Diliberto: «Veltroni attacca perché è nervoso, candidare Calearo gli fa perdere voti»

Venerdì la scelta di farsi da parte per far posto in Parlamento a Ciro Argentino, operaio della Thyssen Krupp di Torino. Ieri, le congratulazioni degli alleati della Sinistra Arcobaleno, ma anche le critiche. Pungenti, come quella di Armando Cossutta, storico ex del Pdci, in polemica con l’attuale dirigenza del partito ormai da tempo. Il gesto di Oliviero Diliberto è «demagogico», per l’ex presidente dei Comunisti Italiani, e poi «non è pensabile che il segretario di un partito non sieda in Parlamento, è una cosa che non ha senso, un atteggiamento che denota mancanza di rispetto verso il molo di leader e verso le istituzioni».
Diliberto lascia correre così: «Con Cossutta non polemizzo, non ne vale la pena…». Quindi, punta dritto al Pd di Veltroni e al suo attacco al candidato premier della Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti. «Walter è nervoso, perchè la scelta di candidare Calearo alla fine gli sta facendo perdere consensi…», sostiene Diliberto che però non è tenero sul processo unitario a sinistra. Cosa rispondi ad Armando Cossutta? Non polemizzo con Cossutta, né con la sua famiglia: non ne vale la pena. Parliamo allora del Pd. Veltroni ci è andato pesante con Bertinotti, lo accusa di aver scoperto solo ora la lotta di classe, ora che è sceso dallo scranno di Montecitorio. Un attacco durissimo come non si era mai visto dall’inizio della campagna elettorale. In primo luogo, quella di Veltroni è una caduta di stile clamorosa. In secondo luogo, è falsa perchè anche da presidente della Camera Bertinotti ha continuato a dire e scrivere cose molto esplicite sulla contraddizione tra capitale e lavoro. Il punto è che Veltroni si sta rendendo conto, con l’aiuto dei sondaggi, che la scelta dì candidare l’ex presidente di Federmeccanica Calearo, sostenitore dello sciopero fiscale, sta facendo precipitare il Partito Democratico. Altro che rimonta! Walter è dunque nervoso, da qui gli attacchi impietosi a Bertinotti e alla Sinistra. E’ nervoso e non mi dispiace affatto. Hai avuto modo di parlare con Ciro Argentino dopo la scelta di eleggerlo a Torino? Idee per la campagna elettorale? Io farò la campagna elettorale a Torino, come nel resto d’Italia, come se fossi io il capolista, con lo stesso impegno e anche di più perchè ho un argomento in più ed è la rinuncia spontanea a un posto in Parlamento. Una scelta che parla anche di rinnovamento della politica in almeno due direzioni. La prima: per dire che al posto di un segretario di partito in Parlamento ci andrà un operaio di produzione affinché i temi del lavoro siano anche fisicamente rappresentati nelle istituzioni. La seconda direzione è per dire che non è vero che i politici sono tutti uguali: c’è ancora chi fa politica con la passione e senza alcun interesse personale.
Accennavi ai temi del lavoro, centrali nella campagna elettorale, come dimostra anche il carteggio Veltroni-Giordano sulle pagine di Liberazione nei giorni scorsi. Per Bertinotti va ricostruita una coalizione di lavoratori e lavoratrici per lare in modo che il lavoro torni a essere elemento di identità collettiva. Una sfida per la Sinistra, che come le altre forze politiche pure accusa una distanza dal lavoro. Ce la farete?
I artiti politici devono tornare ad essere il volano della rappresentanza degli interessi di classe nelle istituzioni, ma anche nella società. C’è un punto teorico spesso dimenticato: per un comunista, ma anche sempli
cemente per chi è veramente di sinistra, le istituzioni sono uno dei luoghi del conflitto e non viceversa. E’ profondamente sbagliato pensare che il conflitto si fa in fabbrica, mentre nelle istituzioni si fa la mediazio
ne. Anche nelle istituzioni i partiti portano il conflitto di classe. Quindi: il Pd porta gli interessi della Confindustria, noi abbiamo l’ambizione di portare gli interessi dei lavoratori.
La Sinistra Arcobaleno: perchè come Pdci non c’eravate alla presentazione della campagna elettorale unitaria? C’era il coordinatore della segreteria, Galante. Io avevo impegni fuori Roma, assente giustificato.
Dunque, nessun rancore per la scomparsa di falce e martello dal simbolo. Questo processo unitario va avanti anche dopo le elezioni?
Il processo unitario va avanti, ma dipende in che forma. Io sono contrario all’idea del partito unico. L’ho detto, lealmente.
Mi convince un processo unitario in forma confederale e cioè con la permanenza dei partiti e di un contenitore più grande nelle forme che la politica determinerà.
Ma la sinistra deve essere unita tanto più in un momento di difficoltà come questo.
visto che l’obiettivo del Pd è far scomparire la sinistra.
Alcune associazioni della sinistra, per esempio Uniti a Sinistra di Folena, hanno già avviato un tesseramento unitario del nuovo soggetto. Puntano ad aprire circoli unitari anche nelle fabbriche, vogliono un soggetto unico. Eviterei forzature di qualunque genere, la fretta è cattiva consigliera. Va bene che facciamo la campagna elettorale tutti insieme, ma dopo non è Folena che detta la linea.