Dentro Baghdad: una città paralizzata dalla paura

Baghdad è paralizzata dalla paura. I conducenti iracheni sono terrorizzati dall’idea di imbattersi per caso in un checkpoint estemporaneo, dove uomini armati fino ai denti in abiti civili possono trascinarli fuori dalle loro macchine e ucciderli per il fatto di appartenere alla religione sbagliata. Alcuni distretti si scambiano colpi di mortaio tutte le notti. Questo è un caos che va al di là della comprensione di George Bush e Tony Blair.

Ieri, del fumo nero stava levandosi sul centro della città, mentre i soldati dell’esercito americano e di quello iracheno cercavano di farsi strada a furia di combattimenti nel distretto ribelle di Haifa Street, che dista solo un miglio a nord dalla Green Zone, dove si trovano il governo e le ambasciate di Usa e Gran Bretagna. Elicotteri volavano bassi e veloci sopra edifici a molti piani, dando la caccia ai cecchini, e veicoli blindati facevano manovra nelle strade sottostanti.

Molti iracheni che hanno guardato il discorso sullo Stato dell’Unione lo hanno liquidato, alzando le spalle, come qualcosa di irrilevante. “Altri 16.000 soldati Usa non saranno sufficienti a riportare l’ordine a Baghdad”, dice Ismail, un sunnita che è fuggito da casa sua, nella parte ovest della città, temendo che sarebbe stato arrestato e torturato dai temutissimi commando della polizia sciita.

E’ straordinario che, quasi quattro anni dopo che le forze Usa hanno preso Baghdad, ne controllino una parte così piccola. La prospettiva per la strategia di Bush di cacciare gli insorti dalle loro roccaforti e impedirgli di tornare non sembra buona.

Lunedì, un elicottero che apparteneva alla società di sicurezza Usa Blackwater è stato abbattuto mentre sorvolava il quartiere sunnita di al-Fadhil, vicino ai mercati centrali di Baghdad. Può darsi che diversi dei cinque americani componenti l’equipaggio fossero sopravvissuti allo schianto, ma sono stati trovati in seguito con ferite da arma da fuoco alla testa, come se fossero stati giustiziati a terra.

Baghdad si è disgregata in diverse entità ostili, sunnite e sciite, dove chi non è del posto viene trattato con sospetto e gli viene sparato se non è in grado di spiegare che cosa sta facendo. Nel distretto sunnita militante di al-Amariya, nella parte ovest di Baghdad, gli sciiti sono stati cacciati via, e un partito Ba’ath che sta risorgendo ha preso il controllo. Uno slogan dipinto in rosso su un muro dice: “Saddam Hussein vivrà per sempre, simbolo della nazione araba”. Un altro dice: “Morte a Muqtada [Muqtada al-Sadr, il religioso sciita nazionalista] e al suo esercito di sciocchi”.

I ristoranti in distretti di Baghdad come il quartiere delle ambasciate ad al-Mansur, dove un tempo ero solito andare a pranzo, adesso sono diventati troppo pericolosi per andarci. Qualunque straniero vada per le strade ha la probabilità di venire rapito o ucciso. In ogni caso, la maggior parte dei ristoranti hanno chiuso molto tempo fa.

E’ difficile per gli iracheni evitare di schierarsi da una parte o dall’altra nel confllitto. Molti distretti, come quello di al-Hurriya, nella parte ovest di Baghdad, hanno visto cacciare via la minoranza – in questo caso i sunniti.

Un amico sunnita di nome Adnan, che vive nel distretto confinante di al Adel, ha ricevuto la visita di alcuni miliziani sunniti. “Devi aiutarci a proteggervi dagli sciiti a Hurriya venendo in pattuglia assieme a noi”, gli hanno detto. “Altrimenti, daremo la tua casa a qualcuno che ci aiuterà”. E’ andato in pattuglia assieme ai miliziani per diverse notti, stringendo un Kalashnikov, e poi è fuggito dalla zona.

A Baghdad la paura è così intensa che voci di battaglie ancora più sanguinose girano per tutta la città. Due settimane fa, molti sunniti credevano che l’Esercito del Mahdi sciita stesse per lanciare una “battaglia di Baghdad” finale, con l’obiettivo di uccidere o cacciare la minoranza sunnita della capitale. Gli insorti sunniti avevano messo da parte armi e munizioni per fare un tentativo estremo di difendere i loro distretti. Alla fine, credono che la battaglia finale sia stata rinviata all’ultimo momento.

Bush ha insistito che il governo iracheno, con l’appoggio delle forze armate Usa, “deve fermare la violenza confessionale nella capitale”. In che modo lo faranno non è chiaro. I rinforzi americani potrebbero limitare la capacità degli squadroni della morte di scorazzare a piacimento per alcuni mesi, ma questo non fornirà una soluzione a lungo termine.

E’ probabile che il discorso di Bush intensifichi il settarismo di natura confessionale in Iraq, identificando le milizie sciite con l’Iran. In realtà, la milizia sciita più potente, l’Esercito del Mahdi, è tradizionalmente anti-iraniana. E’ la Badr Organisation, che adesso sta co-operando con le forze Usa, che è stata formata e addestrata dalle Guardie della rivoluzione iraniane. Nel mondo arabo nel suo complesso, Bush sembra stia cercando di chiamare a raccolta gli stati sunniti di Arabia Saudita, Egitto, e Giordania perché lo sostengano in Iraq, esagerando la minaccia iraniana.

Gli iracheni inoltre si chiedono cosa succederà nel resto dell’Iraq mentre gli Usa si concentreranno sul cercare di garantire la sicurezza a Baghdad.

Il livello di violenza nelle zone rurali viene spesso sottovalutato perché se ne parla di meno rispetto a quello nella capitale. A Ba’aquba, la capitale della provincia di Diyala, a nord-est di Baghdad, lo scorso fine settimana i comandanti dell’esercito Usa e di quello iracheno stavano vantando i loro successi in una conferenza stampa, sostenendo: “La situazione a Ba’aquba è rassicurante e sorro controllo, ma ci sono alcune voci messe in giro da gentaglia”. Poche ore dopo, alcuni insorti sunniti hanno rapito il sindaco e hanno fatto saltare in aria il suo ufficio.

La situazione nel sud dell’Iraq non è più rassicurante. Sabato scorso cinque soldati americani sono stati uccisi nella città santa sciita di Karbala, da uomini armati che indossavano divise americane e irachene, portavano armi americane, e guidavano veicoli utilizzati dalle forze Usa o da quelle governative irachene. Una targa appartenente a una macchina registrata a nome del ministro del Commercio iracheno è stata trovata su uno dei veicoli utilizzati nell’attacco. Una misura del caos che c’è oggi in Iraq è data dal fatto che i funzionari Usa non sanno se i loro uomini siano stati uccisi da guerriglieri sunniti o sciiti.

Sembra che l’eventualità di uno scontro generalizzato a Baghdad tra i comandanti Usa e l’Esercito del Mahdi si stia allontanando. Né gli Usa né il governo iracheno hanno le risorse per eliminare le milizie sciite. Persino tra le unità kurde nella capitale c’è un numero elevato di diserzioni. L’Esercito del Mahdi, se venisse messo sotto pressione nella capitale, potrebbe probabilmente prendere il controllo di gran parte del sud dell’Iraq.

La presunta nuova strategia di Bush è, più che una strategia, una raccolta di tattiche che è improbabile che producano un cambiamento spettacolare della situazione sul terreno. Ma se la sua demonizzazione sistematica dell’Iran è qualcosa che prelude ad attacchi aerei o a un altro tipo di azione militare contro questo Paese, allora gli iracheni pagheranno ancora una volta un caro prezzo.

(Traduzione di Ornella Sangiovanni)