Discorsi semplici

Giorgio Ruffolo e Alfredo Reichlin hanno pubblicato due articoli assai stimolanti e assai critici sullo stato delle sinistre. Pubblicati proprio alla vigilia del referendum (Ruffolo su Repubblica del 12 giugno e Reichlin sull’Unità del 13), la loro analisi dava per scontata, certa, la disfatta della battaglia referendaria. Giorgio Ruffolo e Alfredo Reichlin sono persone di esperienza e cultura: quindi mette conto tenerli in grande attenzione. Giorgio Ruffolo, nella forma di un sogno o di un incubo, così sintetizzava la storia del nostro paese: «L’età dell’oro della prima Repubblica e i tre successivi tempi: invasione leghista, berluschista, neofascista; tentativo di riscossa centrosinistrica; `suicidio’ finale». E su questo sfondo storico le varie forze del centro-sinistra che si dedicano all’enculage des mouches, formula «oscena, ma elegante», scrive Ruffolo.

Alfredo Reichlin non è da meno. «L’insieme della costituzione materiale del paese è spiazzata rispetto ai mutamenti dell’epoca» e la prospettiva è che «il paese decadrà alternando espedienti trasformistici con veri e propri conati reazionari». Un altro vecchio mi diceva, «è tramontata la stagione della democrazia e ormai siamo solo alla ricerca del tiranno buono». La conclusione di Reichlin è quanto mai impegnativa: «Io credo sia tempo di aprire una lotta politica anche al nostro interno», una lotta lontana mille miglia dall’enculage des mouches.

Tutto questo prima della disfatta referendaria: che dire adesso quando ci veniamo chiarendo che quella sconfitta ha cause profonde che vanno – credo – ben oltre l’attivismo del cardinal Ruini? In Italia è maturata una trasformazione che fa pensare agli Usa della seconda vittoria di Bush.

A questo punto però – proprio per il rispetto e la stima che ho per Ruffolo e Reichlin – non posso fare a meno di dire che bisogna scendere dal pero e venire in chiaro. So che è difficile (non sono certo io ad avere la ricetta) ma non basta proporre una conferenza programmatica permanente come fa Ruffolo (anche la Fabbrica di Prodi non fornisce prodotti di successo). E Reichlin dovrebbe fare un passo avanti e dire contro chi e a fianco di chi pensa si debba aprire quella lotta politica che, sempre a mio parere, è essenziale per uscire dall’attuale palude. Non si tratta, penso, di definire uno di quei programmi che – come dice Ruffolo – non legge nessuno, bensì di individuare alcuni obiettivi comprensibili e credibili e anche con un po’ di faziosa idealità. Togliamoci della mente che ci possa essere un programma politico che faccia il bene di tutti, del CoCoCo come di Ricucci. Non basta definire programmi buoni: occorre scegliere con quali strati sociali si vuole stare (e non parlo di classi).

Certo oggi c’è il declino, c’è una crisi profonda e la spinta all’unione di tutti ha qualche suggestione, ma è sempre ingannevole e dannosa e non dimentichiamo che quando Berlusconi dice che l’Italia è un paese ricco ha più di una ragione. Io credo che sarebbe utile nell’attuale situazione semplificare i discorsi, al limite della rozzezza, almeno per cercar di farsi capire da una società civile diventata piuttosto incivile. E’ questo un terreno su cui si può discutere o è troppo rozzo, inadatto alle complicazioni di questo tempo?