Dichiarazione di voto di Franco Tomassoni

In questo ordine del giorno inquadriamo la nostra idea di processo unitario che deve concretizzarsi a partire dalle lotte e dai contenuti.

I compagni che nei territori hanno fatto questo tipo di dibattito e prodotto ODG su questo tema hanno scelto di far confluire la loro discussione all’interno di questo documento.
Particolarmente positiva è l’esperienza dei compagni di Messina che, già da tempo lavorano unitariamente alla fgci, hanno approvato un documento firmato dai coordinatori delle giovanili dei due partiti comunisti.

Altra esperienza importante è quella dei compagni veneti che prima della conferenza hanno costruito un corso di formazione regionale assieme alla FGCI.

Esperienze simili le troviamo anche a Bologna dove la battaglia su Phonemedia è stata portata avanti dai giovani comunisti congiuntamente con i compagni del PdCI.

Gia da queste esperienze elencate possiamo trarre due conclusioni a mio avviso paradigmatiche per il processo unitario, numero uno: la strada per dare una risposta a chi oggi guarda alla sinistra e a i comunisti, e non percepisce il nostro ruolo e la nostra utilità sociale data la balcanizzazione, va imboccata a partire dai contenuti e dalle lotte, dunque il processo unitario non deve presentarsi come una fusione a freddo dei gruppi dirigenti; i soggetti con i quali tale processo deve avvenire sono quelli che condividono la necessità, oggi non posticipabile, di una ricomposizione complessiva delle forze comuniste e di sinistra.

Le esperienze territoriali dimostrano che i GC e la FGCI, quando lavorano assieme e sono in grado di accantonare ingombranti e esteriori differenze, rappresentano una forza che prima di tutto viene percepita come utile da chi, nel mondo giovanile, condivide le nostre posizioni o vive condizioni di subalternità.

Il nodo teorico che questo ODG vuole fare emergere è il seguente: il processo unitario non deve, come dicevo prima, presentarsi come una fusione a freddo di ceto politico, ma rappresentare il punto di fusione più alto tra una complessiva lettura della società, della crisi economica, dei problemi materiali del paese e delle condizioni di vita di tantissimi cittadini, e il ragionamento su quale è la formula organizzativa più appropriata per rilanciare un soggetto all’altezza dei tempi.

Il processo unitario, dunque, non è una battaglia di bandiera, ma una necessità di fase, nell’orizzonte, unanimemente condiviso, della trasformazione sociale.