Deportazioni Usa al tempo di Aznar

È «assai probabile» che l’aviazione militare spagnola abbia trasportato prigionieri talebani nel 2002 e 2003, in piena epoca di regno Aznar. Allora tre Hercules C-130 hanno condotto oltre 5.000 persone da Manas in Kirghizistan alle basi afgane di Bagram, Kandahar, Herat e Mazar-i-Sharif, ma anche in quella pakistana di Jacobab e alla K2 situata in Uzbekistan. Tra loro, assicurano comandi militari spagnoli, ci sarebbero stati dei detenuti, anche se nemmeno loro possono affermarlo con certezza per il semplice fatto che i trasportati afgani non venivano identificati. Con questa notizia viene piazzato un nuovo tassello nella collaborazione dei paesi europei alla strategia Usa di lotta al terrorismo, passando per il non-rispetto dei diritti umani. Ma è anche una notizia che torna a infiammare la Spagna, a tre anni dall’inizio di una guerra in Iraq fortemente voluta dal governo Aznar e fortemente osteggiata dall’opinione pubblica, e a 24 mesi dagli attentati di Madrid. Tutto nasce alla fine dell’anno scorso per un’iniziativa dell’ Ong Los Verdes-Sos Naturaleza , un’associazione ecologista dell’Aragona che denunciava, basandosi su informazioni raccolte dalla stampa locale, l’utilizzo degli Hercules spagnoli per il trasporto di prigionieri dall’Asia centrale fino alla base Usa di Guantanamo. Parte un’indagine interna e l’aviazione scarta immediatamente questa ipotesi, anche per via della distanza e dell’autonomia degli apparecchi. Ma le indagini, ferme sulla destinazione Guantanamo, aprono invece un’altra porta inattesa, quella del trasporto dentro l’Afghanistan e da qui ai paesi limitrofi. Tra il 22 febbraio 2002, tre mesi dopo la fine del regime dei talebani, ed il 20 giugno 2003, giorno in cui gli Hercules non vengono più utilizzati nell’ambito dell’operazione Enduring Freedom gestita dagli Usa, l’Aviazione spagnola conta 329 missioni per 2.258 ore di volo e il trasporto di 5.120 persone e di 2.820 tonnellate di carico. Nei registri di volo appaiono i nomi di numerosi passeggeri nordamericani (d’altronde il fine ufficiale delle missione era l’appoggio logistico e il trasporto truppe), ma figurano anche nomi di afgani, senza che lo stesso esercito sia in grado di precisare se si tratta di prigionieri, traduttori o membri del nuovo regime al potere a Kabul. L’ipotesi del trasporto di presunti talebani viaggia per ora sul filo della logica: Guantanamo fu aperta nel gennaio 2002 e la gran parte dei suoi ospiti provenivano proprio dall’Afghanistan, gli Hercules in questione erano già stati utilizzati per il trasporto di prigionieri dalla penisola alle Canarie. Tanto logico che pure i comandi militari considerano «molto probabile» che in alcune occasioni abbiano volato dei prigionieri. Nessuno lo dice apertamente, ma il trasporto sembra esserci stato. L’ex ambasciatore dei talebani ad Islamabad, Abdul Salam Zaif (il volto del regime prima della guerra) assicura in un’intervista pubblicata domenica da El Pais , di essere stato trasportato su quattro aerei prima di arrivare a Guantanamo. Lui non sa se almeno uno dei velivoli era spagnolo, la cosa paradossale è che non lo sa nemmeno l’aviazione di Madrid. E così oltre all’uso degli aeroporti europei da parte di aerei affittati dalla Cia e destinati anche ad operazioni di sequestri, ora si apre pure il capitolo asiatico della partecipazione di eserciti comunitari in operazioni a comando Usa e senza rispetto dei diritti umani. Nel luglio 2004, quattro mesi dopo la vittoria di Zapatero, la Spagna abbandona la missione Enduring Freedom per far rientrare le sue truppe (aumentate in effettivi) nell’Isaf, la Forza di assistenza per la sicurezza gestita dalla Nato. Oggi riprende invece le sue attività la Commissione temporanea sulla Cia del Parlamento europeo con l’audizione di Guido Olimpo e Claudio Biondani, i due giornalisti del Corriere della Sera che hanno seguito il caso di Abu Omar.