Di nuovo revocata l’immunità. E l’impunità quando?

L’ex dittatore cileno Augusto Pinochet si avvicina ai 90 anni (il mese prossimo) ma i regali che gli arrivano non sembrano gradevoli. Nel giro di un paio di giorni ne ha ricevuti due in un colpo solo: il giudice della corte d’appello di Santiago Sergio Muñoz, che gli sta addosso per le ruberie di denaro dello stato (i suoi «risparmi» sembra ammontino a 27 milioni di dollari), ha chiesto alla Corte suprema di togliergli un’altra volta l’immunità per una partita di malversazioni da 2 milioni di dollari di cui ha trovare tracce nei conti intestati a lui e ai suoi fidi nei conti della Banca Riggs di Miami; poi la Corte suprema ha deciso di togliergli l’immunità per un altro capitolo della saga della Riggs Bank, frode tributaria questa volta, in cui sono coinvolti anche la moglie, la gentile signora Lucia Hiriart e uno dei figli, Marco Antonio. Martedì Pinochet ha dovuto anche subire l’onta di sottoporsi a esami clinici e psichici ordinati dalla Corte suprema – ma questa volta non nel servizievole ospedale militare bensì nell’ospedale dell’Università cattolica di Santiago – in rapporto (finalmente anche) ai diritti umani: l’«Operacion Colombo» in cui nel `75 furono massacrati 115 oppositori di sinistra i cui cadaveri furono fatti trovare in Argentina ufficialmente vittime di «faide interne ai sovversivi». Il mese scorso la Corte suprema aveva dato il via libera al prosieguo delle indagini sul ruolo di Pinochet nella Operacion Colombo, volute dal magistrato che ha preso il posto del giudice Juan Guzman che è andato in pensione, ma subordinandolo alla sua capacità di intendere e di volere da provarsi dopo esami clinici imparziali. Il giudice Muñoz ha dato l’addio alla Corte d’appello con i fuochi d’artificio. Infatti è stato promosso alla Corte suprema (fortunatamente anche quel nido di osceni servi di Pinochet e del pinochettismo comincia a rinnovarsi con gente decente a 16 anni dalla fine del regime) prima di andarsene, oltre al fatto inedito di aver ricevuto una standing ovation da funzionari e avvocati, ha firmato la nuova richiesta di togliere l’immunità a Pinochet e l’ordine di arresto per la signora Lucia e il figlio Marco Antonio. I due, che sono in libertà provvisoria per un precedente arresto, sono imputati anche nella nuova inchiesta e come tali dovevano passare al commissariato per farsi prendere le foto segnaletiche e le impronte digitali ma non l’hanno fatto per cui è scattato l’ordine di arresto. Il clan del vecchio macellaio (e ladrone) è nella disperazione: a tal punto che l’avvocato difensore di Marco Antonio ha chiesto al giudice Muñoz di citare suo fratello maggiore Augusto, noto malfattore, per costringerlo a un faccia-a-faccia e dimostrare di non esssre stato lui l’unico a usare nomi e passaporti falsi per viaggiare, godersela e fare affari sporchi.

Finora Pinochet nonostante le decine di cause per reati fiscali e crimini contro i diritti umani è riuscito a farla franca perché le ormai innumerevoli revoche dell’immunità (sono almeno 4 o 5) sono sempre andate a sbattere contro le «ragioni di salute»: la Corte suprema prima gli revocava l’immunità e poteva essere processato, poi la Corte suprema sentenziava che il processo non si poteva fare per via delle condizioni di salute. E (quasi) tutti erano contenti, a cominciare dal presidente Ricardo Lagos. Chissà se dopo l’immunità non si faccia a tempo a togliergli anche l’impunità.