Detenuti, affollamento record nelle carceri britanniche

Questa estate gli istituti di pena britannici rischiano il collasso a causa dell’eccessivo numero di detenuti. A lanciare il grido d’allarme è uno studio del Prison Reform Trust (Prt), un ente non profit che si batte per il miglioramento delle condizioni carcerarie. La charity britannica ritiene che il giá insostenibile record precedente di 77,774 carcerati verrá sorpassato «tra un paio di mesi». L’Inghilterra e il Galles vantano ormai da molti anni il piú alto numero di carcerati in Europa.
Il sovraffollamento cronico e la carenza di strutture adeguate spesso rendono il regime di pena intollerabile. Sovente questi fattori si trasformano in focolai di rivolta, come peraltro confermano numerosi rapporti governativi e non. Tra i fatti di cronaca piú eclatanti il tumulto, nell’ottobre del 2002, nella prigione di Lincoln costata 2 milioni di sterline di danni. Parlando in merito ai gravi fatti di Lincoln Lord Woolf, uno dei giudice piú autorevoli del paese definí l’enorme numero di persone spedite in carcere «un cancro che divora la capacitá di funzionare del sistema carcerario». La popolazione carceraria dell’Inghilterra e Galles è passata da 41,561 persone del 1993 (anno da tenere a mente) alle 77,004 di oggi, un incremento del 85%. In molti hanno provato a dare una spiegazione. «Potrebbe dipendere dal modo in cui viene percepito il crimine» dice Rob Allen, direttore del Centro internazionale per gli studi sulle prigioni dell’Universitá King’s College di Londra. «Il modo con cui la politica e i media discutono del crimine – prosegue Allen – è sempre meno tollerante e piú punitivo e ció ha prodotto delle modifiche sulla legislazione e sulle consuetudini del passato in materia di sentenze». C’è chi avanza la tesi secondo la quale l’aumento dei provvedimenti giudiziari tesi a limitare la libertá personale sia collegata a specifici atti criminali particolarmente efferati. Basti pensare all’omicidio del piccolo James Bulger da parte di due adolescenti nel febbraio 1993. «Quando si verificano delitti cosí sconvolgenti ed eclatanti – sostiene Juliet Lyon, direttrice del Prt – si puó produrre una reazione distorta ed il livello delle punizioni puó salire». A tal proposito, è interessante notare come l’incremento record di 77,774 unitá raggiunto nell’ottobre del 2005 sia stato in parte stimolato da pene piú severe comminate dopo gli attentati terroristici del 7 luglio a Londra. Il 1993 è una data importante anche perché corrispose con la nomina del conservatore Michael Howard a ministro dell’Interno, spesso ricordato per la sua discutibile frase: «La prigione funziona». Secondo Allen, quell’anno fu di svolta perché «coincise prima con l’incarico conferito a Tony Blair di ministro dell’Interno ombra e successivamente con la sua investitura a leader del partito laburista». «Credo che Blair – afferma Allen – ritenesse che sul crimine il Labour fosse considerato debole e tentennante e pertanto riposizionó il partito». E alle intenzioni seguirono i fatti. Quando Blair divenne primo ministro la popolazione carceraria era arrivata a quota 60,000, un aumento del 45%. Sotto i laburisti, eletti con la promessa di essere «duri con il crimine, duri sulle cause del crimine» probabilmente si arriverá nel 2007 alla cifra di 80,400 fino a superare il tetto di 90,000 unitá nel 2010. Da notare che l’aumento dei detenuti e del tempo che gli stessi passano in prigione è coinciso anche con la privatizzazione del personale di sicurezza all’interno delle carceri, degli addetti al trasporto dei detenuti e delle mense all’interno degli istituti di pena. Si potrebbe pensare che la linea dura contro il crimine abbia prodotto un aumento dei reati. Ma secondo i dati prodotto dal Prt il numero di persone condannate dai tribunali è rimasto «sostanzialmente statico» con un aumento da 1,7 milioni a 1,8 milione dal 1993 al 2004. Nel rapporto si legge anche che non c’è stato alcun incremento dei reati piú gravi. La conclusione a cui giunge lo studio del Prt è molto semplice: oggi l’utilizzo del carcere viene preferito alle pene alternative. E chi si macchia di reati gravi riceve sentenze piú lunghe che in passato. Le condizioni ai limiti della vivibilitá all’interno delle carceri impediscono, in primo luogo agli assistenti sociali, di procedere in una appropriata riabilitazione dei condannati. La mancanza di un training adeguato sui prigionieri che fanno ritorno nella societá prima di aver scontato completamente la sentenza fa si che il 250% di essi ritorni in carcere per violazione della libertá per buona condotta. Nel 2000/01 avevano perso i benefici per buona condotta 3,182 detenuti, nel 2004/05 11,081. Il dibattito sulla drammatica situazione carceraria continua a dividere l’Inghilterra. Da una parte chi come il Prt rivendica un uso del carcere come estrema ratio, chi invece, come l’Associazione delle madri contro l’omicidio e l’aggressione si preoccupa se c’è chi pensa che «nessuno dovrebbe andare in prigione quando un sacco di pericolosi criminali camminano sulle nostre strade». Charles Clarke, il ministro dell’interno, ha promesso di occuparsi del problema del sovraffollamento, nel frattempo il numero delle persone detenute continua ad aumentare.