Discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica di Cuba Fidel Castro Ruz

Celebrazione del Giorno Internazionale del Lavoro nella Piazza della Rivoluzione – La Habana

il 1º maggio 2005

Cari fratelli di oltre 60 nazioni che condividono con noi questo storico 1º Maggio;

Delegati al IV Incontro Emisferico di Lotta contro l’ALCA e per l’ALBA;

Cari compatrioti di tutta Cuba,

Di fronte all’impero più potente nella storia dell’umanità, impegnato in distruggere la nostra identità come nazione indipendente nel passato e anche più tardi, nella Rivoluzione inevitabile, eccoci qui, in questa gloriosa Piazza, dopo 46 anni di eroica lotta contro la quale si sono infrante le più perfide calunnie e i più grossolani crimini.

A 90 miglia di questa potenza Cuba commette, e continuerà a commettere –nessuno ne dubiti–, il peccato di esistere.

Appaiono sempre più ridicole, vergognose e impotenti le fallacie della guerra cibernetica che ipoteticamente Cuba si preparava a combattere, la grande menzogna della fabbricazione di armi biologiche, nella quale è stato coinvolto l’iracondo e bugiardo John Bolton, la cui cinica maschera vogliono presentare –e forse hanno ragione— come simbolo perfetto dell’attuale governo degli Stati Uniti.

La rinnovata guerra ideologica con la radio e la televisione anticubane a capo di un branco di emittenti sovversive con cui hanno invaso o hanno cercato di invadere il nostro spazio elettronico; il tentativo di isolare Cuba nell’ambito internazionale; la promozione di mercenari buoni a nulla e il loro uso come cavalli di Troia all’interno del paese; le grossolane azioni dell’Ufficio di Interessi dirette da un provocatore specialmente scelto e istruito per promuovere la propria espulsione con un meritato calcio nel sedere; i propositi di asfissiarci con l’inasprimento del criminale blocco economico, commerciale e finanziario, sono falliti.

Si rafforza invece la credibilità di Cuba, si ampliano i suoi rapporti economici internazionali e cresce il commercio con produttori agricoli degli Stati Uniti, malgrado i numerosi ostacoli imposti dal fraudolento e imbroglione inquilino della Casa Bianca.

E’ fallita la manovra per impedire al nostro paese l’uso del dollaro, oggi espulso ignominiosamente dal nostro territorio, nel quale regnò, in una tappa molto dura del periodo speciale, come un Luigi XVI della circolazione monetaria.

Tutti i progetti d’aggressione contro il nostro popolo sono falliti. Eccoci qui, più forti che mai, più uniti, più decisi che mai a portare avanti l’eccezionale opera della creazione di una società più giusta, più solidale, più umana, più prospera, come terra promessa alla portata delle nostre mani.

Tra tante sinistre strategie contro la nostra Patria, il governo statunitense ha appellato al volgare ricorso di includere Cuba in una spuria e cinica lista di paesi terroristi.

Questa settimana, che conclude oggi, il Dipartimento di Stato ha di nuovo pubblicato la lista aggiornata. In modo perverso e canagliesco si afferma: “Cuba ha continuato ad opporsi attivamente alla coalizione capeggiata dagli Stati Uniti, che ha portato avanti la guerra contro il terrorismo mondiale”.

Perché dovrebbe Cuba seguire la direzione di un governo gangster e assassino?

Dopo l’11 settembre del 2001 e dell’atroce azione commessa nelle Torri Gemelle, pianificata ed eseguita da capi fanatici finanziariamente legati alla dinastia che regna oggi nella Casa Bianca, che sono stati, inoltre, addestrati e utilizzati dai servizi speciali degli Stati Uniti, la politica dell’impero si è concentrata nella cosiddetta crociata mondiale contro il terrorismo che, da loro inventato contro Cuba, il Viet Nam e altri paesi, si era trasformato in una tragedia mondiale. E’ stata proclamata la dottrina nazista dell’attacco a sorpresa preventivo contro “qualunque oscuro angolo del mondo”. Sono state grossolanamente citate cifre di 60 o più stati come possibili bersagli –tra cui, ovviamente, Cuba. Nella suddetta lista il nostro popolo appare in primo luogo tra i possibili obiettivi.

Nessuno si sorprenda per il fatto di usare, con il maggior disprezzo, i più duri aggettivi contro le tanto etiliche e demenziali minacce.

Con questo pretesto sono cominciate le guerre ipoteticamente dirette a combattere il terrorismo.

Lo stesso 11 settembre 2001, Cuba ha avvertito sull’assurdità di tale concezione perché le guerre no saranno mai la soluzione del problema.

Rapporti emessi durante questi giorni dal Centro contro il Terrorismo degli Stati Uniti riflettono che nel 2004 le azioni terroriste significative sono aumentate di ben tre volte rispetto al 2003 (651 di fronte a 175), quando il governo statunitense ha scatenato l’ingiustificata invasione all’Iraq, adducendo come pretesto una consapevole menzogna; l’esistenza di armi di distruzione in massa. In realtà, volevano il petrolio; era una volgare guerra di conquista. L’ipocrita discorso di Bush, secondo cui il mondo era oggi più sicuro di quattro anni fa, crolla sotto il peso delle dolorose evidenze.

Quale credibilità può meritare lo svergognato spaventapasseri elaborato dal Dipartimento di Stato, che ha anche commesso l’errore di collocare in primo luogo il paese a cui ispira meno timore e che può meglio smascherare le sue spregevoli menzogne?

Oltretutto, il governo degli Stati Uniti commette la stupidità di affermare che “la cosa più preoccupante è che questi Stati (tra cui Cuba, in primo luogo) hanno la capacità di fabbricare armi di distruzione di massa e altre tecnologie destabilizzanti di cui potrebbero appropriarsi i terroristi”. La suddetta dichiarazione viene emessa proprio quando John Bolton, lo squilibrato autore di questo invento, è contestato da alcuni tra i più importanti servizi d’Intelligence degli Stati Uniti per il fatto di essersi accanito contro alcuni loro onesti funzionari che ebbero il coraggio di opporsi alle sue depravate e insostenibili menzogne. Importanti organi stampa, e ciò che è ancora più preoccupante per la mafia bellicista e assassina, i membri della Commissione di Affari Esteri del Senato sono sorpresi dell’incredibile condotta.

I sinistri obiettivi di tali menzogne sono noti. In aggiunta all’isterico comportamento, lo scorso venerdì 29 aprile un rapporto stampa ha informato che l’illustrissimo Presidente degli Stati Uniti ha appena ordinato al Dipartimento del Tesoro la consegna di una generosa cifra di fondi cubani bloccati per soddisfare un’altra domanda della mafia estremista e terrorista cubanoamericana di Miami.

Ciò che risulta veramente incomprensibile e inspiegabile riguardo alla condotta del governo degli Stati Uniti è che pubblica il suddetto documento del Dipartimento di Stato proprio nel momento in cui l’odierna amministrazione è coinvolta in uno degli episodi più imbarazzanti e delicati delle sue avventure terroriste, aggressioni e menzogne contro Cuba, saranno stupidi?

Tutto il mondo conosce che Luis Posada Carriles, il più famoso e crudele terrorista dell’emisfero occidentale, come riconoscono i più importanti organi stampa di questa regione del pianeta, è entrato nel territorio statunitense e ha chiesto asilo al governo del suddetto paese, i cui soldati muoiono ogni giorno –infatti, sono morti quasi duemila– in nome di una guerra contro il terrorismo scatenata a partire dalle vicende dell’11 settembre 2001.

I nostri compatrioti, che hanno seguito da vicino questo scandalo senza precedenti, sanno bene di che cosa parlo. Molti in questo momento si domanderanno se l’amministrazione di George W. Bush ha ormai partorito il mostro che caricava, pesante, nel ventre. La risposta è che il parto continua ad essere incredibilmente ritardato, anche se l’affare potrebbe mettere a repentaglio sia la salute della madre sia quella del figlio, nonostante il fatto che il numero di medici in esso coinvolti cresce ogni giorno.

Siccome negli ultimi tre giorni ci siamo dedicati agli accordi e documenti sottoscritti tra la Repubblica Bolivariana del Venezuela e Cuba e specialmente agli avvenimenti riferiti alla visita del leader della Rivoluzione Bolivariana, il nostro carissimo fratello Hugo Chávez Frías, nonché agli storici progressi che in brevissimo periodo abbiamo raggiunto nella rapida marcia verso l’integrazione dei popoli dell’America Latina e i Caraibi, duecento anni dopo l’inizio delle lotte per l’indipendenza, dominati e saccheggiati fino ad oggi dal colonialismo e dall’imperialismo che ci hanno portato ad una situazione ormai insostenibile, non siamo potuti occuparci della trascendentale situazione creatasi per il singolare episodio del ritorno del mostro al luogo dov’è stato procreato e addestrato per la lunga serie di crimini che ha commesso contro il popolo di Cuba e altri popoli.

Proprio oggi si parlava di quel crimine commesso il 6 ottobre 1976 a Barbados con la bomba che fece saltare in area l’aereo civile che trasportava oltre 70 passeggeri, tutti morti; tra quella data e il giorno in cui è stato ucciso il giovane italiano in un albergo della capitale, erano trascorsi 20 anni, 20 anni di assassinii, di crimini commessi dai governi degli Stati Uniti, utilizzando mercenari e terroristi come Posada Carriles.

Non si possono dimenticare nemmeno i più di 45 anni di aggressioni, invasioni mercenarie, attacchi pirata, sabotaggi, guerra sporca che in mezzo ad un’atroce e spietato blocco hanno cagionato la morte di migliaia di compatrioti, vittime di quegli atti terroristi. Come può il governo degli Stati Uniti, e tantomeno quello odierno, accusare Cuba, la vittima e porla al primo luogo nella lista di terroristi, quando ciò che dovrebbero fare è porla al primo luogo tra i paesi che sono state vittime, durante quasi mezzo secolo, del terrorismo imperialista? (Esclamazioni)

Siccome sono quasi 72 ore che siamo senza notizie del parto, provvederò subito e nel modo più breve possibile, tenendo conto delle circostanze del tempo e dello sforzo da voi realizzato nelle ultime dodici ore, a fornirvi le ultime notizie ricevute a riguardo:

Il giornale El Nuevo Herald informava il 29 aprile che di fronte alla richiesta di estradizione presentata dal Venezuela, i complici del terrorista provvedevano a rafforzare l’assistenza legale.

Il noto terrorista e complice di Posada Carriles, Santiago Alvarez ha dichiarato che “si sta rafforzando la rappresentanza legale con avvocati di diversa provenienza”.

Secondo il giornale, tra gli avvocati assunti per assistere il terrorista si trova Kendall Coffey, l’ex procuratore di Miami, capo dello staff di avvocati che aveva cercato di mantenere sequestrato il bambino Elián González, e Joaquín Chafardet, un avvocato, anche lui mafioso, ben noto nel Venezuela, che aveva rappresentato Posada Carriles durante il processo a Caracas per l’esplosione dell’aereo di Cubana, strettamente legato a Ricardo Koesling, rappresentante della Fondazione Nazionale Cubano-Americana nel Venenzuela nonché uno dei promotori dell’assedio all’Ambasciata cubana all’epoca dell’effimero Golpe di Stato dell’11 aprile 2002.

Versioni citate dal giornale parlano di un possibile intervento di Posada Carriles davanti alla stampa, molto presto.

Santiago Alvarez Fernández Magriñat, lo stesso personaggio citato prima, che ha portato Posada Carriles da Isla Mujeres alla città di Miami tra i giorni 16 e 18 marzo, cioè, 44 giorni fa, in un’intervista concessa ieri a una rete televisiva di Miami, ha detto con assoluta sfacciataggine che Posada Carriles “sta bene, dipinge, ascolta notizie e legge”. Ha annunciato inoltre che “è molto probabile che nei prossimi giorni sia chiamato a Immigrazione e potrete cogliere l’occasione per incontrarlo e parlare con lui. (…) si prepara per i prossimi giorni un’intervista limitata, che si realizzerà quando gli avvocati lo ritengano opportuno, per informare su certi punti che richiedono risposta.

Secondo il Herald fonti nella capitale statunitense hanno confermato che la richiesta d’asilo di Posada è stata accolta “come un pezzo di ghiaccio” dagli alti circoli statunitensi. “ha creato una grande frizione politica”, ha detto un alto funzionario che ha sollecitato l’anonimato. “E’ il peggiore momento in cui poteva succedere”.

Informazioni ricevute ieri indicano che l’amministrazione Bush non sa come tirarsi fuori da questo imbrogliato e imbarazzante problema. Hanno una bomba a tempo nelle mani, il che non è per niente strano, tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino.

Si afferma inoltre che persino la Fondazione Nazionale Cubano.Americana, principale protettrice e finanziere di Posada Carriles, è preoccupata della possibilità che questo affare possa insudiciare ancora di più la sua malconcia immagine politica e temono ugualmente che il terrorista possa esigere di più giacché conosce troppe cose.

Nei circoli stampa di New York si commenta che il governo degli Stati Uniti realizza gestioni con diversi paesi del Centroamerica per trasferire segretamente il terrorista a qualunque paese dell’area.

D’altra parte, si dice che il governo di El Salvador avrebbe comunicato a quello degli Stati Uniti per vie diverse che non vuole Posada Carriles nel proprio paese, ed è poco probabile che accolgano il terrorista. Il paese di destinazione finale dipenderà dalle pressioni che eserciti il Dipartimento di Stato.

I giornalisti commentano anche che la denuncia cubana sull’argomento ha sorpreso le autorità degli Stati Uniti, che conoscono la sensibilità del tema e hanno modificato qualunque intenzione iniziale di accettare Posada nel loro territorio.

In questa sede, uno degli spiccati oratori che mi hanno preceduto –è stato Schafick— parlava del “chiodo ardente”. I cubani sanno bene cosa sia un chiodo ardente appena tirato fuori dalla forgia: brucia le mani, le labbra, la lingua, brucia tutto, e loro vanno in giro così con un chiodo speciale che non vuole essere raffreddato e che, inoltre, noi non lasceremo che sia raffreddato (Applausi).

In circoli politici salvadoregni si dice che per alcuni dirigenti del partito ARENA diventerebbe un problema non aiutare Posada.

En quest’ambito, l’ex ministro degli Interni e imprenditore del caffè Mario Acosta Oertel, “molto amico di Posada e della gente di Miami”, sarebbe la persona incaricata di gestire il tema del terrorista in El Salvador, perché per lui sarebbe senza dubbio un problema non appoggiarlo.

La moglie di Acosta è cugina del terrorista detenuto a Cuba, Otto René Rodríguez Llerena.

Secondo giornalisti di un’importante rete televisiva degli Stati Uniti, i colleghi a Miami dicono di essere convinti che Posada Carriles è nascosto in una casa nella Florida.

I reporter della suddetta rete a Miami ritengono che l’FBI sappia dove sia Posada Carriles e chi l’accompagni, e non scartano che tra le varianti per costringerlo ad abbandonare gli Stati Uniti sia utilizzato il procedimento di accusare la persona che gli offre alloggio, e coloro che l’hanno lasciato entrare, e che gli hanno concesso il permesso per entrare, nonché le persone che sanno com’è entrato negli USA, e dove si trova e non dicono niente.

Affermano i suddetti reporter di non capire perché l’FBI non abbia arrestato Posada Carriles, considerando che il terrorista è stato dichiarato profugo della giustizia venezuelana da un governo anteriore a quello del Presidente Chávez.

Nonostante ciò, dicono che non potrebbero ritornarlo al Venezuela perché il governo statunitense è convinto che sarebbe come consegnarlo a Cuba.

Guardate che sofisma. Proprio Cuba, che dal primo momento ha rinunciato al diritto di giudicarlo, il più legittimo di tutti, perché furono i suoi figli che morirono in numero elevatissimo, vittime dei crimini di questo mostro, procreato e addestrato negli Stati Uniti e utilizzato durante decine di anni. In caso contrario come si potrebbe spiegare tutto, come si potrebbe spiegare il ricatto svergognato a cui è sottomesso il governo della superpotenza più forte che sia mai esistita?

Nell’opinione dei reporter, l’FBI starebbe valutando accuratamente gli scenari a cui si espongono gli USA, e ritengono che l’amministrazione Bush non abbia ancora deciso come affrontare il caso, ma ipotizzano che quando Posada uscirà alla luce pubblica l’FBI avrà già pronto un piano.

Giornalisti della televisione di Miami commentano che i principali media degli Stati Uniti seguono le tracce di Posada e alcuni di essi sono sul punto di trovarlo. Ci sono versioni secondo cui è nascosto in una villa molto costosa, valutata in circa tre milioni di dollari, situata in un quartiere esclusivo nei dintorni di Miami. Dev’essere lì che legge, ascolta notizie e dipinge, come un nuovo Picasso, lì nella tana dell’impero la cui politica e il cui ideale culturale, almeno del governo in carica–, è quello di avere pittori con le mani macchiate di sangue e nel cervelli quell’affermazione barbara: “Abbiamo messo la bomba, che c’è”, o quella famosa riferita al giovane italiano Fabio di Celmo: “Era nel luogo sbagliato nel momento sbagliato.” Sembra adesso che sia lui, sia il governo degli Stati Uniti o il Presidente dell’odierna amministrazione sono nel luogo sbagliato, nel momento sbagliato (Applausi).

Ed ecco ciò che non sono riusciti a raggiungere i 180 mila uomini che lavorano nel Dipartimento di Sicurezza, le 22 entità che cooperano e partecipano alla lotta contro il terrorismo e alla protezione della sicurezza interna degli Stati Uniti, né le 15 agenzie d’Intelligence che dispongono di centinaia di migliaia di dollari di budget; ciò che non sono riusciti a trovare loro finiranno per trovarlo gli organi stampa statunitensi.

Dicono anche che l’FBI non sorveglia l’area dove ipoteticamente si trova Posada e che Eduardo Soto, avvocato del terrorista, ha preferito offrire le proprie dichiarazioni e interviste pubbliche alla televisione ispana, ignorando che in questi momenti Posada è diventato bersaglio prioritario della maggioranza delle reti televisive del paese, che cominciano ormai a mobilitarsi per incontrarlo e filmarlo, cosicché se l’FBI non riesce a trovarlo, la televisione lo farà.

In una lettera recente, il Senatore repubblicano Norm Coleman conferma che il Dipartimento di Sicurezza della Patria degli Stati Uniti ha ricevuto una richiesta d’asilo a nome di Posada Carriles.

Ricordate che pochi giorni fa l’Università delle Scienze Informatiche (UCI) investigava sul formulario dove si stabiliscono le obbligazioni dell’avvocato o di colui che presenti un documento di richiesta d’asilo e che le leggi ne puniscono

la violazione con vari anni di carcere. Cosa dirà la legge su coloro che occupando alte e altissime cariche sono complici di questo occultamento, sono complici del suddetto terrorista al punto di consentirne l’entrata o, ancora peggio, su coloro che contribuito alla sua entrata nel territorio statunitense senza il previo consenso delle autorità? C’è anche un governo paralizzato durante un mese e mezzo, incapace di arrestare il terrorista e tutti i suoi complici minori che hanno disubbidito le ordini delle autorità superiori.

La lettera del Senatore significa che finalmente ci sono notizie su un documento gelosamente custodito e che abbiamo cercato con molto interesse in giorni recenti.

Cosa dice testualmente la suddetta lettera?

“Caro signor Hughes,

Grazie per dedicarmi tempo per parlare sul signore Posada Carriles.

Come Lei conosce, il signor Carriles ha ricevuto il condono dalla Presidentessa Mireya Moscoso il 26 agosto 2004. L’avvocato del signor Carriles ha addotto che questi è entrato negli Stati Uniti dal Messico qualche settimana fa.

Ho trasmesso le Sue preoccupazioni al Dipartimento di Sicurezza della Patria (DHS, Departement of Homeland Security).

DHS mi ha confermato che l’avvocato del signor Carriles ha presentato una richiesta d’asilo per il suo cliente. Tuttavia, per gli atti di terrorismo che lui ha realizzato nel passato e che lui stesso ha ammesso di aver pianificato e portato a termine, Carriles non è eleggibile per asilo.

DHS non può confermare che Posada Carriles sia entrato nel paese, ma ha avvertito le principali agenzie incaricate d’implementare le leggi sulla sua possibile presenza. Se fosse trovato, Carriles potrebbe affrontare una deportazione immediata dagli Stati Uniti per le attività terroriste passate.

La ringrazio ancora del tempo dedicatomi. Apprezzo il Suo consiglio e Le ratifico la mia disponibilità anche nel futuro.

Con sincerità,

Norm Coleman

Senato degli Stati Uniti.”

Pare che nei prossimi giorni ci saranno notizie molto interessanti. Il governo degli Stati Uniti, ricattato dagli stessi corvi che ha allevato, non ha avuto il coraggio di applicare l’unica risorsa che gli resta: arrestare subito Posada Carriles, compiere le leggi nazionali e internazionali e porlo a disposizione del tribunale venezuelano che deve giudicarlo. Come ho detto Cuba ha rinunciato proprio per evitare che avessero il benché minimo pretesto.

Nel Venezuela c’è un governo bolivariano che ha un enorme prestigio nel mondo, che si riempie di giornalisti ogni volta che si vuole. Ci sarà un posto migliore, tenendo conto che Cuba ha rinunciato al proprio diritto, per giudicarlo?

Noi abbiamo persino detto che Venezuela ha il miglior diritto, ma che accetteremmo anche un tribunale internazionale, assolutamente imparziale, in un luogo convenuto tra le parti, affinché sia giudicato questo assassino. E non è che sia in realtà un personaggio importante, l’importanza del personaggio è che svela davanti al mondo l’immensa ipocrisia, le menzogne, le immoralità e il cinismo con cui l’impero mantiene il mondo sottomesso. Proprio ciò è la cosa più importante, non dimenticarlo. Il mondo esige che sia giudicata l’ingiustizia, il mondo esige che sia giudicata l’ipocrisia, il mondo esige che siano giudicati i metodi imperiali per ingannare e dominare o mantenere il dominio sempre più insostenibile sul mondo.

Ho promesso che non mi sarei dilungato troppo, mi resta soltanto ringraziare coloro che hanno parlato in questa tribuna (Applausi).

Temevamo che la manifestazione si prolungasse. Sappiamo che è estate, c’è un sole forte, che vi siete mobilitati, soprattutto gli abitanti della provincia vicina, sin dalle ore 22:00 del giorno anteriore e che verso le 02:00 di notte eravate già in movimento, per riunire in questa piazza oltre un milione trecentomila cittadini che non si possono vedere perché tutti gli spazi e tutti i corsi attorno alla Piazza sono pieni di compatrioti.

Meritate il più infinito riconoscimento per il vostro spirito rivoluzionario e patriottico, per il vostro appoggio alla giusta causa, per questa mostra di dignità e di spirito rivoluzionario; per il silenzio e l’attenzione con cui avete ascoltato le coraggiose, commoventi ed eloquenti parole di tutti coloro che hanno sfilato da questa tribuna nel giorno d’oggi, per approfondire la nostra informazione e le nostre conoscenze sugli orrori commessi dall’imperialismo yankee contro i popoli dell’America Latina, e che hanno rafforzato la nostra fiducia e la nostra convinzione che i nostri popoli saranno liberi e si uniranno strettamente per difendere le stesse cause che difendiamo qui; con la stessa lingua con qui essi ed altri hanno parlato qui, anche coloro che parlano l’inglese; perché, alla fine, non sarà difficile che quel popolo che in un epoca iniziò le lotte contro il colonialismo e molti dei cui figli morirono combattendo contro il fascismo, si unisca ai fratelli latinoamericani nella lotta per la giustizia, nella lotta per la verità, per la sopravvivenza della nostra specie che è oggi in pericolo.

Non dimenticheremo mai questa manifestazione, non dimenticheremo mai le parole solidali dei nostri fratelli del sud, del centro e del nord. La lingua non sarà un ostacolo perché tutti quanti parliamo lo spagnolo o il portoghese impareremo l’inglese, e un giorno coloro che parlano l’inglese impareranno la lingua dei latinoamericani: lo spagnolo e il portoghese (Applausi).

Come ho detto di recente ed è diventato la principale divisa dell’odierna mobilitazione per il 1º Maggio: “…in questa terra, in quest’umanità c’è brama di giustizia.” Lo avete dimostrato oggi qui (Applausi ed esclamazioni di: “Fidel, Fidel!”)

E quando guardo questa gigantesca, insuperabile ed emozionata folla ricordo, come se fosse oggi, quel indimenticabile 15 ottobre 1976, nel momento in cui davamo l’ultimo saluto alle vittime del mostruoso sabotaggio contro l’aereo cubano a Barbados, che mi fece esclamare: “Quando un popolo energico e virile piange, l’ingiustizia trema!”

Lo vedremo!

Viva il XXX Anniversario –che ricordiamo pure oggi—della gloriosa ed esemplare vittoria dell’eroico popolo del Viet Nam, che l’imperialismo non deve dimenticare mai!

Patria o Morte!

Vinceremo!