Dal 25 aprile al futuro

Le prime settimane del dopo voto confermano quanto decisiva fosse questa sfida elettorale per la nostra democrazia, e quali responsabilità ricadano sull’Unione chiamata a governare in una situazione di grande delicatezza.
Forse neppure il pronunciamento della Corte Costituzionale metterà fine alla gazzarra scatenata dalla destra nel tentativo di rendere permanente lo scontro degli ultimi mesi. Ha risvolti eversivi la scelta di disconoscere il risultato elettorale, prima urlando ai brogli, poi alle irregolarità nella conta dei voti, poi ancora diffondendo notizie false per agitare le acque, disorientare, delegittimare in partenza il futuro governo.
Disegno perseguito con la complicità di telegiornali disponibili ad accreditare interpretazioni faziose e infondate al pari di verità oggettive: una messa in mora della corretta informazione funzionale solo al disperato tentativo di Berlusconi di prender tempo per continuare ad avvelenare il terreno prima di lasciarlo.
Un atteggiamento irresponsabile e offensivo nei confronti di quanti – dell’una e dell’altra parte – hanno dato prova di maturità civile con una grande partecipazione al voto. Se oggi c’è un’urgenza democratica, è anzitutto quella di garantire a questi cittadini il diritto alla verità.
La destra deve riconoscere che ha perso, che l’Unione ha vinto le elezioni e può legittimamente governare il paese.
La spaccatura dell’elettorato che emerge dal voto è un dato importante, che non può essere sottovalutato ma neppure enfatizzato oltremisura. In realtà la polarizzazione attorno ai due schieramenti, che caratterizza il paese da ben più di un decennio, viene oggi drammatizzata soprattutto dagli effetti di una legge concepita in modo irresponsabile proprio per consegnare ai vincitori un parlamento ingovernabile. Con regole diverse il problema verrebbe mascherato da maggioranze più solide, ma non per questo muterebbe il dato di fatto della profonda divisione del paese.
Sarà bene allora riflettere seriamente sul travaglio della società italiana di fronte alle trasformazioni di questi anni, in cui la resistenza alle ingiustizie e agli squilibri provocati dalle politiche liberiste convive col senso di insicurezza, la paura del nuovo, la chiusura corporativa in difesa dei propri interessi. Queste contraddizioni pervadono la politica senza emergere con chiarezza da un confronto imbrigliato nella palude delle menzogne e delle forzature ideologiche.
La paura frena la spinta al cambiamento, impedisce al progetto di una reale alternativa di conquistare consensi anche in quelle aree sociali che maggiormente subiscono i danni di questo modello di società. Il berlusconismo non crolla sotto le macerie sociali che pure ha provocato perché l’ideologia del profitto, dell’interesse privato che prevarica il bene comune, è penetrata nel paese, contamina anche parte della sinistra, produce l’egemonia culturale della destra su vasti strati popolari.
La situazione è seria, sul piano economico, sociale, istituzionale. C’è bisogno che il governo Prodi si metta al più presto al lavoro per realizzare il suo programma con rigore e determinazione, senza compromessi.
Al tempo stesso è necessario che la mobilitazione sociale trovi subito un nuovo slancio, costruisca partecipazione e coinvolgimento, garantisca al governo il presidio democratico, la spinta dal basso, lo stimolo critico indispensabili per realizzare il suo progetto riformatore.
La divisione profonda che attraversa il paese non si ricuce col politicismo di improbabili grandi intese, ma con ricette chiare per affrontare i problemi e con un lavoro lungo e paziente di promozione sociale e culturale, per ricostruire dal basso la comune cultura civile che può unire il paese.
Serve uno sforzo poderoso, che chiama in causa le responsabilità dei partiti e di chi siede nelle istituzioni, dei movimenti e delle comunità locali, ciascuno col proprio ruolo.
Siamo alla vigilia del 25 aprile, data simbolo nella storia d’Italia, in cui ricordiamo la lotta di popolo che ci riscattò dal fascismo e i valori su cui costruimmo la nostra democrazia. In molte località i comitati territoriali e i circoli Arci hanno organizzato decine di iniziative per ricordare la Liberazione.
Facciamone l’occasione per rilanciare un impegno straordinario in difesa della Costituzione nata dalla Resistenza, inaugurando una robusta iniziativa in vista del referendum di giugno, che sarà il primo banco di prova della capacità di far convergere – nella nuova legislatura – l’iniziativa parlamentare e di governo con la mobilitazione popolare.
Senza questa capacità non sarà possibile vincere la sfida difficile che ci aspetta.

*presidente nazionale Arci