregative che lamentano la mancanza di rapporti con l’amministrazione comunale.
La tanto promessa riforma dei Quartieri, individuati nel programma di coalizione come veri e propri snodi del processo partecipativo, non sta decollando.

La stessa mancanza di collegialità e partecipazione alle decisioni dell’amministrazione comunale da parte dei Partiti che hanno reso possibile la vittoria della coalizione rappresenta un oggettivo limite all’azione della stessa amministrazione.

Crediamo che il problema non sia solo la mancanza di strumenti partecipativi, ma l’esaurirsi di quello slancio partecipativo che ha permesso a tutti, dentro e fuori i Partiti, di mandare a casa la giunta Guazzaloca.

Se vi è la volontà politica Bologna può diventare un riferimento per un nuovo concetto di pubblico partecipato, attraverso il coinvolgimento democratico dei cittadini.

E’ su questi punti che il PRC di Bologna intende aprire, nell’Amministrazione Comunale e nella città, un confronto e una discussione che vedano il pieno coinvolgimento di tutte le forze politiche, sociali e di movimento che guardano all’amministrazione comunale come alla “propria” amministrazione. Solo così si può progettare la città dei prossimi decenni.

E’ su queste politiche che va misurata la tenuta della Giunta e della maggioranza.

Rifiutiamo un’impostazione del dibattito sulla legalità che – in modo astratto e scollegato dalla materialità dei problemi – serva da copertura ai mancati interventi sul terreno sociale ed economico.

Ribaltiamo l’affermazione che dice “prima la LEGALITA’ , poi faremo giustizia” parafrasando uno slogan dei movimenti di questi anni: “SENZA GIUSTIZIA SOCIALE NON ESISTE ALCUNA LEGALITA’”

Bologna 27 ottobre 2005