D’Alema: no a exit strategy

L’Italia «ha chiesto e ottenuto il mandato per condurre il dibattito in sede Onu sulle missioni in Afghanistan». L’annuncio viene direttamente da Massimo D’Alema al termine di una lunga giornata, prima alla Nato e poi alla sede del Consiglio per un incontro con i ministri degli esteri dei 27. Ed è un annuncio importante che dà il polso del ruolo che intende rivestire l’Italia nel prosieguo dell’intervento straniero in Afghanistan. A marzo le Nazioni unite discuteranno il rinnovo della missione civile Unam e in ottobre il futuro di quella militare Isaf, due momenti utili, secondo D’Alema, per «ripensare la strategia» usata in Afghanistan e «imprimere una svolta» in modo da migliorare una situazione al momento «assai distante da quella auspicata». E in questo processo di revisione Roma intende rivestire un ruolo di primo piano, magari aggiudicandosi anche quella Conferenza internazionale lanciata nuovamente ieri da D’Alema. Dell’Afghanistan il ministro degli esteri ha parlato soprattutto con il segretario dell’Alleanza atlantica Jaap De Hoop Schaeffer. «E’ stato un incontro molto positivo – afferma D’Alema – ho fatto presente la necessità di arrivare a una Conferenza internazionale» in modo da coinvolgere il maggior numero di paesi in un rilancio della missione, che deve essere sempre più «economica e sociale» e non solo militare. Un’iniziativa a cui il numero uno della Nato avrebbe dato il suo assenso. In questo senso, il ministro ha ricordato diverse iniziative che potrebbero essere preliminari alla convocazione di una Conferenza internazionale, come la riunione con il presidente afgano Hamid Karzai in programma a breve in Italia sui problemi della giustizia, della droga e dello Stato di diritto, nonché un’altra riunione che si terrà il 29 gennaio a Berlino per discutere dello sviluppo economico e istituzionale del Paese. D’Alema sottolinea come «altri paesi abbiano sollecitato la creazione di un gruppo di contatto», un elemento che dimostra come «le nostre preoccupazioni non sono così isolate». La svolta strategica indicata dal ministro degli Esteri non dovrebbe comunque arrivare nella riunione di venerdì prossimo del Consiglio dei ministri degli esteri della Nato perché «permangono delle resistenze». In sostanza la situazione sul campo è pessima e qualcosa va fatto, sia per l’Afghanistan che per limare le polemiche in patria, ma in quel qualcosa non rientra comunque una exit strategy. Su questo D’Alema è stato assai chiaro: «Non abbiamo mai impostato il problema nel senso di cosa faranno le forze italiane, per noi il problema è il futuro della missione internazionale». Al momento «il ritiro non è all’ordine del giorno, potrà esserlo solo dopo il successo della missione».