Discorso del Ministro degli Esteri di Cuba all’ONU

* Ministro degli Esteri della Repubblica di Cuba

8 novembre 2005

Signor Presidente, signori delegati,

oggi è un giorno di speciale importanza per le Nazioni Unite poiché
si vota per la quattordicesima volta il progetto di risoluzione
presentato da Cuba dal titolo “Necessità di porre fine al blocco
economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti
contro Cuba”. L’Assemblea Generale non deciderà su un tema di
interesse solo per Cuba, voterà anche a favore dei principi e delle
norme del diritto internazionale, contro l’applicazione extra-
territoriale delle leggi e in difesa dei diritti umani dei cubani,
dei nordamericani e dei paesi dei 191 Stati rappresentati in questa
assemblea.

È verità che il Governo degli Stati Uniti ha ignorato la reiterata
esigenza, quasi unanime, della comunità internazionale ed è certo
che il Presidente Bush renderà ancora più duro il blocco, che è già
il più lungo e crudele della storia. Ma questo non diminuisce
l’importanza etica, morale e giuridica di questa votazione.

Mai prima, come negli ultimi 18 mesi, il blocco è stato applicato
con tanto accanimento e brutalità, mai prima è stata tanto crudele e
spietata la persecuzione di un Governo degli Stati Uniti contro
l’economia e il diritto dei cubani a una vita degna e decorosa.

Da quando il 6 maggio 2004 il Presidente degli Stati Uniti ha
firmato il suo nuovo piano per annettere Cuba, si è prodotta
un’isterica scalata senza precedenti nell’applicazione di nuove e
aggressive misure, compresa la minaccia dell’uso della forza
militare contro Cuba e la persecuzione di aziende e di persone non
solo cubane, ma anche degli Stati Uniti e del resto del mondo. Così
nel maggio del 2004 è stata imposta una multa di cento milioni di
dollari alla banca svizzera Unione delle Banche Svizzere, la
maggiore sanzione contro un ente bancario per avere violato in modo
presunto il blocco contro Cuba.

Il 30 settembre 2004 nel colmo del delirio e della ridicolaggine
sono state rese più dure le cosiddette regole di controllo sui fondi
cubani ed è stato stabilito che i cittadini o i residenti permanenti
negli Stati Uniti non possono comprare legalmente in un paese terzo
prodotti di origine cubana compreso tabacco e alcool, neanche per
proprio uso personale all’estero.

Le sanzioni penali per queste violazioni possono giungere a multe
fino a un milione di dollari per le aziende e a 250.000 dollari e
fino a 10 anni di carcere per le persone.

E’ la unica volta nella storia in cui fumare un sigaro cubano o
comprare una bottiglia dell’incomparabile rum Havana Club è proibito
a un nordamericano, perfino se lo fa in un viaggio turistico in un
altro paese. In materia di pazzia questa proibizione draconiana
dovrebbe essere inserita nel libro del Guinness de primati.

Il 9 ottobre 2004 il Dipartimento di Stato ha annunciato, con
un’aggressione senza precedenti nella storia delle relazioni
finanziarie internazionali, la costituzione di un gruppo di
persecuzione dei fondi cubani. La sola esistenza di un gruppo con
tale nome dovrebbe far vergognare il Presidente della nazione più
potente della storia.

Nel gennaio 2005 l’ufficio di controllo dei fondi esteri ha
reinterpretato le regole sui viaggi in modo tale che oramai non è
più permesso a cittadini nordamericani di partecipare a riunioni a
Cuba che siano patrocinate e organizzate da agenzie delle Nazioni
Unite con sede negli Stati Uniti, salvo che ottengano una licenza
previa del Governo nordamericano.

Il 24 febbraio 2005 in netta e sfrontata violazione delle regole
internazionali sui marchi e sui brevetti è stata realizzata una
manovra legale orchestrata per sottrarre a Cuba i diritti sulla
marchio Cohíba, il più prestigioso tra i sigari cubani.

Il 13 aprile 2005 è stato emesso il verdetto di colpevolezza contro
il cittadino nordamericano Stefan Broil, ex-presidente dell’azienda
Piurolait (come si pronuncia) accusato di avere venduto a Cuba
resine ionizzate per la purificazione dell’acqua negli acquedotti
cubani.

Il 29 aprile 2005 il Presidente Bush ha ordinato al Dipartimento del
Tesoro di consegnare 198.000 dollari dei fondi cubani illegalmente
congelati nelle banche degli Stati Uniti, per adempiere a una delle
illegittime richieste contro Cuba dei gruppi violenti ed estremisti
che da Miami organizzano in totale impunità piani terroristici
contro Cuba.

Nell’aprile 2005 è stata negata l’entrata negli Stati Uniti ai nuovi
dirigenti della compagnia canadese Sherrit e ai loro familiari in
applicazione della legge Helms-Burton. Pure nell’aprile 2005
l’ufficio di controllo dei fondi esteri ha reso più dura la sua
persecuzione persino contro organizzazioni religiose che possiedono
permessi per viaggi a Cuba a tale scopo.

Nell’anno 2004 il Governo ha imposto multe a 316 cittadini residenti
negli Stati Uniti per avere violato disposizioni del blocco. Fino al
12 ottobre 2005 si era già arrivati a 537 multe.

Nell’anno 2004 un totale di 77 compagnie, istituti bancari e
organizzazioni non governative nordamericane e di vari paesi è stato
multato per avere violato il blocco a Cuba. Undici di esse sono
aziende estere o filiali di compagnie nordamericane in Messico,
Canada, Panama, Italia, Regno Uniti, Uruguay e Bahama. Altre sette
compagnie, tra esse Iberia, Air Italia, Air Giamaica, sono state
sanzionate perché le loro filiali negli Stati Uniti hanno violato,
secondo il Governo nordamericano, le leggi del blocco.

I viaggi dei cittadini nordamericani a Cuba sono diminuiti del 55 %
a paragone dello stesso periodo del 2003 prima delle nuove sanzioni
approvate dal Presidente Bush. Nel caso dei cubani residenti negli
Stati Uniti la diminuzione di coloro che viaggiano direttamente è
stata del 49 %.

Gli scambi culturali, sportivi, accademici, studenteschi e
scientifici, così come i vincoli dei cubani che vivono su entrambi i
lati dello stretto della Florida, sono stati bersaglio speciale
delle aggressioni anticubane di questa amministrazione. Si è
arrivati perfino a proibire i viaggi a Cuba di zii e cugini, tra gli
altri, adducendo il fatto che non fanno parte della famiglia.

Eccellenze, il blocco è costato al popolo di Cuba, in questi quasi
47 anni, più di 82.000 milioni di dollari. Non c’è attività
economica o sociale a Cuba che non patisca le sue conseguenze. Non
c’è diritto dei cubani che non sia aggredito dal blocco. In virtù
del blocco Cuba non può esportare alcun prodotto negli Stati Uniti.
Per la sua vicinanza, Cuba potrebbe esportare ogni anno negli Stati
Uniti oltre 30.000 tonnellate di nichel o un milione di tonnellate
di zucchero a un prezzo tre volte maggiore di quello che Cuba riceve
oggi. Venderebbe pure 180 milioni di dollari all’anno di ateromixol
se solo raggiungesse l’1 % delle vendite negli Stati Uniti di
medicine che riducono il colesterolo. Secondo gli editori della
rivista Harvard Internazionale Review questo è il miglior farmaco
anticolesterolo disponibile.

Inoltre Cuba avrebbe esportato lo scorso anno negli Stati Uniti
quasi 30 milioni di dollari di rum Havana Club e più di 100 milioni
di dollari in sigari. Cuba non può neppure importare dagli Stati
Uniti altre merci che non siano prodotti agricoli e questo con ampie
e sempre nuove restrizioni.

Cuba non può ricevere turismo dagli Stati Uniti. Nel 2004 se Cuba
avesse ricevuto solo un 15 % degli 11 milioni di turisti
nordamericani che hanno visitato i Caraibi, Cuba avrebbe incassato
oltre 1.000 milioni di dollari.

Diversi studi pubblicati negli Stati Uniti stabiliscono da 2 a 4
milioni i turisti provenienti da questo paese che Cuba riceverebbe
se il blocco fosse tolto.

A causa del blocco Cuba non può utilizzare neanche il dollaro nelle
sue transazioni con l’estero, né ha accesso a crediti, né può
realizzare operazioni con istituti finanziari nordamericani, con le
loro filiali e perfino con istituzioni regionali o multilaterali.
Cuba è l’unico paese dell’America Latina e dei Caraibi che non ha
mai ricevuto in 47 anni un credito dalla Banca Mondiale né della
Banca Interamericana di Sviluppo.

Se il blocco fosse solo un tema bilaterale tra Stati Uniti e Cuba,
sarebbe già una cosa molto grave per il nostro piccolo paese, ma è
molto di più di questo, il blocco è una guerra economica, applicata
con zelo incomparabile a livello mondiale.

Il blocco è inoltre l’applicazione extra-territoriale di leggi degli
Stati Uniti contro i paesi che voi qui rappresentate, eccellenze, ed
è pertanto una grave violazione del diritto internazionale.

Ora Cuba ha due nuovi ostacoli da affrontare. Da una parte
l’impotente superbia imperiale del Presidente Bush, che l’ha portato
più lontano di qualsiasi altro in questa pazzia e la crescente
globalizzazione dell’economia mondiale, perché gli Stati Uniti
controllano quasi la metà delle aziende multinazionali del pianeta,
comprese otto delle dieci più importanti. Gli Stati Uniti sono
padroni anche della quarta parte dell’investimento estero diretto e
importano il 22 % delle merci a livello mondiale. Gli Stati Uniti
sono padroni di 11 delle 14 maggiori aziende multinazionali nel
settore informatico e delle comunicazioni e assorbono circa l’80 %
del commercio elettronico mondiale.

Delle dieci compagnie farmaceutiche che realizzano quasi la metà
delle vendite mondiali di medicine, cinque sono nordamericane e
alcuni di questi paesi sono unici. È per questo motivo che sia gli
investimenti negli Stati Uniti di aziende di paesi terzi sia di
compagnie nordamericane all’estero riducono lo spazio economico
estero di Cuba. Ogni fusione o acquisizione tra aziende presuppone
per il nostro paese la sfida molte volte insuperabile di trovare un
nuovo fornitore o un nuovo mercato per i nostri prodotti.

Ricordiamo eccellenze le disposizioni extraterritoriali del blocco.

Si proibisce, in virtù della legge Torricelli, a filiali di aziende
nordamericane in paesi terzi, di commerciare con Cuba. Una parte
delle apparecchiature e degli articoli dei centri di ricerca della
biotecnologia cubana che già producono vaccini terapeutici contro il
cancro, era fornita dall’azienda svedese Famacma, che è stata
comprata dall’azienda britannica Amerchin e questa a sua volta dalla
nordamericana General Electric, che ha dato un termine di una
settimana per sospendere ogni contatto con Cuba.

Quando l’azienda brasiliana Oro Rojo è stata comprata da un’azienda
nordamericana, ha cancellato le sue vendite di carni in scatola a
Cuba che venivano destinate a malati di AIDS come parte di un
progetto con il Fondo Mondiale di Lotta Contro l’AIDS, la malaria e
la tubercolosi. Non erano, eccellenze, armi di distruzione di massa,
non erano droghe, non erano prodotti proibiti, era carne da fornire
ai malati di AIDS come parte di un programma delle Nazioni Unite. Si
perseguono, si proibiscono queste vendite, si perseguono le aziende
che cercano di avere commerci normali con Cuba. Si viola un diritto
del nostro paese e un diritto di aziende e di imprenditori cittadini
di altri paesi.

La compagnia Cairo Corporation non ha più venduto a Cuba dopo essere
stata multata lo scorso anno con 168.500 dollari perché una delle
sue filiali europee aveva esportato a Cuba due vaccini per bambini.
Non armi nucleari, non razzi strategici, due vaccini per bambini.

Il 7 febbraio 2005 la Caribean Internacional Bank di Bahama ha
cancellato le sue operazioni con Cuba sotto la minaccia del Governo
degli Stati Uniti.

La Banca Britannica Barkeis ha recentemente indicato che avrebbe
fatto la stessa cosa di fronte alla paura di sanzioni nordamericane.
L’azienda canadese Beko, a partecipazione di capitali nordamericani,
ha dovuto sospendere la sua progettata partecipazione allo sviluppo
a Cuba di capacità per l’immagazzinamento di combustibile.

La compagnia danese Sabrot è stata acquistata dall’azienda
nordamericana York e immediatamente sono state cancellate le
operazioni in atto per vendere a Cuba compressori di refrigerazione
necessari per il programma cubano di fornitura di yogurt di soia per
tutti i bambini dai sette ai tredici anni.

Il blocco proibisce pure ad aziende di paesi terzi la vendita a Cuba
di beni o di servizi in cui sia utilizzata tecnologia nordamericana
o che contengano oltre il 10 % di parti di questa provenienza. Per
questo, il Governo nordamericano mantiene dall’anno 2004 la sua
proibizione alla compagnia olandese Interbet per la vendita a Cuba
di vaccini aviari adducendo il fatto che contengono un antigene
prodotto negli Stati Uniti.

La compagnia messicana Bafe S.A. ha dovuto sospendere la vendita a
Cuba di un materiale necessario per la fabbricazione di pentole
domestiche a pressione perché conteneva una materia prima degli
Stati Uniti.

Nel settembre 2004 la compagnia aerea della Svezia ha cancellato il
contratto di affitto di un’aeronave Airbus 330 con Cubana de
Aviación perché non poteva ricevere i servizi di manutenzione
perché, anche se l’aereo era di fabbricazione europea, utilizzava
varie tecnologie nordamericane.

Nell’ottobre 2004 la compagnia giapponese Hitachi Higth Tecnologies
Corporation non ha potuto vendere un microscopio elettronico per un
prestigioso ospedale cubano per le stesse ragiona già elencate.

Il blocco proibisce ad aziende di paesi terzi, quelle che qui voi
rappresentate, signori delegati, di esportare negli Stati Uniti
qualunque prodotto o apparecchiatura se questi contiene materia
prima cubana. Nessuna azienda al mondo può esportare confetture
negli Stati Uniti se contengono zucchero cubano. Nessuna azienda al
mondo può esportare negli Stati Uniti automobili o altre
apparecchiature se prima non dimostra che i metalli usati per la
loro fabbricazione non contengono nichel cubano.

Il blocco proibisce l’entrata ai porti degli Stati Uniti a navi che
abbiano trasportato merci a o da Cuba, non navi nordamericane, navi
dei paesi che voi rappresentate non possono andare negli Stati Uniti
se prima hanno toccato un porto cubano. È la legge Torricelli
firmata dal Presidente Bush padre nel 1992. Il blocco proibisce in
virtù della legge Helms-Burton gli investimenti a Cuba di aziende di
paesi terzi, sotto l’ipotesi che siano in relazione con proprietà
soggette a reclamo da parte degli Stati Uniti.

Per questo motivo, signori delegati, restano sanzionati i dirigenti
della compagnia canadese Sherrit e l’anno scorso si è ritirata da
Cuba, sotto questa minaccia, la compagnia giamaicana di turismo
Superclub.

Il blocco, eccellenze, viola i diritti costituzionali del popolo
nordamericano, gli impedisce di recarsi a Cuba, di godere della
nostra cultura e di scambiare liberamente con il popolo cubano. Cuba
si trova oggi in questa tribuna non solo per difendere i diritti del
popolo cubano, lo fa anche per difendere i diritti del popolo
nordamericano, verso il quale proviamo sentimenti di simpatia, di
amicizia e di rispetto, il popolo nordamericano a cui non diamo la
colpa per la nostra sofferenza e per l’ingiusta e genocida politica
che ha contro la nostra patria. E siamo qui pure in difesa del
diritto di tutta la comunità internazionale, che è violato da questa
politica illegale unilaterale.

Il blocco colpisce anche gli interessi economici, non solo i diritti
degli Stati Uniti. Secondo uno studio del luglio 2005 pubblicato dal
centro di commercio e di ricerca dell’Università del Sud
dell’Alabama l’eliminazione del blocco potrebbe generare centomila
nuovi posti di lavoro ed entrate per 6.000 milioni di dollari
all’economia nordamericana.

Signori delegati, signor Presidente. Dopo molti anni, osserviamo che
la delegazione degli Stati Uniti qui presente ha rinunciato a
partecipare al dibattito previo a questa votazione. Penso che si
deve al fatto che non hanno idee, che non hanno neppure un solo
argomento, hanno rinunciato per tal motivo almeno a difendere le
loro posizioni nel dibattito generale. Sono angosciati perché una
ventina di delegazioni è intervenuta qui prima della delegazione
cubana.

Fanno probabilmente silenzio perché, come diceva il Presidente
Abraham Lincoln, non si può ingannare tutto il mondo per sempre.
Devo dire che intendiamo questa decisione come una specie di resa di
tipo morale. Si richiede più che potere, si richiede etica, si
richiede autorità morale, e l’autorità morale non si ottiene con la
forza, non si ottiene con la guerra, non si ottiene con le armi.
L’autorità morale si conquista con atti esemplari, con il rispetto
al diritto degli altri anche se sono piccoli e poveri.

So che sono iscritti per partecipare poi alla spiegazione del voto.
Parleranno dopo, e pertanto io non posso commentare le loro opinioni
ma garantisco che nel turno di replica la delegazione cubana
respingerà ogni menzogna e ripeterà ogni verità che sia necessario
dire in questa sala.

Signori delegati, signor Presidente, alla fine voglio insistere sul
fatto che il blocco contro Cuba deve essere tolto. Il Governo degli
Stati Uniti deve far finire le sue aggressioni contro Cuba, alla
fine deve riconoscere il nostro diritto alla libera determinazione.
Il Governo degli Stati Uniti si crea false illusioni, e lo dico con
tutta chiarezza, con l’idea che si può sconfiggere la Rivoluzione
cubana. Maschera i suoi piani, chiama transizione quello che sarebbe
una rozza e sanguinosa annessione di Cuba.

Ma si sbaglia, ignora il coraggio, lo spirito di indipendenza e il
livello di coscienza politica che la Rivoluzione ha seminato nel
popolo cubano. La fermezza ed il senso della dignità che hanno
dimostrato i cinque giovani cubani prigionieri politici nelle
carceri nordamericane, eroi della lotta contro il terrorismo, i cui
familiari, le cui mogli, le cui madri, i cui figli là a La Habana
seguono questo dibattito e confidano nel senso di giustizia delle
delegazioni presenti. La fermezza di questi cinque giovani è una
prova dello spirito indomabile con cui i cubani difendono oggi e
difenderanno sempre il nostro diritto a costruire una società più
giusta, solidale e umana.

Nel nome di questi cinque eroi, signori delegati, nel nome dei
bambini e dei giovani cubani che hanno dovuto vivere tutta la loro
vita sotto il blocco, nel nome del popolo generoso, allegro e
coraggioso che là a Cuba confida in voi perché sa che il mondo ha
visto i cubani combattere, insegnare e curare dovunque sia stato
necessario il loro concorso.

Perché sa che il mondo ha visto sempre i cubani non dare quello che
eccede, bensì condividere quello che hanno nel nome del diritto di
Cuba, signori delegati, che è oggi anche il diritto di tutti, che è
oggi anche il vostro e quello dei popoli che voi rappresentate in
questa Assemblea, vi chiedo rispettosamente di votare a favore del
progetto di risoluzione “Necessità di porre fine al blocco
economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti
contro Cuba.

Molte grazie.