Diliberto: «La lotta di classe non è finita Il Pd ha scelto la via del moderatismo»

Il Partito democratico si è sbilanciato ancora di più sul versante moderato», sostiene il segretario del Pdci Oliviero Diliberto: «Ha scelto il centro». Perché dice questo? «Si allea con Di Pietro ed esclude la sinistra».

Per via delle tensioni che avete creato in questi venti mesi di governo, dice Veltroni. «Ma se Di Pietro ha litigato ininterrottamente con tutti ed ha candidato De Gregorio, che è passato il giorno dopo alla destra, si è occupato di tutte le materie possibili e non delle infrastrutture. Quella del Pd è una scelta, incomprensibile, se non come operazione meramente elettorale».

Non lo sarebbe stato anche con voi? Per dirne una, Veltroni sostiene che vanno riconfermate le missioni militari all’estero e voi chiedete il ritiro dall’Afghanistan.
«Oggi che non c’è l’accordo ciascuno è libero di esprimere la propria opinione. Ma vorrei ricordare che per due anni noi le missioni le abbiamo votate. Abbiamo pagato un prezzo davvero alto, anche nel rapporto con i nostri elettori, in nome della lealtà al governo».

Come pensate di ricostruire il rapporto di fiducia col vostro elettorato?
«Intanto, con questo messaggio di unità che viene dall’accordo raggiunto dai quattro partiti della sinistra. E la prima volta da decenni che invece di dividerci ci uniamo. Dopodiché, quello che farà o meno recuperare il rapporto di fiducia non sarà la campagna elettorale ma ciò che viene dopo».

Cioè?
«I nostri comportamenti, più che le parole. Vedo che sia il Pd che Fi dicono che la prossima legislatura sarà quella costituente. Noi non dovremo prestarci a nessuna manipolazione della Costituzione, ed anzi dovremo fare su questo un’opposizione di grandissimo rigore».

Parla come se fosse sicuro che dal voto di aprile nascerà un governo di larghe intese.
«Infatti, è quello che penso».

Veltroni ha già smentito più volte.
«Faccio una scommessa con i lettori dell’Unìtà: conservate questa intervista e vediamo dopo le elezioni chi aveva ragione».

Perché tanta sicurezza?
«Questa legge elettorale produrrà di nuovo un Senato con una maggioranza risicata. Chiunque vinca, i due poli più grandi dovranno intendersi, o in un governo insieme o in forme di collaborazione molto stretta».

Ci saranno desistenze in alcune regioni?
«Impossibile, visto che il Pd ci ha messo alla porta. A questo punto la Sinistra deve correre da sola, ovunque, fare una battaglia anche in modo aspro e prendere il maggior numero di voti possibile. Proprio per impedire lo scenario peggiore dopo».

Che ne pensa della proposta di Veltroni di un compenso minimo di mille euro per i precari?
«La proposta di dare più soldi ai precari è sacrosanta, ma avrei preferito che l’avesse ratta il Pd al governo. Noi glielo abbiamo chiesto più volte. E poi c’è .un’altra questione, e cioè non può esserci uno scambio del tipo: più soldi in cambio del precariatoa vita. La condizione del precario in sé, indipendentemente dagli emolumenti, è inaccettabile perché è la privazione del futuro. Io sono perché non ci sia il precariato. È una cosa strategicamente diversa». Dopo il voto ci saranno alla Camera e al Senato i gruppi unici della Sinistra arcobaleno?

«Dipende da cosa ci dirà il voto, cioè da cosa il nostro popolo ci dirà di volere o non volere. Per quanto mi riguarda sono determinatissimo a proseguire nel processo unitario, nelle forme che saranno possibili. Dopodiché, vediamo se viene premiato o meno questo esperimento».

Esperimento che prevede la scomparsa della falce e martello.
«Avevo proposto di mantenere anche i simboli tradizionali, ma sono stato sconfìtto. Lo considero un errore. Spero di sbagliare, ma lo giudico un errore anche dal punto di vista elettorale».

Comunque la falce e martello è destinata a scomparire, se proseguirà il processo unitario, non crede?
«Questa ipotesi è semplicemente inesistente, perché la falce e martello rimane il simbolo del mio partito, che non ha nessuna intenzione di sciogliersi».

Magari non oggi, ma un domani?
«Per l’attuarsi di un’ipotesi di questo genere i Comunisti italiani dovrebbero prima cambiare segretario».

Veltroni parla di un patto tra lavoratori e imprenditori per la crescita del Paese: che ne pensa?
«L’idea dell’annullamento della lotta di classe in nome di un interesse comune, presunto, di lavoratori e padroni non sta né in cielo né in terra, perché hanno interessi contrapposti, non comuni».

La crescita economica non può essere un interesse comune?
«Dal punto di vista delle tesi padronali la crescita passa attraverso un azzeramento dei diritti del lavoro».

Sosterrete Bertinotti premier: una rivalutazione, dieci anni dopo la scissione?
«È il personaggio della sinistra oggi più autorevole, tra i diversi leader che ci sono in campo, io lo avevo candidato a fare il capo di un processo di unificazione della sinistra la bellezza di tre anni fa. Oggi non vedo più le ragioni di una divisione tra due diversi partiti comunisti. Le motivazioni della scissione erano innanzitutto nel rapporto con il centrosinistra. Che oggi non c’è più».