Documento approvato dalla Direzione nazionale del PRC il 12 aprile 2006

DOCUMENTO APPROVATO DALLA DIREZIONE NAZIONALE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA DEL 12 APRILE 2006

La sconfitta delle destre
Le destre escono sconfitte dalle elezioni politiche, l’Unione vince e ha la maggioranza per governare il Paese. Questo è il responso delle urne a cui occorre corrispondere con la massima chiarezza e la massima nettezza. La proposta di grande coalizione, avanzata in queste ore dal centro destra, non ha quindi fondamento innanzitutto sulla base dell’espressione della volontà popolare sancita dal voto. Dal punto di vista politico, inoltre, questa proposta è del tutto contraddittoria con le attese e le speranze del popolo dell’Unione, con l’alternatività con la quale gli schieramenti si sono confrontati durante la campagna elettorale, con il medesimo sistema elettorale che le destre hanno imposto nella parte finale della legislatura.
L’Unione quindi è chiamata ad assumersi la responsabilità del governo del Paese sulla base del programma con il quale si è presentata alle elezioni e della costruzione di una relazione intensa, di una vera alleanza con quella che possiamo considerare la costituzione materiale dell’Unione, le associazioni, i movimenti, il popolo della pace, l’insieme del tessuto democratico che in questi anni ha innervato nel Paese l’opposizione alle scelte del governo delle destre.

La grande coalizione, quindi, va esclusa sia dal punto di vista della costituzione degli assetti che da quello, più insidioso, di una tendenza a una concertazione che annacqui l’impianto riformatore dell’azione di governo.

La nostra linea politica rimane quella della costruzione dell’alternativa. Questa linea, nella condizione determinata dall’esito del voto, passa oggi per la nettezza di un governo che, per la sua composizione e ancora di più per le sue scelte, corrisponda alla esigenza di una vera discontinuità con le destre.

La base politica di questa è quella dell’attuazione puntuale del programma. La scelta netta per la pace e il conseguente ritiro delle nostre truppe dall’Iraq e l’avvio di una politica riformatrice nel campo della politica economica, di quella sociale e nel campo dei diritti ne rappresentano i punti cardine.

La base materiale è costituita come detto dai movimenti, dalle associazioni, dalle grandi organizzazioni del mondo del lavoro e della società civile e dalla necessità della costruzione di una alleanza tra l’azione di governo e il popolo dell’Unione, fondata sull’autonomia e lo sviluppo dei movimenti.

Sulla base delle precedenti considerazioni, la Direzione da mandato alla Segreteria del Partito di avviare consultazioni con gli altri partiti dell’Unione per la formazione del governo e degli assetti che l’iter istituzionale prevede.

Indagare il voto
Sul piano politico e su quello dell’azione di governo, la nettezza delle scelte e l’alternatività con le destre deve rimanere il faro di una iniziativa politica che permetta, in vece, di allargare la base di consenso nel profondo della società su cui invece occorre approfondire l’analisi e il confronto. Non c’è dubbio, infatti, che il voto metta in luce contraddizioni pesanti.

Come già in altre parti d’Europa, il voto ha mostrato l’emergere di fenomeni complessi e di fratture dentro i corpi sociali non facili da ricomporre. Abbiamo già detto che c’è una Europa sociale all’opposizione dell’Europa politica e una frattura tra la società in basso con la società in alto che non segue meccanicamente la contrapposizione tra sinistra e destra.

In altre parole, alla crisi economica e sociale e alla crisi di civiltà provocata dalle politiche neolibersite e dalla guerra non si esce meccanicamente a sinistra. Il rischio incombente è che al conflitto verticale di classe venga sostituito il conflitto orizzontale dentro la società in basso e la riunificazione venga ricercata dentro il mito del conflitto di civiltà. Il voto dimostra la forza di questa prospettiva e che, nel profondo della società, la sfida rimane aperta. La medesima possibilità di vincere questa sfida e battere la deriva dell’antipolitica è essenzialmente legata alla capacità di ridare senso concreto a una politica di cambiamento.

Anche in questa prospettiva, che guarda alle contraddizioni che il voto mette in evidenza nel corpo della società, l’annacquamento delle distinzioni, una politica compromissoria e di scivolamento verso forme di associazione consociativa rappresenterebbero la via attraverso la quale le destre porrebbero le basi materiali di una rivincita.

Il successo di Rifondazione Comunista
Rifondazione Comunista riceve dal voto un incremento che in voti assoluti, percentuali e seggi è il più significativo dell’Unione. Al Senato, il nostro Partito ha un balzo in avanti fortissimo, alla Camera ha un consolidamento importante. Complessivamente possiamo parlare senza enfasi di un chiaro successo della linea politica su cui il Partito ha investito. A questo successo ha contribuito in maniera determinante l’impegno fortissimo dei militanti, cui rivolgiamo il ringraziamento di tutto il Partito.

Il successo chiaro e netto che abbiamo avuto non ci deve esimere da una analisi approfondita dei flussi elettorali, che indaghino il differenziale di consenso avuta tra le due Camere, investighino territorialmente queste differenze, sviluppino una analisi ancora più articolata dell’andamento del voto, verifichino anche le deficienze o le insufficienze che possono essere riscontrate.

Eleggiamo un numero di Senatori e di Deputati superiore a qualsiasi altra legislatura della vita di Rifondazione Comunista.

A tutte le elette e gli eletti va l’augurio di buon lavoro come un caldo ringraziamento a tutte coloro e a tutti coloro che hanno accettato di essere candidati di Rifondazione Comunista e si sono spesi in un confronto elettorale così aspro.

Rifondazione Comunista elegge gruppi parlamentari che in maniera di gran lunga superiore agli altri valorizza la differenza di genere. Anche in consonanza con il movmento delle donne “Uscite dal silenzio” che, a partire dal 14 gennaio a Milano, sta percorrendo tutto il paese.

Il rapporto con il partito, l’autonomia dei gruppi e il vincolo di mandato per ciascun parlamentare sono i punti di riferimento per il corretto e positivo lavoro che in Parlamento sarà svolto.

Il Comitato Politico Nazionale convocato a Roma per il 22 e 23 aprile sarà chiamato a una valutazione articolata del voto, della fase che si apre e dell’iniziativa del Partito.

Le prossime scadenze della campagna elettorale per le elezioni amministrative e quella per il referendum oppositivo alla controriforma della Costituzione sono impegni prioritari per i prossimi mesi nell’azione del Partito.

Contemporaneamente a questi ulteriori fondamentali scadenze elettorali, il Partito dovrà essere impegnato, accanto a una discussione articolata nei territori sul voto e la fase, a un rilancio dell’iniziativa sui temi della pace, dei diritti, della crisi economica e della condizione sociale.

Un impegno diffuso per un grande successo delle manifestazioni per il 25 aprile dovrà essere, in questo quadro, un compito di lavoro essenziale.

approvato a maggioranza con 3 contrari