Dal Molin, la carica dei 120

120 parlamentari dell’Unione hanno deciso di costituirsi in Comitato contro la decisione del governo di ampliare la base Usa di Vicenza.
La tensione è alta all’interno della maggioranza e il vero scoglio da superare non risiede tanto a Kabul quanto nel Veneto. Così, ieri sera (martedì) si è tenuta, a Roma, la prima assemblea dei parlamentari dell’Unione per chiedere a gran voce la revoca immediata dell’autorizzazione concessa da Palazzo Chigi all’allargamento della base militare Dal Molin.

Tra i principali punti in discussione, la necessità di approntare una piattaforma unitaria per la manifestazione nazionale indetta il prossimo 17 febbraio, su parole d’orine che tengano distinte la questione della base con il rifinanziamento della missione militare italiana in Afghanistan e, prima ancora, la volontà di “ricucire” lo strappo tra politica e cittadinanza vicentina con un’assemblea cittadina (la data potrebbe essere quella del prossimo 29 gennaio) alla quale invitare il governo ad un confronto chiarificatore.
Ancora aperto il dibattito sull’opportunità di dar vita, come Comitato, ad una mozione parlamentare (il prossimo primo febbraio, in Senato, è calendarizzata la discussione sulla mozione presentata dal centrodestra) ovvero stilare un documento unitario da inviare al presidente del consiglio. A proporre la strada della mozione sarebbe stato il Pdci, ma la questione si fa spinosa, perché Ds e Dl non sarebbero favorevoli a dar vita ad una mozione che, presentata in Parlamento, equivarrebbe ad una sorta di delegittimazione e sconfessione dell’operato di Prodi. Per questo, anche i Verdi e il Prc sarebbero perplessi, e orientati ad una iniziativa che sfoci in un documento unitario da consegnare a palazzo Chigi.

Il Comitato, ci tengono a sottolineare i promotori, è trasversale e non è composto solo dalla cosiddetta sinistra radicale. All’iniziativa hanno aderito anche l’ex ministro del Lavoro, il Dl Tiziano Treu, il sottosegretario Paolo Cento dei Verdi, la senatrice dell’Idv Franca Rame. Molti gli esponenti della Margherita, tra loro Franca Bimbi e Roberta Pinotti.
All’interno dell’organismo si è costituito un direttivo, composto da Gino Sperandio del Prc, Laura Fincato della Margherita, Luana Zanella dei Verdi, Lalla Trupia dei Ds e Jacopo Venier del Pdci.

“Dal Molin non è il cavallo di Troia” per inserire “altri discorsi” (Afghanistan), Laura Fincato, capogruppo dell’Ulivo nella Commissione Finanze della Camera, nel suo intervento introduttivo ha sgombrato subito il campo da ogni “insinuazione” su eventuali ricatti in merito al rifinanziamento delle missioni italiane all’estero. Ma su questo punto non sono mancati i distinguo. Così, per Angelo Monelli, capogruppo dei Verdi alla Camera, “è ipocrita separare le due cose perché dalla base di Vicenza partono i caccia necessari per bombardare, con tutta la logistica al seguito”. “Questo però – specifica Bonelli – non vuol dire che qualcuno voglia imporre ricatti al governo. Da parte nostra, comunque, rimane una forte irritazione nei confronti di alcuni esponenti che ci avevano rassicurato e da cui ci aspettiamo spiegazioni. I Verdi ribadiscono il loro no all’ampliamento e chiedono fermamente a Prodi di rivedere la sua posizione e di non dare l’autorizzazione per l’allargamento, prima che la popolazione si sia espressa con il referendum”.
Anche Gennaro Migliore, presidente dei deputati di Rifondazione comunista, chiede al governo di rivedere la sua posizione, spiegando che per le iniziative concrete da prendere c’è ancora un po’ di tempo, visto che ne passerà prima dell’avvio dei cantieri. “Afghanistan e base di Vicenza – assicura – sono due questioni separate, ma contribuiscono entrambe a creare un clima di appannamento dell’azione pacifista del nostro governo, che si era configurata con il ritiro dall’Iraq e con la missione in Libano. Sull’Afghanistan chiediamo discontinuità della politica estera italiana e chiediamo che tutta l’Unione si impegni a trovare quella mediazione che fino ad oggi non c’è stata”.
Su Vicenza, aggiunge, “l’autorizzazione all’ampliamento non è stata mai discussa né in Cdm né in Parlamento”.

In primis, la verità. E’ questo che chiedono, all’unisono, i 120 parlamentari a Prodi: “dire la verità” sull’ampliamento della base Usa, su questo presunto obbligo politico che impone l’ampliamento della base. “Finora ci sono state dette mezze bugie o bugie vere”, hanno ribadito dalla sala di Vicolo Valdina. “Ci dicano, dal governo, che cosa è cambiato rispetto a quanto ci avevano assicurato Prodi, Rutelli e Parisi. A noi è arrivato il diktat – aggiungono – con la questione definita chiusa, ma Vicenza è sconcertata, disperata. Il primo dovere per il governo è dunque dire la verità”.
E chiedono anche che ad esprimersi in merito siano i cittadini in un referendum. Ma certo c’è la questione dell’atteggiamento del governo, spiega Laura Fincato: “Prima di chiamare i cittadini ad esprimersi dobbiamo sapere in che conto il governo terrà l’espressione del voto popolare”.