«Decidiamo insieme forme e contenuti dell’unità a sinistra»

La straordinaria manifestazione di sabato cambia tutto. Adesso abbiamo il compito storico di unire la sinistra. Va fatto rapidamente ma è chiaro che non può essere solo un compito dei partiti. Serve un’unità molto più larga, la stessa di piazza San Giovanni».
Quando incontriamo Franco Giordano, la soddisfazione per il successo di sabato è ancora palpabile. Il segretario di Rifondazione è ben attento a non bruciare forme e modalità del confronto a sinistra. Insiste però su un «modello rovesciato» rispetto al Pd: non primarie sul leader ma «una consultazione aperta e partecipata su programmi, contenuti e modalità organizzative». «Se vogliamo presentarci uniti alle amministrative – insiste -dobbiamo accelerare. Va definito subito il processo costituente e elaborata una cultura politica pacifista, laica, antiliberista e che raccolga la differenza di genere. E’ una sfida enorme. Rifondazione e la Sinistra europea sono pronti, non si torna più indietro».

Una manifestazione così grande però vi richiama a grandi responsabilità.
Quella piazza enorme e plurale ha un doppio significato: da una parte una rivendicazione chiara nei confronti del governo sulla precarietà, la pace, i diritti civili, l’ambiente. Contemporaneamente ha lanciato una fortissima richiesta di unità della sinistra.
Soprattutto ora che siete al governo.
Il nostro giudizio sul protocollo sul welfare resta critico. Non può essere che un ragazzo inizia a lavorare come precario e non esce mai da questa condizione. Ma la nostra dialettica col governo non si esaurisce qui. Accolgo in pieno la proposta di Gianni Rinaldini (segretario Fiom, ndr) al convegno degli economisti promosso dal manifesto. Dobbiamo ottenere risultati concreti verso quelle aree sociali finora invisibili e sempre più in sofferenza. Spero che sia accolta in finanziaria una proposta unitaria della sinistra che, a partire dall’armonizzazione delle rendite, propone la restituzione del fiscal drag ai lavoratori o la detassazione degli aumenti salariali ottenuti con la contrattazione nazionale.

E se sul protocollo ci fosse la fiducia?
Dopo la manifestazione penso che sia più difficile porre un aut aut. La fiducia chiuderebbe la porta a quella piazza. Una piazza più forte perché si è mossa in sintonia con una sfida europea. La settimana scorsa a Lisbona 200mila persone hanno manifestato contro la flexicurity, in Francia ci sono stati i primi scioperi contro Sarkozy e in Germania
quelli dei ferrovieri contro le privatizzazioni. La manifestazione però è stato anche il segno tangibile di una supplenza dal basso alle debolezze dei partiti.
Abbiamo tutti un dovere verso quella piazza: bisogna aprire entro l’anno il processo costituente di una nuova sinistra unitaria e plurale. Mercoledì ne discuterò con gli altri segretari e quindi non voglio entrare nei dettagli. E’ chiaro però che la sinistra non si esaurisce nei partiti che ci sono. Rifondazione ha avanzato una proposta che può tenere insieme tutti: gli stati generali sul modello del «forum sociale». Una tre giorni aperta che può censire tutte le espressioni di sinistra e decidere una fase costituente che, a nostro avviso, deve essere una federazione forte tra partiti, singoli e associazioni.

In piazza un oceano di bandiere rosse. Non è che rifarete un «Pci bonsai»?
Noi non vogliamo una ricomposizione delle forze comuniste. Imprigionerebbe la novità e limiterebbe le sue potenzialità. E’ vero: Rifondazione era in piazza ma quella piazza non era di Rifondazione. Il Prc è venuto come partito ma anche come collettore unitario. Il bisogno, la richiesta dell’unità a sinistra dei nostri iscritti ha fatto impressione perfino a me. Sabato è stato detto in modo chiaro che la politica non si esaurisce in un Pd onnicomprensivo. Noi restiamo saldamente ancorati al mondo del lavoro. E non esiste un soggetto unitario della sinistra che sia la semplice proiezione della maggioranza dell’orientamento sindacale. Noi, tutti insieme, abbiamo visto che c’è bisogno di una soggettività politica che vuole esprimersi in prima persona, senza appaltare a altri la propria identità.

Cos’è, una polemica con la Cgil?
Non faccio polemiche con chi non è venuto. In piazza c’era un’idea del processo unitario: o questo soggetto si costruisce con forme partecipate oppure non esiste. Non ha sfilato solo il no al referendum. C’era chi ha votato sì e perfino chi ha votato per il Pd, basti pensare a Moni Ovadia. In tanti sono in bilico e aspettano una proposta credibile da sinistra. Cedere la sovranità, del resto, vuol dire andare avanti anche se non condividi integralmente.

Come andare avanti allora?
Noi non vogliamo scioglierci. In questa fase transitoria i partiti ci sono perché sono una ricchezza di questo paese. Ma da soli non bastano. Bisogna sollecitare forme di costruzione di programmi e su questi chiamare al voto in forme binarie a partire dal basso, dalle realtà territoriali.

I problemi di rapporto con i movimenti restano. Come riallacciare il dialogo?
Bisogna incontrarsi a tutti i livelli. Spero che i promotori, i tre giornali, aprano una discussione. Mantenere aperta la relazione è decisivo per evitare possibili solitudini. Quella manifestazione non chiude nulla, è a disposizione anche di chi non è venuto.

Alla vigilia, una personalità come Nichi Vendola è finita al centro di retroscena e indiscrezioni. Questa nuova sinistra non ha un problema di leadership?
Penso che insieme alla partecipazione dal basso l’altra vera innovazione sarà la collegialità. Le primarie sul leader non appartengono alla nostra cultura, faremo l’esatto contrario di un’elezione plebiscitaria del leader.

Sulla riforma elettorale siete divisi. Mercoledì ne discuterete con gli altri segretari?
Noi sosteniamo il modello tedesco. Chi vuole davvero l’unità a sinistra con quel sistema non ha nulla da temere. Tutte le resistenze nascondono una logica di nicchia. Se abbiamo deciso di stare insieme che problema c’è? L’unità non è un ballon d’essai, chi è venuto al corteo non ce lo perdonerebbe mai.