Direzione nazionale PRC sul voto politico: le minoranze si interrogano sul governo

La nuova linea di Fausto Bertinotti, “innanzitutto presidiare il governo dell’Unione contro il rischio di grande coalizione per permettere il processo dell’alternativa”, non convince appieno le minoranze interne del Prc, che, però, non si dimostrano particolarmente combattive nella direzione nazionale riunita per l’analisi del voto delle politiche. Il leader della minoranza dell’Ernesto, Claudio Grassi, eletto con il voto del 9 e 10 aprile, si dice “meno ottimista di Bertinotti” sul futuro governo dell’Unione. Salvatore Cannavò, portavoce di Sinistra critica, pure eletto in Parlamento, denuncia una campagna elettorale “goffa”, da parte dell’Unione, e chiede di “radicalizzare il profilo politico con i contenuti per battere il rischio di grande coalizione”. Il più agguerrito è Marco Ferrando, leader trotzkysta di Progetto comunista, escluso dalle candidature qualche mese fa.

“Sono un po’ meno ottimista di Bertinotti sul futuro – dice Grassi – non so quanto possa reggere una coalizione attraversata da profonde contraddizioni e con un risultato elettorale così striminzito: sarà sottoposta ad uno stress oggettivo”. Grassi vede “un quadro politico dominato da un’incertezza politica per il risultato elettorale, dall’emergenza economica con le pressioni da parte dei poteri forti, da una situazione internazionale sempre più preoccupate, dall’ingorgo istituzionale che si determina in questi giorni”. Il leader dell’Ernesto, minoranza più corposa del Prc, propone di “respingere l’offensiva in atto della grande coalizione, nemico numero uno, inaccettabile e impraticabile; chiedere che Rifondazione abbia una forte visibilità istituzionale; esigere il rispetto del rifiuto ad una politica economica dei due tempi; attuare subito il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq”.

Secondo Cannavò, l’Unione “non ha raggiunto l’obiettivo fondamentale: non è riuscita a colpire il blocco berlusconiano, sia perchá è forte, ma anche per gli errori compiuti in campagna elettorale. Se Berlusconi riesce a narrare la sua Italia, nell’Unione manca un narratore capace di giocare fino in fondo la battaglia per l’egemonia”. Inoltre, Cannavò critica come “insidioso” il ragionamento di Bertinotti sul rapporto tra
alternanza e alternativa per impedire il rischio di grande coalizione. “La grande coalizione – dice il portavoce di Sinistra critica – è una variante dell’alternanza sul piano dei contenuti. L’unica possibilità per batterla è radicalizzare il profilo politico con contenuti radicali, ma ho paura che il binomio alternanza-alternativa rischi di portarci ad una politica dei due tempi: presidiamo l’alternanza, poi facciamo l’alternativa. Non propongo di rompere con l’Unione – sottolinea – ma dobbiamo stare sui contenuti e non privilegiare il vincolo di coalizione”.

Secondo Ferrando “siamo di fronte ad uno scenario di governo che ci viene presentato come scenario di alternanza. Si tratta di una confessione politica esplicita del segretario – dice il leader trotzkysta – ma si cerca di convincere il partito che l’alternanza può avere un connotato di alternativa sotto la pressione di Rifondazione. Sarebbe il miracolo della resurrezione pasquale: in tutto il mondo guardiamo all’esempio Lula in Brasile, l’alternanza si contrappone all’alternativa”. Ferrando poi dice di non comprendere quale sia lo “spirito dell’Unione”. “Non capisco la radice di questo spirito potenzialmente alternativo – sottolinea – vedo solo lo spazio per un compromesso progressivo sul terreno dei programmi. La risultante è che si rischia di rilanciare il berlusconismo e non l’alternativa”. Ferrando non rinuncia alla sua idea: “Le sinistre devono unire le proprie forze su una prospettiva indipendente e alternativa all’Unione: che questa volta sia praticabile ce lo dice la sinistra francese”. Infine, per una verifica sul “programma dell’Unione”, collocazione politica del partito nel governo e passaggio verso la sinistra europea Ferrando chiede una “conferenza democratica dei delegati del Prc”.