Dalla Sorbona sgomberata dilaga la rivolta dei giovani

Lo sgombero, l’evacuazione -asettico eufemismo -, è cominciato poco prima delle quattro del mattino. Più propriamente un raid, rapido e violento, completato a passo di carica in meno di un quarto d’ora. La resistenza “attivamente non violenta” che pure c’è stata è stata letteralmente travolta a colpi di manganello e dai lacrimogeni. Un centinaio i gendarmi mobili e i Crs in tenuta antisommossa che hanno fatto irruzione nell’ateneo per ramazzare e sgomberare i circa 300 occupanti, mentre almeno altri duecento celerini presidiavano quartiere e perimetro della Sorbona.
Riconquistata l’Università, poliziotti e gendarmi si sono adoperati a “bonificare” i dintorni e a disperdere, sempre manu militari, qualche centinaia di studenti rimasti a dare voce alla contestazione. Un po’ più di mezz’ora di cariche e lanci di lacrimogeni sul boulevard St. Michelle e nelle strade adiacenti. Alla mattina la prefettura di Parigi annunciava ufficialmente undici contusi tra le forze dell’ordine, due feriti tra gli studenti e undici fermati. Per altre fonti dei sindacati di polizia, sarebbero una quarantina i feriti leggeri tra poliziotti e gendarmi e almeno 25 i fermi tra i manifestanti.

E’ la risposta ringhiosa del governo ad una contestazione studentesca che da tre settimane si allarga e si consolida e che negli ultimi giorni, prima e soprattutto dopo le grandi manifestazioni del 7 marzo, è diventata sempre più attiva. Blocco completo di almeno una dozzina di università e mobilitazione polimorfa e diffusa in un’altra trentina, con grosso modo un ateneo su due coinvolto nella protesta. Ma soprattutto moltiplicazione delle azioni spontanee di disturbo: dal blocco delle stazioni ferroviarie come a Poitiers o a Tolosa, all’invasione corsara dei rettorati come a Mont Pellier, al blocco del traffico come a Parigi sugli Champs Elisée.
Culmine di questa contestazione appunto l’occupazione della Sorbona, la più antica università di Francia, simbolo indimenticato del maggio francese nel ’68.
Dopo che un primo gruppo di una novantina di studenti si era accampato dentro l’università mercoledì, la polizia aveva sigillato il perimetro con gli occupanti isolati all’interno. Poi, venerdì, una giornata di assedio a giocare a guardia e ladri coi gendarmi: e alla fine gli studenti riuniti fuori avevano trovato il “buco” nella rete. Da una finestra erano riusciti ad entrare in più di duecento prima che i poliziotti riuscissero a riprendere il controllo. Uno smacco per il ministro dell’Interno Sarkozy e i suoi mastini. Offesa lavata appunto nella notte tra venerdì e sabato con lo sgombero muscolare.

Il governo dunque ha scelto le maniere forti, ha scelto di recidere subito il bubbone, senza lasciare che si installasse la potenza dei simboli: la Sorbona occupata, il quartiere latino in fibrillazione, le prime mini barricate attorno a Saint Michelle… si cominciava davvero a sentire un inebriante profumo di Sessantotto. E allora avanti con manganelli e lacrimogeni.

Reprimere e punire l’insubordinazione, isolare e criminalizzare le frange più militanti del movimento, dare la parola agli studenti crumiri che «vogliono solo studiare serenamente», denunciare la deriva violenta dei più scalmanati e l’infiltrazione dei gauchistes, anarchici e altri pericolosi sovversivi.

Il copione è noto e consunto fino all’usura. Emblematica, al limite della caricatura, la gita-studio organizzata ieri pomeriggio dal ministro dell’istruzione Gilles De Robien che ha portato a spasso un drappello di giornalisti nei corridoi e nelle aule della Sorbona, appena riconquistata, perché si rendessero conto di persona delle profanazioni e dei danni compiuti dai vandali nelle 48 ore dell’occupazione. E poco importa che per quegli stessi corridoi fosse passata la verve repressiva dei gendarmi antisommossa. Il ministro ha tenuto a denunciare, greve e compito, «la svolta violenta» presa dal movimento, sorvolando allegramente sulla violenza dell’irruzione poliziesca.

Principale artefice e beneficiario politico dell’accelerazione repressiva il super ministro dell’interno e super candidato della destra alle prossime presidenziali Nicolas Sarkozy. E’ lui che pur in visita ministeriale in Martinica, nelle Antille francesi, ha ordinato e diretto lo sgombero praticamente in tempo reale via satellite. Informando opportunamente i giornalisti al seguito mano a mano che l’azione si dispiegava; a dimostrazione che pur a qualche migliaio di chilometri di distanza resta lui, a qualunque latitudine, l’uomo forte del governo.

Ma malgrado lo sfoggio di muscoli, il governo Villepin ha palesemente il fiato corto; e rischia di giocarsi in questo braccio di ferro, sempre più politico, con la protesta studentesca il poco credito politico e il barlume di futuro che gli resta. L’iter in parlamento con la procedura di urgenza e il voto di fiducia ha mostrato come ormai Villepin possa contare, dopo il voto contrario dei centristi, solo sulla sua maggioranza monocolore. Maggioranza pletorica in parlamento ma che rappresenta concretamente un 30% scarso dell’elettorato. Negli ultimi giorni poi anche questa maggioranza ha mostrato anche le prime crepe con due appelli espliciti a sospendere il Cpe (contratto primo impiego) da parte di due noti deputati Ump. Non solo: il Mdef, la confindustria francese, si è defilato ed ha già spiegato che non farà le barricate per difendere il Cpe. Ancora, due rettori di università di Nantes e Tolosa hanno scritto al premier chiedendo anche loro il ritiro del progetto governativo. E per finire i sondaggi che danno il premier in caduta libera (-11% di gradimento) e ostili al Cpe oltre 6 francesi su 10. Villepin andrà stasera in televisione per cercare di spegnere l’incendio, magari promettendo borse di studio e sovvenzioni per gli studenti, senza cedere sul fondo. Il premier non può permettersi di cedere alla piazza a rischio di perdere ogni speranza nella corsa alla candidatura per la successione Chirac.

Chirac per ora tace ma potrebbe essere costretto a scendere in campo per cavare le castagne dal fuoco al suo successore prediletto. Dall’altra parte l’opposizione ha ritrovato per incanto una ragion d’essere ed anche il fiato per farsi sentire. E soprattutto c’è un movimento studentesco e sociale che al di là del Cpe ha 4 anni di politiche neoliberali da far scontare, finalmente, a questa maggioranza di destra e a questo governo confindustriale. L’occasione è immancabile di fronte ad un contratto, il Cpe, palesemente ingiusto che sottomette per due anni il neo assunto al totale arbitro del padrone. Un “ritorno indietro al XIX secolo” secondo le stesse parole di un deputato Ump.

Insomma, inevitabilmente la lotta continua: e la perdita della Sorbona non basterà a smorzare il movimento. La coordinazione studentesca è riunita da ieri a Poitiers. Lunedì mattina l’appuntamento a Parigi è alle 9 davanti alla Sorbona per reclamare il diritto all’accesso per gli studenti. E poi giovedì si torna in piazza per universitari e liceali e sabato mobilitazione nazionale con il rinforzo dei sindacati dei lavoratori.