Disinformazione, la stampa internazionale e la sua testa di turco

La stampa internazionale e la sua testa di turco

Una campagna asfissiante
Il bombardamento di informazioni false o deformate che riguardano il Venezuela, in questi giorni si è intensificato sia sui media americani che sulla stampa internazionale. Il Venezuela subisce questo attacco a ogni vigilia elettorale. L’offensiva mediatica contro il governo Chávez ha un solo obbiettivo: sostenere gli sforzi dell’opposizione per cacciare dal gopotere il presidente venezuelano. Dopo otto anni, quelli che perseguono questo obiettivo tentano di giustificare colpi di stato, sabotaggi economici, attentati terroristici, assassini di personalità in vista, manipolazioni elettorali, la guerra psicologica e l’aumento sproporzionato della presenza militare Usa nella regione.
Ogni anno, Washington e le sue diverse agenzie sperano di raggiungere i loro scopi e finanziano con milioni di dollari i partiti politici, le campagne e i candidati dell’opposizione anti-Chávez. I media internazionali portano acqua a quel mulino. A forza di titoloni e reportage distorti, tentano di preparare l’opinione pubblica mondiale a tollerare qualunque decisione presa contro Chávez. Stando a The Economist, «il Venezuela ha l’economia peggiore del mondo». Quanto al New York Times – un riferimento per molti giornali -, afferma che «Caracas è più violenta dell’Iraq». «Il Venezuela vanta il tasso di omidici più elevato di tutto il continente americano», aggiunge la rivista Newsweek, affermando en passant che «la popolarità di Chávez è al suo minimo storico». Poco importa che i dati non corrispondano alla realtà o che le fonti non siano attendibili, quel che conta è dare l’immagine di uno stato allo sfascio, antidemocratico, isolato a livello internazionale.
La televisione non è da meno. All’inizio di settembre, la Cnn ha trasmesso un reportage, intitolato I Guardiani di Chávez (visionabile su You Tube), che associava il governo Chávez a gruppi armati, criminali, terroristi e paramilitari. Il 13 settembre, Patricia Janiot, la star della Cnn in spagnolo, ha intervistato in diretta un terrorista in clandestinità, presentandolo come uno «studente perseguitato» dal governo Chávez. Si trattava in realtà di Raúl Díaz Peña, condannato nel 2008 per il coinvolgimento nell’attentato contro le ambasciate di Colombia e di Spagna, compiuto il 25 febbraio 2003 a Caracas. Díaz Peña è evaso di prigione il 5 settembre e ha potuto entrare negli Usa senza problema.
Una settimana dopo il suo arrivo, la Cnn lo invitava nella fascia oraria di massimo ascolto. «Quanti altri prigionieri politici ci sono in Venezuela?» gli chiedeva la giornalista che, alla fine dell’intervista, ha anche augurato «buona fortuna» al terrorista, congratulandosi con lui per essere riuscito a sfuggire alla «terribile dittatura di Chávez». Come fa un canale televisivo internazionale a intervistare in diretta un individuo condannato per terrorismo, un evaso, e ad augurargli «buona fortuna»? È possibile solo quando si tratta di Venezuela. Due giorni dopo questa intervista scandalosa sulla Cnn, Fox News titola: «Il Venezuela sospende il ‘volo terrorista’ verso la Siria e l’Iran». Nel reportage, pubblicato anche sul suo sito internet, Foxnews.com, il canale americano classifica il Venezuela come «uno dei tre stati più compiacenti con i terroristi, insieme a Siria e Iran». A proposito di un volo della compagnia aerea nazionale Conviasa, la Fox afferma che «l’aereo trasportava un carico illegale e micidiale, nello specifico esplosivi e materiale radioattivo, e offriva un passaggio sicuro a terroristi, spie, esperti in armi e alti responsabili dell’intelligence iraniana, nonché a membri di Hezbollah e di Hamas». Le fonti? «Agenti segreti occidentali, personalità dell’opposizione venezuelana e una ex spia iraniana che lavora per la Cia».
Il pericoloso reportage della Fox, nel tentativo di associare il Venezuela al terrorismo, va ancora più lontano. «Reza Khalili, ex guardiano della rivoluzione iraniana, che faceva la spia per conto della Cia, ha dichiarato a Fox News che questi ‘voli speciali’ facevano parte di una rete terrorista internazionale diretta dall’Iran, che si estende oggi agli Stati uniti. Tehran si serviva di questi voli per creare una base operativa in America».
La Fox accusa così il Venezuela di fornire aiuto per la costituzione di una «rete terroristica» contro gli Usa. Accuse simili possono provocare guerre. Ma la cosa più incredibile è che, nel corso di quel reportage, una delle principali fonti ha riconosciuto di non avere prove a sostegno delle sue affermazioni. «Peter Brookes, un ex analista del ministero americano della Difesa e agente della Cia, che lavora oggi per The Heritage Foundation (un think tank di Washington), ha affermato che quel volo trasportava regolarmente tra l’Iran e il Venezuela alcuni alti responsabili dei guardiani della rivoluzione che dovevano essere impiegati nei servizi di spionaggio del paese latinoamericano». E concludeva: «Non sappiamo con certezza cosa succede, sappiamo solo che avviene in gran segreto». Come dire che quella fonte riconosceva di non sapere niente ma che, nel dubbio, si trattava per forza di qualcosa di negativo.
Ecco la logica che Fox News utilizza per tentare di accusare il Venezuela di terrorismo. Una cosa stupida, ma anche molto pericolosa.

*Avvocata venezuelana-americana, autrice di «Crociata Usa contro il Venezuela» (Zambon). Con Romain Migus, dirige il Centro Estudios Estrategicos (Cese). L’articolo è tratto dall’agenzia venezuelana Aporrea.