Delegati della Cgil a Bologna: contestato il «memorandum»

Fa discutere la firma apposta dai tre segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil al memorandum d’intesa con il governo sulla riforma del sistema previdenziale. A dare corpo a perplessità e preoccupazioni è stata ieri, a Bologna, una prima assemblea regionale di delegate e delegati di diverse categorie della Cgil. Assemblea autoconvocata, primo tassello di un dissenso che farà tappa ancora a Bologna con un’assemblea nazionale di quadri e delegati aperta a membri di tutte le sigle sindacali, il 23 ottobre. Per chiedere il ritiro della firma dal memorandum.
Poco più di due pagine, stilate alla vigilia della manovra finanziaria e con in calce le firme dei tre segretari confederali, insieme a quelle di Prodi, Padoa Schioppa e Damiano. Nove punti sintetici, ma «estremamente chiari», che vincolano le tre confederazioni ad avviare e concludere la discussione sulla riforma del sistema pensionistico tra gennaio e marzo2007. «Senza che ci sia stata alcuna discussione, soprattutto senza alcun mandato da parte dei lavoratori», stigmatizzava ieri Roberto Santi del direttivo Filcams dell’Emilia Romagna. E in barba anche all’odg presentato (e accolto) all’ultimo direttivo nazionale della Cgil da Gianni Rinaldini, segretario generale Fiom, che impegnava la confederazione a non avviare alcuna trattativa in materia di pensioni, senza prima una consultazione tra i lavoratori.
Un problema di metodo, dunque, ma anche di merito – «una vera e propria controriforma». Tre, a giudizio dei delegati, i punti più controversi contenuti nel «memorandum». L’allungamento de facto dell’età pensionabile, anche mediante disincentivi all’uscita dal lavoro; il passaggio a un sistema contributivo pieno, «che rischia di essere un problema serio non solo per le giovani generazioni precarie»; l’estensione della previdenza integrativa anche al pubblico impiego, «che rischia di configurarsi come un vero smantellamento della previdenza pubblica». Come se poi, dicevano ieri diversi delegati, questa finanziaria, con la partita del Tfr e l’aumento della contribuzione sia per i lavoratori dipendenti che per i parasubordinati, già non provasse a fare cassa sulla pelle dei lavoratori. E come se il bilancio dell’Inps per i lavoratori dipendenti non fosse in pareggio, a parte i costi che dovrebbero essere a carico della fiscalità generale. «E’ necessario aprire una vertenzialità dal basso, a partire dai luoghi di lavoro» ha concluso Santi. «Non sarà un caso che ogni volta che si parla di riforma del sistema pensionistico tutti si spaventano – commentava in conclusione un dirigente Cgil presente all’assemblea – Perché dal ’74 in poi, sulle pensioni abbiamo solo perso».