Diciamo basta ai morti di lavoro

Come mettere fine alla quotidiana strage sul lavoro? Ieri un’affollata assemblea di Cgil, Cisl e Uil al Brancaccio di Roma ha fatto il punto sugli infortuni e le malattie professionali, provando a suggerire alla politica alcune ricette. La relazione di apertura è stata affidata a Guglielmo Epifani: il segretario generale Cgil ha avviato il suo discorso dai dati, sempre drammatici e purtroppo non in diminuzione. Sono 6500, secondo l’Oil, i morti sul lavoro ogni giorno (una cifra enorme, certamente non precisa), in Italia siamo alla media di 3: oltre 1300 ogni anno. «Non sono cifre “normali”, a cui bisogna abituarsi – ha spiegato Epifani – Nel 1950 in Italia si contavano 2 mila morti l’anno, oggi siamo a 1300. E’ ancora un risultato che non ci soddisfa, ovviamente, ma ci dice che se c’è la prevenzione le cose possono migliorare». La prevenzione, appunto: se solo si dotassero tutti gli operai di sistemi anti-caduta si eviterebbero ben 850 morti l’anno, pari a due terzi del totale. E anche la presenza del sindacato, la formazione, il controllo continuo non è cosa indifferente: basti pensare che più si abbassa la dimensione delle imprese (e dunque la presenza sindacale), più aumenta il tasso di incidentalità. «Nelle imprese tra 1 e 15 dipendenti il tasso di mortalità è di 67 lavoratori ogni 10 mila – dice Epifani – Dai 30 in su questa percentuale si dimezza».
L’attacco alle imprese e le proposte
Epifani mette le imprese sul banco degli imputati: «Ci sono conquiste contrattuali e legislative che guadagniamo anno per anno, ma dall’altro lato c’è un contesto di esternalizzazioni, appalti senza garanzie, lavoro grigio o nero dei migranti, l’illegalità e la criminalità, che frenano i miglioramenti sul fronte della sicurezza: per una larga parte delle imprese la competitività si gioca sui costi e sui diritti». Un attacco a cui cercherà di rispondere, subito dopo, Giorgio Usai, responsabile Relazioni industriali di Confindustria, che in pratica negherà ogni addebito (e si beccherà qualche fischio dal fondo del teatro). Epifani spiega che si dovrà puntare «su una forte contrattazione di secondo livello, dove mettere al centro i temi dei turni, degli orari, dell’organizzazione e dei rapporti di lavoro». Il leader Cgil avanza poi le richieste al governo: «Bisogna coordinare tutte le istituzioni competenti; rivedere le norme sugli appalti, attribuendo la responsabilità all’impresa che appalta, fissando indici di congruità, rescindendo i contratti alle imprese che non rispettano i diritti. Rivalutare le indennità Inail, puntare sugli obblighi formativi di imprese e lavoratori, rafforzare e integrare il sistema informativo, dare risorse alle Asl: come fa un solo ispettore a seguire 1200 imprese e 10 mila lavoratori?». Epifani annuncia dunque, per giugno, una nuova assemblea nazionale, a Modena.
La Confindustria del sabato sera
La replica del confindustriale Usai è in alcuni punti impacciata (più volte cade nel lapsus linguae sulla parola «pariteticità»), in altri palesemente sulla difensiva (deve sostenere che «dati alla mano, gli infortuni nonostante tutto diminuiscono»). Alcune argomentazioni rasentano l’assurdo: come quando, rispondendo a una contestazione sulle morti degli autotrasportatori, derubrica gli infortuni a incidenti stradali. «Bisognerà vedere – spiega – se si tratti veramente di troppe ore lavorate sulla strada, o se piuttosto non si debba parlare di grandi esodi nei week end o delle stragi del sabato sera». La platea dei lavoratori è gelida, non gradisce: il tema è troppo delicato per scivolare sulle bucce di banana. Ancora: «Le imprese non sono controparti su questo tema, io preferisco definirle vostri partner. E non dobbiamo essere ingenerosi – dice diritto a Epifani – Qui si parla di secondo livello ma vorrei ricordare che dal 14 luglio 2004 non riusciamo a discuterne. C’è anche un nostro documento, del settembre 2005, su cui non c’è ancora risposta dal sindacato». Il riferimento, chiarissimo, è al 14 luglio in cui Epifani si alzò dal tavolo, troncando i rapporti con le imprese. Certo, gli industriali dovrebbero ricordare anche che «secondo livello», per loro, significa depotenziare sul piano salariale il contratto nazionale. Mentre sui turni e gli orari, al contrario, vorrebbero decidere nazionalmente, scavalcando le Rsu. Quando Usai lascia il palco partono alcuni fischi.
«Il governo ci sta provando»
L’intervento più ricco e più applaudito della giornata è stato quello di Domenico Pesenti, segretario della Filca, gli edili della Cisl. Pesenti ha invitato il governo a stringere le maglie sulle autorizzazioni alle imprese: «E’ incredibile che si possa aprire un’impresa edile con una semplice domanda alla camera di commercio, mentre per gli operai si chiedono 5 anni di apprendistato». Secondo il sindacalista, «bisogna fornire le imprese di una patente revocabile, ed escluderle dalle gare quando non hanno i contratti in regola». Inoltre, contro il lavoro precario, Pesenti ha spiegato che «si dovrebbero parificare tutti i costi previdenziali, sia dei dipendenti che degli autonomi, in modo che non ci sia dumping tra diverse forme contrattuali: e stiamo certi che chi non rispetta i lavoratori non utilizza neppure materiali di costruzione sicuri». «Nei cantieri in cui si è affiancato un progetto della sicurezza accanto a quello delle costruzioni, gli infortuni si sono ridotti al minimo», ha notato infine, sottolineando l’importanza del «rappresentante alla sicurezza territoriale», utile in un settore dove le imprese hanno spesso 2 o 3 dipendenti. Per il governo hanno parlato i sottosegretari alla Salute Gian Paolo Patta e al Lavoro Antonio Montagnino. Per Patta si «deve rivedere la normativa degli appalti, mettendo fine al massimo ribasso e caricando le imprese della responsabilità in solido; si deve agire sulla legge 30, migliorare l’applicazione della 626, utilizzare il forte attivo dell’Inail per formare i lavoratori». Patta ha insistito sulla «esigenza di rimettere le Asl nella condizione di compiere la prevenzione, rilanciando la medicina del lavoro». Montagnino ha annunciato che «il 25 e 26 gennaio a Napoli, in occasione della conferenza nazionale sulla sicurezza del lavoro, il governo presenterà il nuovo Testo Unico, che contiene tra l’altro la patente per le imprese». Nuove verifiche vengono fissate in giugno, e poi a settembre, nel corso di un convegno governativo che si terrà a Taranto.