Da noi l’lzquierda non è affatto unida. Fausto&co in imbarazzo per Zapatero

Come se non bastassero gli oscuri presagi fotografati dai sondaggi, l’italica sinistra unita sotto le insegne dell’Arcobaleno si trova a fare i conti con le pessime notizie che arrivano dalla tornata elettorale francospagnola. Alla sinistra-sinistra va male Oltralpe e peggio, se possibile, nella penisola iberica. Le notizie di Radio Madrid danno conto di una tendenza su tutte: l’affermazione del duopolio politico elettorale di socialisti e popolari ha prodotto, tra le altre cose, anche il crollo di Izquierda unida. Da qui il punto di domanda: che fare all’interno di un cartello elettorale – la Sinistra Arcobaleno, appunto – in cui convivono un Fausto Bertinotti «allarmato per i risultati della sinistra alternativa» e un Fabio Mussi «soddisfatto per l’eccellente risultato di Zapatero»? Risposta: non potendo anticipare il redde rationem interno – che riguarderà anche il futuro approdo internazionale del soggetto (che sarà federato) della sinistra radicale italiana – i membri del patto di sindacato dell’Arcobaleno giocano una carta disperata: marciare divisi per tentare di colpire uniti contro il Partito democratico.
E così arriva l’amaranto Pietro Folena, cui non sembra che «il Pd abbia molto a che spartire con la politica di Zapatero» e che giudica «fuori dalla realtà il tentativo (del loft, ndr) di accaparrarsi la vittoria dei socialisti spagnoli o di quelli francesi»; spunta la rossa Manuela Palermi, chiamata a rilevare che «Zapatero non c’entra nulla con Veltroni»; s’inserisce la verde Loredana De Petris, secondo cui la «vittoria di Zapatero è una bellissima notizia per la Sinistra Arcobaleno». Fino alla bomba finale, sganciata dal ministro Paolo Ferrero: «La vittoria di Zapatero rappresenta un risultato equiparabile a una vittoria della Sinistra Arcobaleno alle prossime elezioni politiche italiane».
Ma l’ingranaggio va in tilt. Anche perché, partendo dalle medesime posizioni, sia Fausto Bertinotti che Franco Giordano approdano a un punto ben lontano rispetto a quello dell’entusiasta Ferrero. «Nella frammentazione, vince una forza moderata», sostiene il presidente della Camera (e candidato premier) commentando con Ecotv il risultato elettorale iberico. «Bene Zapatero, ma non faremo le scimmiette», aggiunge poi Bertinotti. «Le difficoltà della sinistra alternativa in Francia e Spagna ci preoccupano fortemente», lo insegue Giordano, che sottolinea come le difficoltà siano «in buona misura la conseguenza di un deficit di innovazione e di capacità unitaria».
Ed è proprio sul terreno della «capacità unitaria» che i venti di Spagna e Francia inchiodano la (fu) Cosa rossa, che fino a ora si è appigliata alla declinazione italiana della Linkespartei tedesca, alla necessità aprire una riflessione interna. Una riflessione che, a sentire Cesare Salvi, si sarebbe «già aperta». Il vicepresidente del Senato la mette così: «Serve un partito della sinistra unita. Per questo noi lavoriamo per un successo delle nostre liste e, allo stesso tempo, speriamo che i socialisti nostrani ottengano un buon risultato». La prospettiva è socialista, dunque. «Credo che i commenti di Bertinotti e Giordano -aggiunge Salvi – vadano in questa direzione: non c’è spazio per un soggetto politico che sia “solo” di una sinistra alternativa». Quanto al dilemma europeo, il senatore di Sinistra democratica se la cava con poco: «Noi andremo dove non andrà Veltroni». Giovanni Russo Spena aggiunge: «Il Pd non può intestarsi la vittoria di Zapatero. Ma -ammette il senatore di Rifondazione – è ovvio che i risultati elettorali di Francia e Spagna impongono soprattutto a noi una riflessione seria».
Ma quando si marcia divisi, c’è sempre chi fa un passo avanti rispetto agli altri. Marco Rizzo, ad esempio, la sua riflessione l’ha già bella che fatta. «Izquierda unida ha prima divorato il Partito comunista spagnolo e poi se stessa. Contento della vittoria di Zap? Mah… diciamo che non mi strappo i capelli, anche perché non li ho». L’eurodeputato piddiccino aggiunge un indizio: «Aderire al gruppo socialista europeo? Fosse per me aderirei a quello comunista europeo». La qual cosa fa pensare che lui, Rizzo, i capelli per la vittoria di Zapatero non se li sarebbe strappati neanche se avesse avuto una chioma alla Drupi.