Disastro di guerra

Che cosa ha provocato l’incagliamento della batiscafo militare russo, prigioniero negli abissi dell’Oceano Pacifico con sette uomini a bordo? All’inizio le autorità moscovite, preoccupate di un altro smacco per Putin, avevano attribuito l’incidente «a una grande rete da pesca». Ora però alcuni giornali moscoviti, tra cui la Komsomolskaia Pravda, sostengono che non è stata la rete da pesca, ma una attrezzatura supersegreta a cui l’AS-28 si era agganciato per lavori di riparazione. Si tratterebbe di un apparecchio idroacustico a ultrasuoni in grado di rilevare la presenza di oggetti in profondità: di fatto una centrale di controllo destinata a monitorare il passaggio dei sottomarini statunitensi. Tale versione viene confermata da The New York Times , il quale scrive che «l’apparato è parte di un sistema di monitoraggio costiero usato dalla Russia per seguire i movimenti dei sottomarini Usa». Come avvenne cinque anni fa con l’affondamento del sottomarino russo Kursk, viene a galla una realtà che sia a Mosca che a Washington si tiene nascosta: nonostante la fine della guerra fredda, sottomarini Usa sono in navigazione ventiquattr’ore su ventiquattro a distanza di tiro dalle coste russe, così come i sottomarini russi da quelle americane. I sottomarini Usa sono i Trident II, armati di 24 missili balistici D5 a 8 testate nucleari (192 per unità): sono sempre pronti, ventiquattr’ore su ventiquattro, all’attacco nucleare (con poco più della metà delle sue testate, un sottomarino di questo tipo potrebbe spazzare via tutte le città italiane capoluogo di provincia). Altri, come l’Oklahoma City della classe Los-Angeles, sono armati di missili da crociera Tomahawk con testate nucleari W-80 da 200 kiloton, ma possono usare anche missili a testata non nucleare.

La Russia, senza più il potenziale dell’Urss, ha cominciato a schierare una nuova classe di sottomarini da attacco nucleare; quelli della classe Akula (Squalo), il cui primo esemplare (il Dmitry Donskoy) è stato varato nel 2002. E’ il più grosso sottomarino del mondo, armato di 20 missili balistici con gittata di 10.000 km, ciascuno dei quali può portare fino a 10 testate nucleari multiple indipendenti. Con le sue 200 testate nucleari, un singolo sottomarino può spazzare via dieci megalopoli come New York.

Il fatto che unità Usa e britanniche partecipino ai soccorsi del batiscafo russo è quindi uno spettacolo tutt’altro che tranquillizzante. Sono lì evidentemente anche per raccogliere informazioni sui sistemi russi di difesa. Il moscovita Kommersant non esclude che la decisione dell’ammiragliato russo di far esplodere i cavi in cui si è incagliato il batiscafo, nasconda in realtà l’intenzione di distruggere l’intera apparecchiatura prima dell’arrivo dei mezzi di soccorso angloamericani.