“Dear Wendy”. In sala i dandy pistoleri di Thomas Vinterberg e Lars Von Trier

Dopo “Festen”, premiato dalla giuria a Cannes, il secondo film di Thomas Vinterberg ad arrivare in Italia è “Dear Wendy”, premio per la miglior regia al Mosca International Film Festival. Siamo in una piccola cittadina mineraria degli Stati Uniti. Il giovane, introverso e solitario Dick viene casualmente in possesso di una pistola. In termini poetici ne riconosce un’anima, va in estasi e sviluppa un’oscura passione che condivide con il giovane Stevie. Una miniera abbandonata viene riadattata a loro tempio di nuovi dandy con la pistola. Testo costruito letteralmente attorno alle canzoni degli Zombies, spazi scenici al minimo (simbolicamente una piazza e un sotterraneo), una voce fuori campo che gioca a mantenere un distacco che perç viene meno in un durissimo crescendo, “Dear Wendy” ha una sceneggiatura firmata da Lars Von Trier.
La coppia danese Vinterberg-Von Trier, coniugando la diversità (fonte di ispirazione e divertimento) di una personalità emotiva ed una calcolatrice, lavora insieme da un decennio. Cioé dai tempi che li videro co-fondatori del Manifesto Dogma 95, il “voto di castità in 10 comandamenti” per il ritorno ad un cinema antitecnologico, essenziale, rigoroso. Poi, secondo Vinterberg, «il dogma si è trasformato in una convenzione, una di quelle convenzioni che noi cercavamo di evitare». Così, nel marzo scorso, hanno ufficialmente sancito la chiusura di un’esperienza forte di 35 film provenienti da 12 nazioni, anche se «in futuro il certificato insieme al Manifesto e all’ Impegno di Purezza si troverà in rete a disposizione di quanti vorranno fare un film Dogma. Che quello realizzato sia un film dogma è un problema che d’ora in poi ciascuno dovrà decidere in prima persona, seguendo la propria coscienza». Il tono sembra quello di un ennesimo scherzo.