DALL’INTERVISTA A MARIO TRONTI

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Superare i simboli di quattro partiti, dunque, non è sufficiente…

No. E io vorrei dire a Fausto Bertinotti: la scelta di parte è giusta ma non è fatta di tanti colori, è fatta d’un colore e noi sappiamo qual è. Penso, più profondamente, che la cultura dell’ambiente e la cultura della pace sono interne, non giustapposte, all’idea di sinistra. Essere di sinistra, oggi, vuol dire rimettere in campo l’idea del giovane Marx di “umanizzare la natura e naturalizzare l’umanità”: una grande idea di comunismo che affronta un dissidio appunto non naturale ma determinato socialmente, perché provocato dal fatto che tra umano e naturale c’è una società precisa, quella capitalistica che non è umana né naturale bensì è artificiale e disumana. Questo va sostenuto di contro all’idea dominante secondo la quale l’ecologia non è di destra né di sinistra. Invece è un tema enorme, che sarà quello globale dei decenni a venire, ma noi dobbiamo organizzarlo nel discorso della sinistra. Analogamente per la cultura della pace: è interna alla sinistra dal momento che le guerre non si fanno certo ad opera di alcuni “uomini cattivi” ma perché ci sono contraddizioni interne alla struttura-mondo del capitalismo, che lo costringono ad usare la guerra come arma economica, sociale e politica.